La biografia
La bibliografia


Paolo Maurensig
L'uomo scarlatto

"La memoria si è in gran parte dissolta nella mia mente; è come se il fuoco avesse bruciato, oltre alla pelle, anche il mio passato."

Il romanzo inizia con un pretesto letterario non del tutto inconsueto: il narratore finge di aver incontrato casualmente un personaggio molto particolare, José Maria Kokubu, figlio di un diplomatico giapponese e di una cantante argentina, nato a Berlino, laureato in medicina, che si era trasferito, completati gli studi, in Argentina. Questo sconosciuto, dichiara che dopo un tragico incidente in cui aveva perso moglie e figlia, aveva intrapreso la strada della conoscenza. Per raggiungere questo scopo si stava per trasferire, in completa solitudine, in Giappone dove avrebbe cercato di sperimentare l'isolamento, in un Paese popolosissimo. Prima di congedarsi (il suo nome riapparirà solo alla fine del romanzo) consegna un pacco contenente cinque nastri magnetici al narratore il cui contenuto sarà materia dell'intero romanzo.
I capitoli sono scanditi dalla durata dei singoli nastri e l'andamento sarà dialogico, praticamente vengono fatte trascrizioni delle registrazioni di sedute psicoanalitiche. Il dialogo terapeutico si svolge tra il dottor Klein e un misterioso uomo il cui viso sfigurato dal fuoco gli conferisce un aspetto demoniaco, in quanto il rosso scarlatto della carne è andato a sostituire la pelle completamente bruciata del viso. Questo individuo è costretto da anni a frequentare una clinica svizzera dove compiono degli avanzatissimi trapianti di pelle volti alla ricostruzione, almeno parziale, di un aspetto meno orripilante. Nella clinica si aggirano personaggi misteriosi ed è la loro apparizione, come in una passerella degli orrori, che crea un'atmosfera davvero perturbante. I misteri poi, bobina dopo bobina, si infittiscono appaiono esseri stranissimi, si narrano vicende paranormali, fatti di sperimentazione genetica, il tutto in un clima di crescente tensione emotiva. Non vengono descritte vicende cruente quanto un continuo scarto dalla realtà, deviazioni dalla norma che creano insicurezza, paura, angoscia. Un apocalittico ballo chiude praticamente tutta questa parte del libro, qualcosa che ricorda certe scene dell'ultimo Kubrick, di quel Eyes Wide Shut così complesso e controverso. L'ultimo capitolo contiene la chiave di lettura dell'intero libro (si invitano caldamente i lettori a non leggerlo anticipatamente, altrimenti si perde il fascino di tutta la narrazione) e riconduce l'intera storia alla razionalità.
Questo scrittore goriziano riesce a stupire per la varietà d'ispirazione, per la sicurezza narrativa e per la naturalezza con cui attraversa i vari generi e se nella precedente prova forse predominata l'elemento tecnico e la professionalità di scrittore, in questo Uomo scarlatto l'equilibrio è maggiore e il coinvolgimento del lettore più intenso.

L'uomo scarlatto di Paolo Maurensig
149 pag., euro 14.46 - Edizioni Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)
ISBN 88-04-48821-2

Di Grazia Casagrande

le prime pagine
------------------------

Un'estate di alcuni anni fa, durante un giro di conferenze in America Latina, mi fermai per qualche giorno a Buenos Aires.
Una sera, alla vigilia della partenza, lasciai l'albergo per fare una breve passeggiata e, a una certa ora, entrai in una piola per mangiare qualcosa. Al momento di chiedere il conto, però, mi accorsi che non avevo più il portafogli. Pensai subito al peggio e a tutte le conseguenze che sarebbero derivate dal trovarmi all'estero senza denaro né documenti. Mi sosteneva la tenue speranza di averlo lasciato in camera. Prima di uscire, infatti, mi ero cambiato d'abito e il portafogli poteva essermi scivolato di tasca.
Spiegai al proprietario la mia situazione, ma questi mi rassicurò dicendo che, in ogni caso, la consumazione era offerta da lui, e mi consigliò di andare a vedere che non lo avessi lasciato da qualche parte. Corsi in albergo, distante pochi isolati, entrai nella mia stanza e, con grande sollievo, lo vidi lì, in bella mostra sul pavimento, ai piedi del letto. Con una certa euforia, tornai alla piola per saldare il conto, ma il proprietario non ne volle sapere. Per sdebitarmi in qualche modo, pensai di offrire da bere a quanti stavano seduti attorno al banco di mescita ed erano al corrente dell'accaduto. Fu così che conobbi José Maria Kokubu.
Figlio di un diplomatico giapponese e di una cantante argentina, era nato a Berlino e vi era rimasto fino al completamento degli studi. Subito dopo la laurea in medicina si era trasferito a Buenos Aires, dove aveva aperto uno studio dentistico. Non dimostrava più di cinquant'anni. Aveva gli occhi grigi, i capelli tagliati a spazzola, e sul suo volto i tratti orientali erano del tutto assenti. Oltre al giapponese, parlava correntemente una mezza dozzina di lingue, tra le quali l'italiano, che stava studiando in omaggio alla memoria della bisnonna materna. Dopo aver brindato alla mia salute, José Maria si accese un habana, offrendone uno anche a me.
Cominciammo a parlare di sigari, mi chiese se conoscevo i Maria Mancini, quelli prediletti da Castorp, nella Montagna incantata. Dal fumo alla letteratura, nel giro di tre o quattro bicchieri di whisky dissertavano con disinvoltura di religioni orientali e occidentali, dell'inadeguatezza della mente di fronte ai misteri dell'esistenza, nonché dell'ormai incontrastato dominio della scienza sulla natura. A questo proposito José Maria, buddista, sosteneva che il Dio della Bibbia non poteva essere infallibile e onnisciente poiché, nel concedere all'uomo di andarsene con il frutto della conoscenza, doveva prevedere che questi avrebbe trovato il modo di forzare i cancelli dell'Eden per impossessarsi anche del frutto dell'immortalità.
Si era fatto tardi. La conversazione e la compagnia erano stimolanti, ma l'indomani mi sarei dovuto alzare di buon'ora. José Maria insistette per accompagnarmi. Per strada mi pregò di seguirlo fino al suo studio, poco lontano da lì, perché aveva in mente di consegnarmi qualcosa. Percorremmo fino in fondo una traversa e arrivammo a una corte rotonda, sovrastata dalle fronde di una mangrovia secolare. Al chiarore della luna, sembrava un ventre femminile sotto gli artigli di un incubo immobile. Lo studio era situato al pianoterra di una vecchia palazzina. Mi fermai all'entrata. Lo sentii rovistare in una stanza lì accanto e subito dopo tornò porgendomi una grossa busta, con la preghiera di volerne disporre come meglio credevo. Accettai quello che pensavo fosse un dono, senza neppure chiedermi che cosa contenesse.

© 2001 Arnoldo Mondadori Editore

biografia dell'autore
------------------------

Paolo Maurensig è nato a Gorizia. Vive e lavora a Udine. Ha pubblicato La variante di Lümeburg, Canone inverso, L'ombra e la meridiana e Venere lesa.
bibliografia
------------------------

I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Maurensig Paolo, Canone inverso, 1995, 180 p., Eur 12,91, "Letteratura contemporanea narrativa ital.", Mondadori (ISBN: 88-04-40780-8)

Maurensig Paolo, Canone inverso, 1998, 172 p., Eur 7,23, "Oscar bestsellers" n. 852, Mondadori (ISBN: 88-04-44892-X)

Maurensig Paolo, Gianni Borta. Gesto, natura, azione, 1998, 160 p., ill., Eur 56,81, "Libri illustrati", Maioli (ISBN: 88-900088-4-9)

Maurensig Paolo, L'ombra e la meridiana, 1997, Eur 6,20, "Oscar originals" n. 11, Mondadori (ISBN: 88-04-44216-6)

Maurensig Paolo, L'Uomo Scarlatto, 2001, 149 p., Eur 14,46, "Scrittori italiani e stranieri", Mondadori (ISBN: 88-04-48821-2)

Maurensig Paolo, La variante di Luneburg, 11 ed., 1994, 158 p., Eur 12,39, "Fabula" n. 70, Adelphi (ISBN: 88-459-0984-0)

Maurensig Paolo, Venere lesa, 1998, 177 p., Eur 13,94, "Scrittori italiani", Mondadori (ISBN: 88-04-45065-7)

Maurensig Paolo, Venere lesa, 1999, Eur 4,8, "I miti" n. 149, Mondadori (ISBN: 88-04-47656-7)

Maurensig Paolo, Venere lesa, 1999, 182 p., Eur 7,23, "Oscar bestsellers" n. 988, Mondadori (ISBN: 88-04-47081-X)



18 gennaio 2002