Tzvetan Todorov
Memoria del male, tentazione del bene
Inchiesta su un secolo tragico

"Non c'è nessuna ragione di chiudersi nella logica del terzo escluso che i totalitarismi hanno cercato di inculcare negli spiriti: non è necessario scegliere fra la rinuncia a ogni ideale e l'accettazione di qualsiasi mezzo per imporne uno."

Nell'assumere - nei suoi saggi che spaziano nei più diversi campi e tempi della letteratura e della cultura del mondo - l'individuo come valore, Tzvetan Todorov richiama la straordinaria attualità dell'ideale umanistico, rispettoso dell'equilibrio fra esigenze del pluralismo e aspirazione dell'essere all'unità. Nell'insieme delle sue opere, tutte di assoluto impegno morale e intellettuale, emerge con chiarezza l'ostilità verso le tentazioni utopiche sotto qualunque forme prospettate. Critico nei confronti d'ogni determinismo, biologo, sociale, culturale o psichico è convinto con Montaigne, che l'esistenza umana resterà sempre un "giardino imperfetto". In un mondo dove ciascuno è chiamato alla consapevolezza d'una responsabile azione per il bene, e dove tuttavia abita la speranza che si affida all'educazione.
Quella sopra riportata è la motivazione che la giuria del Premio Nonino, presieduta da Claudio Magris ha dato alla scelta di Todorov come vincitore dell'edizione internazionale e di certo proprio l'ultimo saggio pubblicato da Garzanti, questo Memoria del male, tentazione del bene ha contribuito a condurre la qualificata giuria ad insignire lo studioso bulgaro di questo importante riconoscimento.
È davvero esaustiva la capacità d'indagine sui grandi temi del secolo appena passato, analizzati attraverso l'ottica di un pensatore senza dogmi o schemi intellettuali che imbriglino i giudizi in categorie ideologiche. Così dall'approfondire il significato dei totalitarismi e da ciò che da essi deriva, sia concettualmente sia nelle ripercussioni sulle vite degli uomini, non giunge ad una esaltazione cieca della situazione attuale in cui, almeno in Europa, non esistono regimi di tipo totalitario. Interessante è anche l'affermazione che non è semplice creare una scala di valori al negativo degli eventi occorsi: ad esempio per un giapponese (viene citato il Nobel Kenzaburo Oe) la bomba atomica scagliata su Hiroshima sarà giudicata come il maggior crimine del secolo. È ciò che in qualche modo ci riguarda quello che crea un giudizio più forte. Così il tema della memoria, a lungo trattato da Todorov, viene osservato con molta laicità: "... il passato, sacralizzato, non ci richiama ad altro che a sé stesso e a chiunque. Ma, per di più, le funzioni che si fanno assumere a questo passato non sono tutte ugualmente raccomandabili". Ugualmente lo sguardo che percorre il Novecento sa soffermarsi su alcune figure limpide e integerrime che, pur all'interno di situazioni storiche di massima repressione, sono state in grado di lasciare un segno positivo così da essere ancora oggi un riferimento etico e intellettuale: da Vasilij Grossman a Margarete Buber-Neuman, da Primo Levi a Romain Gary. Una delle principali caratteristiche di queste figure è il non aver avuto il vizio di sentirsi "l'incarnazione del bene", di autocelebrarsi, di non essere insomma stati tentati dal bene.
Parlare di presente (gran parte della seconda parte del saggio riguarda le problematiche dell'oggi) è forse ancora più complesso e l'autore pare dare solo alcune indicazioni di massima (ad esempio l'importanza di non essere manichei), soffermandosi invece sull'analisi delle contraddizioni.
Bombe umanitarie, guerra etica, gerarchia "preliminare nel costo delle vite umane" (le morti dei civili "nemici", sono meno importanti, di quelle dei soldati mandati a bombardare), umanitarismo che accompagna le azioni militari: ecco alcuni esempi di malafede e di inganno (talvolta anche di autoinganno) che oggi imperano, in cui la "tentazione del bene domina", quando cioè anche le peggiori azioni vogliono ammantarsi di un significato eticamente accettabile, se non addirittura nobile.
I temi di attualità qui trattati sono davvero molti, tutti coinvolgenti, tutti ugualmente ambigui, in questo modo la lettura del saggio offre strumenti migliori per orientarsi, per decifrare i messaggi spesso propagandistici da cui si è bombardati, nascosti sotto una patina di neutrale spirito democratico.

Memoria del male, tentazione del bene. Inchiesta su un secolo tragico di Tzvetan Todorov
Titolo originale: Mémoire du mal Tentation du bien
Traduzione di Roberto Rossi
402 pag., euro 19.63 - Edizioni Garzanti (Saggi Blu)
ISBN 88-11-60020-0

Le prime righe

PROLOGO

FINE SECOLO

Mi ricordo del 1° gennaio 1950: avevo undici anni, e poiché la data rappresentava già una cifra abbastanza tonda, mi domandavo con qualche inquietudine, seduto ai piedi di un albero di Natale che allora si chiamava albero di Capodanno, se avrei raggiunto quella data altrimenti più tonda che è il 1° gennaio 2000. Era talmente lontano, mezzo secolo ancora da attendere! Sarei sicuramente morto prima. Ora ecco che un batter d'occhio più tardi quest'altra data è arrivata, e mi incita, come tutti, a pormi la domanda: che cosa bisogna conservare di questo secolo? Dico proprio secolo, anche se si cambia contemporaneamente di millennio: quest'ultimo non si lascia afferrare, l'altro sì. Il "Times Literary Supplement", periodico letterario londinese, ci sollecita ogni anno a scegliere il "libro dell'anno"; alla fine del 1999 chiedevano anche il "libro del millennio". Ho giudicato la questione così futile che non ho mandato alcuna risposta. Il secolo, invece, produce senso: è la nostra vita più quella dei nostri genitori, tutt'al più dei nostri nonni. Un secolo è il tempo accessibile alla memoria degli individui.
Non sono uno "specialista" del XX secolo, come può esserlo uno storico, un sociologo, un politologo, né voglio diventarlo adesso. I fatti, almeno nelle loro grandi linee, sono noti; oggi, come si dice, li si trova in tutti i buoni manuali. Ma i fatti in sé non rivelano il loro senso, che è ciò che m'interessa. Non vorrei sostituirmi agli storici, che già fanno bene il loro lavoro, ma riflettere sulla storia che essi stanno scrivendo. Il mio sguardo sul secolo è quello non di uno "specialista", ma del testimone interessato, dello scrittore che cerca di capire il proprio tempo. Il mio destino personale determina in parte il punto d'approccio che scelgo, e ciò in duplice modo: per le peripezie della mia esistenza e per la mia professione. In due parole: sono nato in Bulgaria e ho vissuto in questo paese fino al 1963, mentre era sottomesso al regime comunista; da allora abito in Francia. Per un altro lato, il mio lavoro professionale concerne i fatti della cultura, della morale, della politica, e pratico, più particolarmente, la storia delle idee.

© 2001 Garzanti Libri Editore


L'autore

Tzvetan Todorov, nato nel 1933 a Sofia (Bulgaria), si è trasferito a Parigi nel 1963. È direttore di ricerca del CNRS, critico, storico e filosofo. Tra i suoi libri, tradotti in venticinque lingue, Critica della critica, La letteratura fantastica, Teorie del simbolo, La conquista dell'America: il problema dell'altro, Una fragile felicità: saggio su Rousseau, Michail Bachtin, Di fronte all'estremo e Una tragedia vissuta.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


18 gennaio 2002