Alecia McKenzie
Racconti giamaicani

"A proposito, come trovi quei bianchi, lì in Inghilterra? Spero che non trattino ancora male i neri. Mia sorella mi scriveva e mi raccontava di quelle storie che mi facevano ribollire il sangue nelle vene."

Una bella sorpresa questi Racconti giamaicani di Alecia McKenzie. Si tratta di una raccolta di testi che vede al centro la Giamaica non tuttavia come luogo esotico, come ambientazione di eventi straordinari, ma come scenario della quotidianità di uomini e donne che vivono un'esistenza quanto mai "normale". Sono persone che abitano in queste isole o che si sono allontanate dalla nazione d'origine e saltuariamente o definitivamente tornano. Questo avviene, ad esempio, in Angie torna a casa per Natale, un racconto formato da successivi punti di vista: il rientro a casa di Angie, una ragazza indipendente con un ottimo lavoro in Inghilterra, viene raccontato dalla mamma, dagli amici, dalla comunità. Tutti si rivelano entusiasti di rivederla, ma al tempo stesso sono completamente assorbiti dall'interesse nei confronti dell'omicidio di una conoscente comune, Miss Lena, avvenuto proprio in quei giorni. Malgrado l'importanza dell'evento, il dramma si stempera tra le banalità dei discorsi della gente e diventa normalità. Così come normalità sembrano essere i furti che si susseguono in una cittadina, dove tutti si sentono minacciati e reagiscono violentemente (Ladri). Prendere il machete e massacrare i colpevoli rientra in questa logica di semplice autodifesa, di buon vicinato, di solidarietà collettiva. Il lungo racconto centrale, intitolato Aspra come il guinep, racconta i meccanismi di sgretolamento dell'amicizia pluriennale fra due donne, Carla e Vera. L'amore di entrambe per il medesimo uomo le allontanerà inevitabilmente, anche se formalmente non abbandoneranno mai il dialogo.
Ancora emigrazione, distacco, allontanamento e ritorno sono al centro di Danza d'esilio, cui seguono Scarafaggi, Aerei in lontananza, Scuola privata e Capolinea. Chi non parte vorrebbe farlo, chi è andato via vorrebbe ritornare. La famiglia resta il principale riferimento, insieme alla comunità ed entrambe le realtà sociali vengono rette da donne forti, determinate, spesso coragigose.
L'autrice dimostra una insolita capacità nel raccontare la realtà quotidiana, i sentimenti più semplici ed elementari, utilizzando registri differenti a seconda della storia narrata, con una chiara propensione alla forma del dialogo, in cui si rivela maestra.

Racconti giamaicani di Alecia McKenzie
Traduzione di: Elisabetta Nones
132 pag., Euro 11 - Edizioni Luciana Tufani (elledi)
ISBN 88-86780-41-9


Le prime righe

Ladri

"Al ladro, al ladro!" le grida di mia madre svegliarono me e i vicini.
Scattai a sedere sul letto e mia sorella Jennifer, su cui si poteva sempre contare in casi di emergenza, cominciò a gridare anche lei "al ladro!".
Il ladro illuminò la stanza con una pila e la puntò dritta su mia madre, che - ferma sulla porta - ci rompeva i timpani con le sue grida. Di lì a poco anche mio fratello Keith si precipitò nella stanza, aggiungendosi al baccano.
Cercai anch'io di unirmi alle grida, ma tremavo tutta. Ero percorsa da brividi. Non riuscivo a aprire bocca.
Lentamente il ladro fece ondeggiare la pila nella stanza, illuminando il nostro terrore. Fece una smorfia di disgusto, sbatté la finestra e se ne andò, impassibile alle grida di "al ladro" che lo inseguivano. Quando i miei smisero di gridare, sentimmo i vicini picchiare alla porta.
"Da che parte è andato, da che parte è andato?" chiese Mr Jeffries, agitando un grosso machete davanti agli occhi di mia madre.
Di solito a mia madre Mr Jeffries non andava tanto a genio, ma quella volta il suo viso si illuminò di simpatia e di gratitudine mentre puntava il dito nel buio. Mr Jeffries e altri due uomini del quartiere si lanciarono all'inseguimento, ma poco dopo tornarono indietro, a mani vuote. Io, intanto, non riuscivo a smettere di tremare. Sembravo epilettica. Mia madre mi coprì con due cuscini e cercò di calmarmi. Ci mancò poco che mi soffocasse, ma alla fine il mio corpo smise di tremare.
La mamma preparò del tè alla menta per i vicini e tutti si sedettero in cucina a parlare di quanto i ladri stavano diventando sfrontati.
"Be'" disse Miss Millie, "io proprio non capisco. Dopo quello che è successo l'altra notte, come fanno ad essere ancora così coraggiosi, eh? Noo, ci dev'essere davvero qualcosa di storto in questi maledetti ladri, per la miseria. Sapete, quando ero giovane dormivamo sempre con porte e finestre spalancate. Provateci adesso, eh eh."
Miss Millie aveva la piorrea, e quando rideva i suoi grandi denti verdi ci affascinavano. Mia madre riusciva a farci lavare i denti, a lungo e con forza, minacciandoci che saremmo diventati come Miss Millie.
"E si poteva andare in giro a qualsiasi ora della notte" disse Mr Jeffries. "Mi ricordo che accompagnavo a casa la mia ragazza a piedi dopo mezzanotte, e neanche un'anima ci disturbava."

© 2001 Luciana Tufani Editrice


L'autore

Alecia McKenzie, nata in Giamaica, ha vissuto negli USA, a Bruxelles, a Londra, e ora vive a Singapore. Con la sua prima raccolta di racconti, Satellite City, da cui era stato tratto Punto, aveva vinto nel 1993 il Commonewealth Writers Prize per un'opera prima. Dopo di allora ha pubblicato un libro per bambini, ha scritto un'altra raccolta di racconti, e sta terminando un romanzo.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


11 gennaio 2002