Janne Teller
L'isola di Odino

"Sono convinta che la Vostra Maestà è convinta quanto me dell'opportunità di convocare d'urgenza i nostri rispettivi governi, per domandare loro di ratificare senza indugio questo accordo concluso tra Re Enevold IV e Re Hermond Skjalm il ventiquattro dicembre del 1618, in merito all'isola di Odino."

Cosa penseranno gli abitanti di un'isola isolatissima dell'arrivo di un visitatore tanto originale come Odino? Perché un uomo anziano come lui, per giunta con un occhio solo e una slitta trainata da cavalli approda in queste terre così nascoste? E perché poi, per curare il suo cavallo, è costretto ad attraversare il mare ghiacciato e ad approdare in terra ferma, dove viene considerato pazzo perché farnetica di un'isola che sembra solo immaginaria?
Molti i misteri che si intrecciano in questo romanzo, a partire proprio dall'isola "che non c'è", ma che in realtà forse esiste, con tanto di agglomerati urbani: Fabbripoli e Postalia. E poi l'arrivo imprevedibile e misterioso di Odino (giunto per annunciare funesti presagi) e la figura stessa di questo personaggio, con un nome divino... Un nome, un destino, giacché nel Continente viene ben presto considerato un maestro spirituale: e dall'ospedale psichiatrico alla setta fanatica il passo è breve. Ospitato nella città di Portodipace, nel Nordsettentrione, Odino trova appoggio in una giovane donna, Sigbrit Hollan, che ha rischiato di investirlo proprio il giorno in cui è arrivato a piedi dall'isola misteriosa. Certa della verità delle sue parole e dell'esistenza di quell'isola fantasma, Sigbrit lancia una sorta di messaggio in bottiglia nel grande mare di internet e immediatamente arrivano riscontri, si forma una massa di fanatici adepti del maestro Odino (un uomo così restio alla popolarità, così riservato, che in fondo sta esclusivamente cercando un veterinario che possa curare il suo cavallo Rigmarole...) e si aprono vertenze internazionali: se l'isola esiste, a quale nazione appartiene? Al Nordmeridione o al vicino Nordsettentrione?
Janne Teller è riuscita con incredibile leggerezza e ironia, a ricostruire una saga nordica, ambientata nei nostri anni, ma con molti tratti caratteristici delle storie tradizionali. E dei tanti arcani che raccoglie (come costume vuole) tra le avvincenti pagine del romanzo, l'autrice non ci fornisce tutte le spiegazioni. Perché qualcosa deve rimanere nascosto e andare a costruire il mito, la leggenda da tramandare nei secoli.

L'isola di Odino di Janne Teller
Titolo originale dell'opera: Odins
Traduzione dal danese di Maria Valeria D'Avino
525 pag., Euro 19,00 - Edizioni Iperborea
ISBN 88-7091-095-4


Le prime righe

Faceva freddo, il giorno che Odino arrivò a Fabbripoli. La terra era coperta di neve e il sole brillava attraverso una leggera foschia. Di fianco a lui, uno sciame di bambini pattinava su un lago ghiacciato, in un recinto sul lato opposto, tre cavallini dalla lunga criniera si strofinavano uno contro l'altro per tenersi caldo. Davanti, in fondo alla strada stretta e coperta di neve, si poteva intravedere un gruppetto di case col tetto di alghe e il fumo che usciva dai comignoli. Più in là nient'altro che distese di campi, a perdita d'occhio. Odino guardò i due cavalli ritti accanto a lui. Forse ritti non è la parola giusta, perché se è vero che uno stava ritto, con il peso ben distribuito sulle quattro solide zampe, l'altro era pericolosamente inclinato verso sinistra per evitare di pesare sull'anteriore destro, che ciondolava senza forze in aria. Era triste vedere quel forte destriero con la zampa spezzata e la testa mestamente china verso il suolo. Odino sospirò profondamente: cosa poteva fare? Tornò ad osservare il paesaggio intorno, ma a parte i bambini non si vedeva anima viva. "Ebbene, non c'è in verità alcun dubbio che non procederemo oltre, oggi", disse ai cavalli e cominciò a scioglierli dalla piccola slitta verde. Forse la slitta poteva essere trainata dal solo Baltazar, che aveva ancora le quattro zampe in uso? Non che Odino volesse abbandonare Rigmarole. No, neanche a parlarne, però era costretto ad andare a cercare aiuto. Slegò la stanga della slitta e liberò l'animale azzoppato. Ma come fare per evitare che Baltazar tirasse troppo il veicolo dal suo lato e lo facesse uscire di strada? Odino no ci mise molto a rendersi conto che in quel modo non sarebbe andato lontano. Fu in quell'istante che i bambini che pattinavano si accorsero dello straniero, sbucato a un tratto in mezzo alla via con i suoi due cavalli e la slitta, come se fosse piovuto dal cielo. A due a due i pattinatori si fermarono finché tutti i bambini si ritrovarono sulla sponda del lago, da dove rimasero a osservare il naufrago con curiosità. Erano dodici, di età compresa tra i tre e i dieci anni circa. In un primo tempo i bambini fissarono lo spettacolo inconsueto in perfetto silenzio. Poi, come a un segnale segreto, cominciarono tutti a parlare. "Il suo cavallo sta per finire a gambe all'aria", disse uno, che si chiamava Ejner. "Che buffi cavalli. Scommetto che con quelle zampe pesanti non corrono veloci come Rufus", disse un altro, che si chiamava Lauge. "Non sarà pericoloso?" chiese un ragazzino mettendosi a piagnucolare. "Non ho mai visto un uomo con una barba così lunga", commentò una bambina arretrando di qualche passo.

© 2001 Iperborea


L'autore

Janne Teller, nata nel 1964 a Copenhagen, è laureata in Scienze economiche. Ha lavorato per sette anni per le Nazioni Unite e per l'Unione Europea a New York, Bruxelles, in Mozambico e in Tanazania. Dal 1995 vive a Copenaghen come scrittrice di professione. L'isola di Odino è il suo primo romanzo. Con Intet, libro per bambini, si è aggiudicata il Premio del Ministero della Cultura Danese.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


4 gennaio 2002