Alberto Bevilacqua
Viaggio al principio del giorno

"...Sul fiume dove sono nato, gli inverni erano lunghi. E io ero felice, a dodici anni, che uno lo fosse più degli altri, perché mi avventuravo nella nebbia e nel gelo, e andavo a spiare Clelia, dai vetri di casa sua. I vetri erano pieni di ghiaccioli appesi, e fra i ghiaccioli solo spiragli mi permettevano di vedere all'interno. Il ghiaccio si faceva tutt'uno con la mia fantasia, ma aveva per contrasto il potere di accenderla."

Ecco, subito, sin dalle prime pagine, l'autore, la sua personalità, i pensieri più profondi, l'esperienza di una vita. Viaggio al principio del giorno è un libro molto personale, molto intimo. È un'indagine all'interno dell'anima e della memoria, che si trasforma in viaggio nella memoria collettiva del Novecento e nella storia. Come in un grande calderone ribollente di esperienze Bevilacqua getta nel libro ricordi, racconti, stralci dialettali e poetici, avventure piacevoli e piccoli o grandi drammi. Racconta quando e come ha iniziato a scrivere, ci fa conoscere gli importanti personaggi della letteratura internazionale che ha avuto la fortuna di conoscere e frequentare, ma anche i più modesti protagonisti della quotidianità, ci narra i suoi sogni, i desideri irrealizzabili e le aspirazioni che hanno trovato la giusta strada.
Grande importanza assume la figura della madre, ma anche della terra natale, intesa come generatrice di idee, di immagini, di ricordi che trovano poi spazio anche nella parola scritta. Bruno Quaranta per Tuttolibri scrive: "è una discesa nella courbetiana origine del mondo, la madre e la grande madre, l'utero e la zolla, un'osmosi inesauribile, al diapason". Una sorta di "recherche" parmigiana, che tuttavia spazia molto al di là delle sue colline e della piana emiliana e che, a differenza di quella di proustiana memoria, è pervasa di carnalità e visceralità e ha i colori accesi di chi non vuole rinunciare alla propria natura umana, nel bene e nel male.
Non è chiaro cosa potrà venire dopo questo libro, quale sarà la prossima fatica letteraria di Bevilacqua. Un pungente (quanto anonimo) intervento apparso sull'inserto domenicale del Sole 24 Ore ventilava la possibilità che questa potesse essere l'ultima fatica letteraria dell'autore. Ma in realtà non crediamo possa trattarsi di quel "libro definitivo" di cui si parla nella quarta di copertina, perché nel frattempo la vita prosegue il suo cammino aggiungendo esperienze e idee a quelle sin qui espresse, e siamo certi che l'autore troverà ancora molte parole per narrarle.

Viaggio al principio del giorno di Alberto Bevilacqua
321 pag., Euro 12.39 - Edizioni Einaudi (Einaudi Tascabili. Lettura)
ISBN 88-06-15836-8


Le prime righe

I.
Il poeta lungo l'argine dei folli

Lettera a un amico, per il mio compleanno.

"... Lo chiamano l'"Argine dei Folli". Per un tratto, si inoltra in un terriccio che sembra la crosta della luna, poi si affaccia la pannocchia bruna che esplode a primavera. È un confine che si specchia nel regno dell'immaginazione. Il suo nome si deve a questo. Si arriva qui e subito si è sospesi in un'atmosfera indefinibile, come a mezz'aria. Non saprei descrivertela. Bisogna provarla. Ma tu, forse, non riusciresti a provarla. Vivi - e ti invidio - con i piedi ben saldi a terra. Anche se a volte vorrei che mi spiegassi qual è la terra giusta...
Percorrendo l'argine, si ha la sensazione di lasciarsi alle spalle, per sempre, la terra in cui la mia gente, con la sua logica, la sua operosità, ha costruito nei secoli le glorie della sua Storia, le grandezze della sua musica, trionfi negli affari (Parma, oggi, è una capitale economica del mondo). Nello stesso tempo, si ha la voglia di appartenere - proiettandosi come in un volo - all'altro territorio che si apre oltre il confine. Laggiù, hanno sempre vissuto a dispetto della logica, arguti e stralunati, in un mondo, o sottomondo, che si serve di parole chiave: "Fantàzie" (matti pensieri), "Maturla" (la mattana regina).
E "Vaghèzia"... La parabola istintiva con cui un po' si inventa e un po' no, rubando alla realtà quel tanto di inverosimile che sempre contiene, e che in realtà resta.
Come si fa a non essere un po' pazzi se, come ho scritto in una mia poesia, "il Po - sventra nelle case, ne esce - con una sedia, uno storpio, una specchiera"? Pensa: vivere senza poter contare sul futuro, perché bastava una piena, e si portava via tutto.
Laggiù si è obbedito a leggi e a influenze primitive che contemplavano anche la magia: gli Strioni e le Strione, da non confondere con le streghe che la tradizione raffigura come creature luciferine. Ho cercato spesso di parlartene, ma tu non mi ascoltavi, mi interrompevi esclamando: "Le tue stramberie, della tua fantasia che galoppa troppo, ma che farci? È il ferro del tuo mestiere, la fantasia".

© 2001 Giulio Einaudi Editore


L'autore

Alberto Bevilacqua, narratore, poeta e regista cinematografico, ha scritto, tra i tanti titoli, La Califfa, Questa specie d'amore (Premio Campiello 1966), L'occhio del gatto (Premio Strega 1968), I sensi incantati (Premio Bancarella 1992), Gli anni struggenti. Fra le raccolte di poesia: La crudeltà, Vita mia, Messaggi segreti.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


11 gennaio 2002