Giuseppe Galasso
Storia d'Europa

Pag. 1020, Lire 68.000 - Edizioni Laterza (i Robinson/Letture)
ISBN 88-420-6456-4


Le prime righe

Un'Europa più debole
o un'Europa più lenta?

"L'Unione Europea va stringendo progressivamente i vincoli politici e, soprattutto, economici che dovrebbero farne una vera e propria realtà federale. Fino ad ora i progressi della sua integrazione non sono valsi a dare ai suoi organismi centrali (in sostanza, il Parlamento e la Commissione) tutta la consistenza di un potere politico in grado di sovrastare alla consistenza e al potere degli Stati che compongono l'Unione. Una tradizione comunitaria indubbiamente si è formata, a mano a mano che, nel corso di mezzo secolo, si è passati dalle prime forme di unione a sei a quella a quindici, ancora in via di allargamento..."

© 2001 Gius. Laterza & figli




Ian Kershaw
Hitler
1936-1935

Traduzione di Alessio Catania
Pag. XXVII-1399, ill., 79.000 - Edizioni Bompiani (Biografie)
ISBN 88-452-4969-7


Le prime righe

1936: Hitler triumphans

"'Oggi, dopo tre anni, ho motivo di credere che la lotta per la parità dei diritti tedeschi possa ritenersi conclusa.' Con queste parole, il 7 marzo 1936, Hitler si rivolgeva al Reichstag mentre le truppe tedesche, sfidando le democrazie occidentali, penetravano nell'area smilitarizzata renana. 'In questi tre anni' proseguiva 'la Provvidenza mi ha fatto conseguire enormi successi per la nostra Patria. La nostra situazione è migliorata in tutti i settori della vita nazionale, politica ed economica... In questi tre anni, la Germania ha riconquistato il suo onore, ritrovato la sua fede, riparato a un gravissimo disagio economico e infine inaugurato una nuova ascesa culturale.' In questo peana levato ai propri 'conseguimenti' Hitler affermava inoltre a chiare lettere di non avere 'alcuna rivendicazione territoriale da avanzare in Europa', concludendo infine il suo intervento con l'appello - accolto da acclamazioni furibonde - a sostenerlo nelle nuove 'elezioni' (per quanto il partito nazista fosse l'unico schieramento politico in lizza), fissate per il 29 marzo. L'esito di questa tornata 'elettorale' sanciva un 98,9 per cento di voti a favore di Hitler..."

© 2001 Rcs Libri




Joël Kotek, Pierre Rigoulot
Il secolo dei campi
Detenzione, concentramento e sterminio: 1900-2000

Traduzione di Alessandra Benabbi
Pag. 613, Lire 39.000 - Edizioni Mondadori (Le Scie)
ISBN 88-04-49435-2


Le prime righe

I CAMPI: DEFINIZIONI E CHIARIMENTI

"Il XX secolo potrebbe essere raccontato attraverso la storia del sistema concentrazionario. La guerra di liberazione cubana e quella algerina, la repressione coloniale in Africa, la rivoluzione bolscevica, la seconda guerra mondiale --dall'Indonesia agli Stati Uniti, passando per la Francia e Vichy -, la disgregazione della Jugoslavia, la repressione in Cecenia sono infatti accomunate dalla presenza dei campi detti 'di concentramento' , nonostante dietro tale definizione si nascondano realtà non del tutto omogenee tra loro.
Il regime concentrazionario viene indissolubilmente legato, e non a torto, al totalitarismo. Si tratta infatti di due realtà che, agli occhi della maggior parte degli osservatori, formano un'unica famiglia, senza dubbio mostruosa ma coerente e, in un certo senso, logica. Tuttavia, i campi di concentramento (civili) non sono una creazione ex nihilo del totalitarismo. Teatro della loro apparizione non sono né l'Italia fascista né l'ex Unione Sovietica e neppure la Germania nazista o la Spagna franchista, bensì l'isola di Cuba - impegnata, alla fine del XIX secolo, in una lotta di liberazione nazionale - e il Sudafrica al tempo della guerra dei boeri, e ciò attesta anche un rapporto più complesso di tali istituzioni con la modernità, rapporto che in genere non è preso in considerazione..."

© 2001 Arnoldo Mondadori




Antonio Spinosa
Churchill
Il nemico degli italiani

Pag. 332, 34.000 - Edizioni Mondadori (Le Scie)
ISBN -04-48963-4


Le prime righe

IL RUGGITO

"Il Churchill descritto in queste pagine è in gran parte composto di riflessi italiani, per il semplice fatto di essere opera di un italiano, ma anche perché assai spesso l'azione di questo grande personaggio si è intimamente intrecciata con quella del nostro paese in vari momenti cruciali delle sue vicende. In molti lo raffigurano come un inglese a tutto tondo perché soprattutto di lingua anglo-sassone sono gli autori che ne hanno parlato. Nei pochi libri, scritti da italiani, si è invece indotti a vedere nel personaggio più la simpatia che egli dimostrava per l'Italia che non gli atti di ostilità, compiuti soprattutto prima che i due paesi incrociassero le armi.
In queste pagine si cerca però di svolgere un'azione di riequilibrio per dare dell'uomo un immagine più aderente alla realtà. Ed ecco che l'origine del sottotitolo trova la sua ragione. Sulla questione di potrebbe aprire una polemica, e anche questo è il motivo della nuova ricostruzione del personaggio che non stanca mai di interessare sia i severi cultori di storia sia gli amanti delle più scorrevoli narrazioni storiche..."

© 2001 Arnoldo Mondadori




Peter Tompkins
La magia degli obelischi

Traduzione di Valentina Lagna e Aldo Magagnino
Pag. 480, ill., Lire 68.000 - Edizioni Marco Tropea (Le Querce)
ISBN 88-438-0325-5


Le prime righe

1. LO SFONDO STORICO

"Il più straordinario e prestigioso monumento della capitale degli Stati Uniti è un enorme obelisco, dedicato a George Washington, fondatore della nazione, massone del trentatreesimo grado. Nel suo genere è il più alto monumento al mondo, 169 metri, ma non è un vero obelisco, perché non è stato ricavato da un singolo pezzo: è stato ottenuto mettendo insieme 36mila diversi blocchi di granito rivestiti di marmo.
New York ha un vero obelisco, comprato in Egitto nel 1880 per 100mila dollari, cifra considerevole per quei tempi, per essere collocato al Central Park, vicino al Metropolitan Museum of Art. Capitali europee come Londra, Parigi, Roma e Costantinopoli hanno i loro obelischi, tutti provenienti dall'Egitto, da dove questa moda sembra aver preso le mosse, ma rimane ancora un mistero da chi gli egizi possano aver mutuato l'idea: forse dai babilonesi.
Nell'antico Egitto c'erano moltissimi obelischi. Il faraone Seti I, figlio di Ramsete I e padre di Ramsete II, che regnò nella seconda metà del II millennio a.C., si vantava di avere, da solo, quasi 'riempito Eliopoli di obelischi'. La città del sole, come era chiamata dai greci - l'antica On del Vecchio Testamento -, doveva offrire una vista straordinaria a chi la osservava da una delle alture rocciose del Basso Egitto, con la sua foresta di eleganti obelischi dorati che riflettevano la luce nell'aria tersa dell'ampio delta del Nilo..."

© 2001 Marco Tropea

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


14 dicembre 2001