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Isabella Bossi Fedrigotti Cari saluti "Se penso alla sua casa vuota, vuota anche della sua amata scrivania, mi assale l'ansia. Sinceramente non penso di essere stata io a dargli il colpo di grazia, ma se avessi rimandato di qualche mese me la sarei potuta portare via senza aggiungere un nuovo ai vecchi dispiaceri di mio fratello." Tante voci diverse a formare un coro: questa tecnica letteraria era già stata utilizzata dall'autrice in Il catalogo delle amiche, anche se in quell'opera venivano delineate dieci figure femminili, diverse tra loro a creare una specie di quadro della dimensione contemporanea della donna borghese, mediamente colta e libera, ma pur sempre dominata dal bisogno di apparire bella e attraente, avendo come scopo principale della vita la conquista di un uomo che le permetta di sconfiggere il tarlo della solitudine. Questo accenno all'opera precedente permette di evidenziare le differenze sostanziali, al di là della suddivisione formale in capitoli che portano il nome di un personaggio, con quest'ultimo romanzo in cui le tante testimonianze svolgono varie funzioni: presentano un quadro di famiglia patologico, costruiscono le singole personalità parlanti, contribuiscono a ricomporre l'immagine del protagonista di cui non si sente la voce se non in chiusura, attraverso la trascrizione di una lettera ritrovata alcuni mesi dopo il fatto. Un giovane uomo, Paolo, è scomparso, si è come dissolto nel nulla: la fidanzata, la madre, la sorella, il fratello, l'ex compagna, un amico (uno dopo l'altro) si interrogano su questo sconvolgente mistero, ognuno ripercorrendo la propria relazione con l'assente, ognuno attribuendo agli altri la responsabilità di quel fatto sconcertante. Beatrice, la fidanzata, una donna brillante e forte, non si aspettava di certo un abbandono, sicura com'era di aver sottratto Paolo all'amore possessivo della madre (vista, almeno nel primo intervento, come unica colpevole di quella fuga misteriosa, nel secondo intervento però è l'intera famiglia d'origine a essere messa sotto accusa) e di averlo "educato" a gusti e scelte a lei congeniali. La madre, da parte sua, vede nel rapporto soffocante con quella ragazza, che a lei non piace perché giudicata terribilmente snob, il motivo della sparizione improvvisa dell'adorato ultimogenito. Nel primo intervento la donna mostra una grande serenità, sicura com'è che nulla possa essere successo di male al ragazzo a sua insaputa, conscia che il legame ancora simbiotico che ha con lui non possa spezzarsi all'improvviso, dominata da una ammirazione sconfinata per quel figlio bello, così superiore agli altri due più banali e deludenti. Nel secondo intervento invece alcune sicurezze sembrano vacillare, la donna confessa a se stessa, e ai lettori, il motivo profondo di quella preferenza, che nasce già dal momento del concepimento, dall'unico periodo della sua vita in cui si è sentita bella e desiderabile. Il padre, un professore universitario libertino ed egoista, è morto, ma la sua personalità tutt'altro che nobile, viene evinta dagli accenni ben poco affettuosi che i familiari, e più di tutti la moglie, fanno di lui. I fratelli nutrono, logicamente, alcuni risentimenti profondi per Paolo, che non impediscono però, grazie allo stesso carattere mite che fin da bambino ha avuto, un amore sincero per il "piccolo di casa". Annamaria, la sorella maggiore, è certa che quella scomparsa sia dovuta a un suicidio e, nella sua grettezza senza malvagità, approfitta subito per prendersi dalla casa ormai vuota del fratello minore ciò che le serve, dimostra però in ogni sua parola una pietà affettuosa, una comprensione calda per quel ragazzo considerato in realtà infelice. Anche Fabrizio, il fratello, non prende in considerazione seriamente l'ipotesi di una fuga, e rievocando l'infanzia, denuncia la sofferenza di essersi sempre sentito inferiore, trascurato, non amato. Così quando da adulto aveva avuto l'occasione di una rivalsa non se l'era fatta sfuggire: oggi, nonostante un certo rimorso, non riesce davvero a pentirsi o a soffrire, e il pensiero che Paolo sia morto appare per lui quasi rassicurante. Senza presentare qui tutte le varie voci che fungono da tassello nella ricostruzione del mosaico che è la personalità dell'assente, che da figura integerrima e splendida, così come la madre lo descrive all'inizio, si sgretola a mano a mano che si procede, si può giungere direttamente all'ultima lettera, alla voce stessa di Paolo. Non dà al lettore, come è giusto, nessuna indicazione di quello che può essere successo davvero, serve invece come sintesi e come voce "altra", come testimonianza centrale su questo giovane uomo, da tutti giudicato, in un modo o nell'altro, fortunato. È interessante la capacità dell'autrice di presentare lo stesso individuo, attraverso i vari punti di vista di chi gli è stato vicino, mostrando come non possa mai esistere giudizio sugli altri che prescinda dal proprio vissuto, come infine ciò che motiva le azioni più importanti di ogni singola persona sia incomprensibile anche a chi gli è più intimo perché non esiste nessun rapporto o di parentela o di affetto che sappia davvero sondare in quel mistero che è la coscienza.
Cari saluti di Isabella Bossi Fedrigotti Di Grazia Casagrande |
| le prime pagine ------------------------ |
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All'improvviso sono al centro dell'attenzione. Nel giro di una settimana sono diventata ciò che per anni avevo desiderato invano: la fidanzata ufficiale. Sono venuti a visitarmi, mi hanno telefonato, scritto. Mi hanno parlato e interrogato. Con rispetto, delicatezza, attenzione, compassione e poi con insistenza, impazienza, incredulità. Sempre più assillanti, anche violenti, in un certo senso. © 2001 Rcs Libri | |
| biografia dell'autore ------------------------ | |
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Isabella Bossi Fedrigotti è nata a Rovereto e vive a Milano. Giornalista al Corriere della Sera, scrive su argomenti culturali e di costume e tiene da anni rubriche di corrispondenza con i lettori: attualmente per il Corriere on line e per il supplemento "Sette". Nel 1980 ha esordito nella narrativa.
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| bibliografia ------------------------ | |
| I titoli sono tratti da Alice CD, il catalogo su CD-ROM dei libri italiani pubblicato da Informazioni Editoriali. |
Bossi Fedrigotti Isabella, Amore mio, uccidi Garibaldi, 3 ed., 1980, 142 p., Lit. 12000, "La Gaja scienza" n. 8, Longanesi (ISBN: 88-304-0025-4) Bossi Fedrigotti Isabella, Amore mio, uccidi Garibaldi, 1991, 138 p., Lit. 10000, "Teadue" n. 85, TEA (ISBN: 88-7819-302-X) Bossi Fedrigotti Isabella, Cari saluti, 2002, 194 p., Lit. 29000, "Scala italiani", Rizzoli (ISBN: 88-17-86836-1) Bossi Fedrigotti Isabella, Casa di guerra, 2 ed., 1983, 181 p., Lit. 12000, "La Gaja scienza" n. 74, Longanesi (ISBN: 88-304-0063-7) Bossi Fedrigotti Isabella, Il catalogo delle amiche, 2000, 168 p., Lit. 12000, "Superbur" n. 311, Rizzoli (ISBN: 88-17-21119-2) Bossi Fedrigotti Isabella, Il catalogo delle amiche, 1999, 176 p., Lit. 7900, "Superpocket" n. 88, RL Libri (ISBN: 88-462-0103-5) Bossi Fedrigotti Isabella, Il catalogo delle amiche, 5 ed., 1998, 165 p., Lit. 24000, "Scala italiani", Rizzoli (ISBN: 88-17-86004-2) Bossi Fedrigotti Isabella, Di buona famiglia, 11 ed., 1993, 208 p., Lit. 24000, "La Gaja scienza" n. 328, Longanesi (ISBN: 88-304-1005-5) Bossi Fedrigotti Isabella, Di buona famiglia, 1993, 202 p., Lit. 14000, "Teadue" n. 143, TEA (ISBN: 88-7819-395-X) Bossi Fedrigotti Isabella, Di buona famiglia, 1997, 208 p., Lit. 6500, "Superpocket" n. 26, RL Libri (ISBN: 88-462-0025-X) Bossi Fedrigotti Isabella, Diario di una dama di corte, 1996, 109 p., ill., Lit. 15000, "Teadue" n. 452, TEA (ISBN: 88-7818-068-8) Bossi Fedrigotti Isabella, Magazzino vita, 1998, 181 p., Lit. 14000, "Teadue" n. 622, TEA (ISBN: 88-7818-311-3) Bossi Fedrigotti Isabella, Magazzino vita, 1996, 192 p., Lit. 26000, "La Gaja scienza" n. 489, Longanesi (ISBN: 88-304-1334-8) |
4 gennaio 2002