Fleur Jaeggy
Proleterka

"Johannes, la persona a me inverosimilmente ignota. Mio padre. Non una confidenza. Eppure un legame anteriore alle nostre esistenze. Una conoscenza nell'estraneità totale."

Se i libri che parlano di un viaggio sono, quasi inevitabilmente, romanzi di formazione, se l'elemento simbolico si intreccia con il tema della nave e della traversata in modo forse necessario, quest'ultimo romanzo di Fleur Jaeggy (dove c'è la presenza sia del primo che del secondo elemento) potrebbe cadere nello scontato e nel banale. Eppure qualcosa lo salva, anzi lo rende un testo intenso ed emozionante e questo "qualcosa" si potrebbe sintetizzare con il termine stile.
Non vi è mai caduta sentimentale, né nel linguaggio utilizzato, né nel fraseggiare; il rapporto (o il non rapporto) padre-figlia è espresso in modo indiretto, nasce dalla memoria e dal passato; anche le più sconcertanti rivelazioni sono formulate in modo quasi staccato, da analista; esiste in quel viaggio per mare, da parte dell'adolescente protagonista e narratrice, la scoperta della propria sessualità e di qualcosa simile all'amore, eppure tutto è descritto come guardato da un osservatore esterno e vengono taciute le emozioni che accompagnano gesti e azioni dei due quasi-amanti.
La storia in breve è questa: una ragazza di sedici anni compie una crociera verso la Grecia, avendo Venezia come luogo di partenza e d'arrivo, in compagnia del padre da lei poco frequentato e conosciuto, dato che era stata affidata alla nonna materna, dopo la morte della madre. Per altro anche la sua infanzia, trascorsa in collegio a causa dei numerosi viaggi della madre pianista e la separazione dei genitori non avevano di certo favorito una conoscenza approfondita e una familiarità tra la ragazza e Johannes, il padre, chiamato sempre per nome dalla figlia quasi in segno di estraneità.
Questo viaggio di conoscenza (del padre e di sé) viene rievocato anni dopo il suo compimento quando, avvenuto il funerale del padre che già portava visibili da tempo i segni di un cancro con cui combatteva e da cui alla fine era stato sconfitto, la figlia si ritrova a pensare al passato, ai legami familiari, a quello strano silenzioso personaggio che era stato il padre, un uomo che la vita aveva messo alla prova in vari ambiti. Fragile di salute fin da bambino, come verrà rivelato nell'orazione funebre, ancora giovane diventa zoppo a causa di un intervento a una gamba fatto per fermare il cancro che gli stava divorando le ossa; marito sfortunato di una donna estrosa e dal temperamento artistico, una pianista, molto vitale e così diversa da lui, forse per le origini italiane che, anche nella lingua tanto più musicale e flessibile di quella tedesca, ha ben presto mostrato una voglia di vita e di fuga che la hanno allontanata dal marito e dalla figlia ancora piccola. Quest'uomo è uno sconosciuto per la ragazza che nei quattordici giorni del viaggio impara a capirne i comportamenti e soprattutto a constatare la libertà che le viene lasciata, forse come segno d'amore e di rispetto, nonostante certi suoi atteggiamenti gli creino imbarazzo.
Le ultime pagine offrono una sconcertante rivelazione, che forse l'autrice poteva tralasciare perché nulla aggiunge al tema centrale del libro e appare anzi un po' forzosamente giustapposta: un vecchio dichiara di essere il vero padre della narratrice nata da una relazione da lui avuta per un breve periodo con l'irrequieta madre. L'uomo aveva avuto dal suo regolare matrimonio altri due figli, ma uno di loro era morto per un incidente a cinque anni. In occasione del funerale del piccolo la protagonista ricorda di essere andata con la madre a casa di quell'uomo e conserva di quell'episodio un ricordo lontano. Più forte invece, e stranamente presente lungo tutta la sua vita, la coscienza di avere un fratello (o almeno di averlo avuto) e quell'incontro tardivo è una specie di conferma di una sensazione che l'aveva sempre turbata perché apparentemente del tutto irrazionale.
Emozioni misteriose e rapporti sentimentali complicati vengono presentati con un distacco e una freddezza che non fa che esaltarne l'intensità e la pregnanza: in questo Fleur Jaeggy è davvero maestra.

Proleterka di Fleur Jaeggy
Pag. 114, Euro 12,91 - Edizioni Adelphi (Fabula n.139)
ISBN 88-459-1651-0


Le prime righe

Sono passati molti anni e questa mattina ho un desiderio improvviso: vorrei le ceneri di mio padre.
Dopo la cremazione, mi mandarono un piccolo oggetto che aveva resistito al fuoco. Un chiodo. Lo restituirono intatto. Mi domandai allora se veramente l'avevano lasciato nella tasca del vestito. Deve bruciare con Johannes, avevo detto agli inservienti del crematorio. Non dovevano toglierlo dalla tasca. Nelle mani sarebbe sato troppo visibile. Oggi vorrei le ceneri. Sarà un'urna come tante. Il nome inciso su una targhetta. Un po' come le piastrine dei soldati. Come mai allora non mi venne in mente di chiedere le ceneri?
A quel tempo non pensavo ai morti. Loro vengono incontro tardi. Richiamano quando sentono che diventiamo prede ed è ora di andare a caccia. Quando Johannes morì non ho pensato che morisse veramente. Ho partecipato alle esequie. Nient'altro. Dopo la cerimonia funebre, sono andata via subito. Era una giornata azzurra, tutto era finito. La signorina Gerda si è occupata di ogni dettaglio. Di questo le sono grata. Ha preso appuntamento per me con il parrucchiere. Mi ha procurato un tailleur nero. Modesto. Ha seguito scrupolosamente le volontà di Johannes.
Mio padre l'ho visto per l'ultima volta in un luogo freddo. Gli ho dato un saluto. C'era accanto a me la signorina Gerda. Dipendevo da lei, in tutto. Non sapevo cosa si fa quando muore una persona. Lei conosceva con precisione ogni formalità. È efficiente, silenziosa, timidamente triste. Come una scure avanza nei meandri del lutto. Sa scegliere, non ha dubbi. Lei è stata così solerte. Non ho potuto nemmeno essere un po' triste. La tristezza se l'è presa tutta lei. Gliel'avrei data comunque, la tristezza. A me non rimaneva nulla.

© 2001 Adelphi Edizioni


L'autore

Fleur Jaeggy è nata a Zurigo e vive a Milano. Ha pubblicato Il dito in bocca, L'angelo custode, Le statue d'acqua, I beati anni del castigo, La paura del cielo.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


4 gennaio 2002