Helen Barolini
Umbertina

"Sì, la trattavano come una signora, proprio come la baronessa Mancuso. Ma in fondo al cuore, Umbertina sapeva che dietro avrebbe lasciato non solo successi ma anche errori"

Siamo arrivati con Umbertina al terzo volume della collana di narratori italoamericani Transatlantica della casa editrice Avagliano. Seppur seguiti con discreta attenzione editoriale nel nostro paese, questi autori sono stati forse un po' dimenticati dai lettori. E di molte opere si ignora non solo il valore letterario, ma anche quello storico-documentale. È perciò particolarmente interessante che la casa editrice napoletana abbia fatto la coraggiosa scelta di investire su questi testi.
Come giustamente scrive Laura Lilli nell'Introduzione, abbiamo nei confronti degli italoamericani un vero pregiudizio, li abbiamo bollati come "ignoranti, bigotti, fascisti, spesso mafiosi". Ne abbiamo fatto figure quasi caricaturali che non corrispondono a verità, se non in qualche tutto sommato sporadico caso parodiato ed esasperato sugli schermi. Eppure la storia dell'emigrazione italiana negli Stati Uniti è estremamente interessante sia per le sue valenze culturali, che per quelle sociali, molto più profonde e complesse di quel che si pensi. E particolarmente significativo è leggerne la testimonianza attraverso un romanzo "al femminile", intitolato a una figura di una donna forte e coraggiosa, Umbertina appunto, determinata a dare alla propria famiglia una posizione economica e sociale dignitosa e un futuro possibile.
Sono tre le figure femminili che si avvicendano nella storia (composta da altrettanti grandi capitoli) attraversando più di un secolo, un oceano in entrambe le direzioni e tutte le trasformazioni del mondo occidentale. Umbertina (1869-1940) nasce in Calabria, in una terra dura e spietata nei confronti delle donne. Unico possibile ruolo sociale è all'interno del matrimonio. Ma lei è più forte del marito e si rivela il motore trainante della famiglia, la persona che ne garantirà il riscatto nel nuovo continente. Tuttavia la società in cui viene a trovarsi, le sue abitudini di vita, non saranno mai condivise davvero da questa donna del Sud, taciturna e ostinata.
Marguerite (1927-1973), la nipote di Umbertina, è ormai americana a tutti gli effetti e vive in una famiglia che non comprende il suo desiderio di ritorno alle origini, di riattraversare l'oceano e cercare un futuro proprio in quell'Italia da cui i vecchi sono fuggiti. Un tentativo per certi versi anche fallimentare.
A "rappacificare" il rapporto tra le due terre, a mettere un freno a giudizi preconcetti da un lato e a mitizzazioni di una terra d'origine ormai molto mutata dall'altro, sarà la terza protagonista, Tina, figlia di Marguerite. Una donna degli anni Cinquanta pienamente indipendente e culturalmente preparata ad affrontare il nuovo mondo in cui le frontiere, le appartenenze e le distanze geografiche dovranno avere sempre meno peso. Tina non è più "italoamericana", ma un membro autorevole dell'élite sociale e culturale statunitense. Al di là di ogni pregiudizio.

Umbertina di Helen Barolini
Tirolo originale: Susan Barolini e Giovanni Maccari
511 pag., Lit. 34.000 - Edizioni Avagliano (Transatlantica)
ISBN 88-8309-016-0


Le prime righe

PROLOGO

Allungò la mano verso il tavolino basso dove la lampada era sempre accesa, giorno e sera, perché la stanza era buia - buia, non riscaldata e pervasa dai rumori della strada romana - e dove stavano tutti gli arnesi della sua professione: occhiali dalla montatura pesante e nera, la pipa, sacchetti di tabacco, fiammiferi, posacenere, matite, blocnotes e orologio. Da quel tavolino posato su un tappeto di pelle di zebra che formava un'isola di pacificazione fra le due sedie di vimini, prese il taccuino nero per gli appuntamenti. "Va bene giovedì alle cinque?" chiese. Era calmo, sicuro di sé, la voce aveva un timbro profondo.
"Non mi lasci così! La voce di lei era invece piena d'ansia e fin troppo stridula. Voleva dire: non mi rifiutare, facciamo l'amore! Ma, incapace di dirlo direttamente, lo disse in un altro modo: "Mi dica una cosa: faccio bene ad andare avanti con questo divorzio?"
"Deve fare come si sente." Era il ritornello dei loro colloqui ed era come una vecchia barzelletta ripetuta troppe volte; fosse stata in grado di scegliere e poi agire in modo così preciso secondo i propri sentimenti, non si sarebbe trovata lì. La risposta non le importava. Aveva bisogno di tempo per riprendersi. Quell'ora era stata difficile, un furtivo avvicinarsi alla solita terra-di-nessuno. Si corresse: terra-di-nessuno. Era consapevole delle nuove tendenze. Anzi, avevano contribuito a farla precipitare nello studio dello psichiatra.
Scrutò il viso siciliano di lui, asciutto e scuro. "Voglio dire, nel mio matrimonio, se lo voglio, almeno posso fare l'amore con Albert? Lei mi ripete sempre che devo rispondere ai miei istinti - 'Sia più primitiva' mi dice -, e però sto per dissolvere un matrimonio senza avere altre prospettive."
"Beh, in questo non la posso aiutare" disse, secco, appoggiandosi allo schienale della sedia e incrociando le gambe in modo tale che gli occhi di Marguerite fossero attirati, come sempre, dai suoi calzini sgargianti. Si sapeva che i preti avevano una grande collezione di calzini. "Giovedì alle cinque?" ripetè il dottor Verdile.

© 2001 Edizioni Avagliano


L'autore

Helen Barolini (Syracuse - New York, 1925), moglie italoamericana dello scrittore vicentino Antonio Barolini che fu a lungo corrispondente de "La Stampa" dagli Stati Uniti, fin dal primo libro ha rivelato una propria personalità artistica, volta soprattutto alle problematiche dell'emigrazione 'al femminile'. Ha scritto: Love in the Middle Ages, Festa: Recipes and Recollections of Italian Holidays, Chiaroscuro: Essay of Identity. Umbertina, uscito in prima edizione nel 1979, e riproposto vent'anni dopo con grande successo, è la sua opera più importante.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


21 dicembre 2001