Davide Barilli
Musica per lo zar

"I tramonti che spuntano in Russia sono così immensi che non li si può immaginare. Arrivano d'improvviso, come un'armata a cavallo. È un polverone unico, dal colore uniforme che fa anche a meno del sole."

Un diario "bisunto, sporco di tempi lontani" contiene un'avventura straordinaria, quella vissuta da Oriente, violinista italiano emigrato in Russia ai tempi dell'ultimo zar in compagnia dei due fratelli maggiori, Occidente e Santorre. A raccontarcela è l'uomo che ha ritrovato il diario e che si è appassionato a quelle vicende ambientate in un mondo lontano nello spazio e nel tempo, avendo da giovane conosciuto personalmente l'autore di quelle memorie.
È una storia strana, breve ma intensa, in cui si avvicendano moltissimi personaggi tratteggiati rapidamente ma con efficacia. L'epoca, quella del primo Novecento, vede un gran fermento di idee che maturano in una società ancora arcaica. I tre fratelli, attraversando tutta l'Europa orientale, incontrano figure incredibili che sembrano uscite da un mondo fantastico e irreale. Ma anche personaggi tratti dalla storia, per i quali Oriente avrà il compito di suonare il violino, come il mitico Rasputin ("gli ricordava certi mangiafuoco che aveva visto nei circhi di paese") avventore ubriaco, osceno e potente in un locale rumoroso e buio, e lo zar Nicola II ("e così gli suonai la mazurka di Migliavacca che tanto era piaciuta a quel Rasputin. E allora lo vidi, il volto dello zar di tutte le Russie, farsi beato").
E l'avventura di Oriente non si limita a questo. Lungo la strada riesce a trovare un tesoro di valore inestimabile, un diamante meraviglioso e preziosissimo, che tuttavia non lo porterà alla ricchezza, ma all'ossessione. Persolo nelle acque di un torrente, la sua vita sarà condizionata dalla ricerca di quel tesoro e dalla necessità di non rivelare il suo segreto. "Forse un giorno troveremo la pietra giusta" dice al narratore, curioso adolescente che collabora con lui alla ricerca sui margini del torrente.
Testimone di eventi centrali nella storia dell'umanità, come la rivoluzione di ottobre, Oriente racconta nella pagine di quel diario la grande Storia e la sua personale, spesso drammatica esistenza. Nasconde davvero un gran segreto quell'uomo strano e ombroso, ma quale sia in tutta la sua tragica verità si scoprirà solo alla fine.

Musica per lo zar di Davide Barilli
139 pag., Lit. 26.000 - Edizioni Guanda (Narratori per la Fenice)
ISBN 88-8246-421-0


Le prime righe

I

L'alba russa incombeva greve, spintonava la notte senza uno sbocco, così che non c'era ancora una luce precisa, ma un pesante sipario che filtrava la scena, come quei vellutoni, tarmati da secoli di polvere, di certi teatrini ottocenteschi della sua pianura.
Benché la notte fosse finita, il giorno non cominciava ancora, l'alba pareva ristagnare, in panne, sotto quel cielo né carne né pesce. Il palazzo si intravedeva appena: un castello di carte immerso nella spessa coltre di nebbia. Osservava queste cose Oriente, violinista venuto da lontano e pensava, chi mai potrebbe immaginare dove sto andando?
Nella luce che cresceva lenta, rigonfia, c'era lui, fermo davanti a un muro di mattoni che correva lungo il perimetro di un palazzo che pareva fatto di zucchero a velo, con le torri rosa che finivano in cupole tutte d'oro. Intorno alle spalle puntute, gli avevano avvolto una coperta di pannetto. Sotto gli archetti delle costole il suo cuore ragazzino batteva all'impazzata. Uno stilita, sembrava. Anziché sulla colonna, però, doveva imbucarsi: sì, inginocchiarsi a quattro zampe, ingobbirsi, e poi farsi scivolare in un buco, coperto da sterpaglie, che si apriva come una bolla scura davanti alla muraglia.
Quella mattina, alle sei in punto, atteso dagli armigeri del parco, si era dunque raggomitolato come un armadillo. Erano stati loro, i soldati dello zar, a dirgli di mettersi in quella posizione stramba. Non è che proprio glielo avessero detto, i soldati della guardia, ma vedendolo lì davanti a quel buco con la faccia di uno che non sa che pesci pigliare, gli avevano fatto un cenno col capo, poi avevano sollevato la ribalta di legno che celava, seminascosta dal frascame, la botola. C'era un corto tunnel scavato nella terra umida che sembrava un pozzo nero. Nel cielo svirgolavano nuvole bianchissime.
Uno dei due soldati, quello più alto, allora si era accucciato e con le mani gli diceva di fare come lui. Insomma, si era inginocchiato, Oriente. Raspava la terra come un cane scemo. Il buco era frangiato di radici che lo accarezzavano, ma lui respirava nel buio bagnato, trattenendo il fiato. Il violino lo teneva a tracolla, legato a una corda, dentro una custodia imbottita che aveva costruito per lui. I gomiti come le zampe, dentro quel cunicolo scuro, per metri e metri. Era lì dentro a quel buio umido, infilzato come una radice o un bulbo, Oriente: e pensava, ma guarda un po' dove sono capitato.

© 2001 Ugo Guanda Editore


L'autore

Davide Barilli è nato a Parma nel 1959. Redattore della "Gazzetta di Parma" ha pubblicato il romanzo La fascia del turco, Poltrona per acqua e altre storie e La casa sul torrente.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


21 dicembre 2001