Mario Fortunato
L'amore rimane

"Interrogato, Elia Sciaki farfuglia poche frasi senza importanza. Sembra un uomo che porta il proprio dolore come un vecchio abito a cui è affezionato. Si dichiara innocente. Dice di non aver mai nutrito rancore verso il dottorino, dice di non averne motivo, dice che Italo Blasi ha sempre avuto rapporti cordiali sia sul piano professionale sia sul piano privato."

Un romanzo nettamente diviso in tre parti, sia perché tratta periodi tra loro molto diversi, sia perché lo stile passa dall'andamento giornalistico, di cronaca rapida e sintetica della prima parte, al commento di brani di un diario nella seconda, a una narrazione in prima persona piena di elementi soggettivi e di considerazioni personali nella terza, sia perché i personaggi su cui si centra l'attenzione variano da parte a parte.
Il romanzo è collocato in un paese del sud che, pur nelle trasformazioni che negli anni avvengono, non si modifica sostanzialmente, ma continua a chiudere in sé misteri scomodi. Eppure l'unico fatto criminoso che avviene non troverà mai un responsabile, non ci sarà nessuno a pagare col carcere per l'omicidio da cui ha avvio l'intero romanzo.
Siamo nell'inverno del 1929, tra la neve giace un cadavere: è quello di Italo Blasi, un giovane medico molto riservato e colto che era giunto in paese un anno prima. Il paese intero fin dal primo momento appare chiudersi in un silenzio complice. Indagato è il farmacista Elia Sciaki, è sospettato di aver ucciso per gelosia il probabile amante della moglie Lea, una giovane donna slava, che la comunità non aveva mai del tutto accettato. Però sarà proprio la testimonianza di Lea a scagionarlo e a fare conquistare alla donna la stima del paese. L'assoluzione del farmacista fermerà l'indagine: non sarà mai trovato, e forse neppure cercato, un colpevole. Passano gli anni, centro del romanzo è la generazione successiva, sono i figli e i nipoti di Lea ed Elia che trascorrono una vacanza insieme in montagna. Viene tenuto un diario di quelle giornate da Anna, la più piccola delle figlie di Elia, concepita proprio nove mesi prima del fatto delittuoso. Le frasi, in corsivo, del diario e il commento che segue mostrano, con molti "non detti", l'accendersi di un amore segreto, una passione illecita e che peserà poi negli anni incrinando tutta l'armonia familiare.
L'ultima parte del libro vede, narrate in prima persona da un nipote di Elia e Lea, vicende ancora successive: anche qui un equivoco, un innocente affetto tra ragazzi riuscirà a fare scandalo, e sono proprio alcune ricostruzioni, piuttosto generiche che il ragazzo fa, a ricostruire alcuni tasselli della antica vicenda.
La critica ha ben accolto questo romanzo che, con il solo elemento unificatore rappresentato dall'amore, riesce a tessere le storie di almeno tre generazioni. Buona la capacità dell'autore di mantenere alcuni elementi d'indeterminatezza così da creare un'atmosfera particolare intorno a ogni vicenda e personaggio, forse più fragile la struttura complessiva del libro.

L'amore rimane di Mario Fortunato
171 pag., Lit. 28.000 - Edizioni Rizzoli (La Scala)
ISBN 88-17-86887-6


Le prime righe

PRIMA PARTE
Il caso Sciaki

I.

Le carte sono ancora lì. Protocollo 113/F, prima sezione d'archivio. Pretura di C. È un fascicolo striminzito, poche pagine polverose. La scrittura è alta, aguzza e, sul margine destro, inclina verso il basso. Sul frontespizio si legge ancora la parola "caso", il resto è incomprensibile.

Il giorno 10 novembre 1929, domenica, un uomo viene trovato senza vita: un colpo d'arma da fuoco gli ha trapassato il cuore. Si chiama Italo Blasi, è un giovane medico. Da pochi mesi ha ottenuto la condotta del paese di C. Ha ventinove anni, viene da Roma, ma per gli abitanti del paese di C. il suo accento straniero fa pensare a un generico Nord che coincide con l'Italia. Il 10 novembre 1929, domenica, l'Italia sembra molto lontana dal paese di C. Italo Blasi è piuttosto bello, di modi affabili. Occhi chiari: non sono frequenti laggiù. Quasi di sicuro sente un'acuta nostalgia per la sua città. Veste con accuratezza. Legge romanzi che nessuno conosce, ascolta brani d'opera che nessuno ha mai ascoltato. Nessuno, tranne Elia Sciaki, quarantatré anni, barba scura, un uomo riservato, farmacista del paese di C.

IL PAESE DI C. In quegli anni conta 4.690 abitanti. Perlopiù analfabeti. Contadini, braccianti. È una terra ricca: dà un'uva pregiata, vino scuro, molto forte. Un solo grande proprietario, poi piccola borghesia terriera, pochi i commerci e le professioni. Una scuola pubblica e una privata (un istituto di modeste proporzioni gestite dalle suore di Sant'Anna). Elia Sciaki ha frequentato la scuola pubblica. Gli studi superiori in collegio, come usa. Il padre, commerciante, uomo di non larghe vedute: meschino, secondo il giudizio di molti. La famiglia viene dalla Puglia, origini remote, Salonicco. Ma nell'Italia del 1929 meglio non indagare su quelle origini. Elia Sciaki ama la musica, suona la chitarra con una certa maestria, conosce a memoria molte arie d'opera. Talvolta, nelle lunghe sere estive, si mette a suonare, a cantare. Lo fa dopo la chiusura della farmacia, con estremo pudore, perfino vergogna, nel grande terrazzo di casa che affaccia sulla valle e che in lontananza - ma così distante da renderlo leggendario - rinvia al mare.

© 2001 RCS Libri


L'autore

Mario Fortunato vive e lavora a Londra, dove dirige l'Istituto italiano di cultura. Ha pubblicato: Luoghi naturali, Il primo cielo, Sangue, L'arte di perdere peso e Amore, romanzi e altre scoperte. Ha inoltre pubblicato il libro inchiesta Immigrato (con Salah Methnani) e i reportage Passaggi Paesaggi. Scrive per "L'Espresso" e "La Stampa".

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


21 dicembre 2001