J.M. Coetzee
Infanzia
Scene di vita di provincia

"È soltanto un bambino che cammina accanto alla madre: è probabile che visto da fuori abbia un aspetto del tutto normale. Ma lui si vede zampettarle intorno come uno scarabeo, zampettare nervosamente in tondo con il naso raso terra, le gambe e le braccia che si muovono su e giù. In effetti non riesce a pensare a nulla di sé che stia fermo. La sua mente, in particolare, saetta sempre di qua e di là, con un'impazienza e una forza di volontà tutta sua."

Per chi ama questo scrittore sudafricano la lettura di Infanzia è imprescindibile. Perché è anche la sua storia personale, raccontata con passione, nostalgia e con straordinaria intensità, malgrado lo stile asciutto ed essenziale, ed è un modo per conoscere dalla voce dell'autore quelle radici che poi, inevitabilmente, si ritrovano nella sua opera narrativa.
Particolarmente efficace una scrittura impersonale, di stampo quasi giornalistico, come se gli eventi fossero riportati da un osservatore esterno che li trascrive con impietosa obbiettività.
Scenario degli avvenimenti è l'Africa degli anni Cinquanta, nella piccola città provinciale di Worcester. "Per lui il suo paese è prima di ogni altra cosa un ritmo, una musica, uno stile" scrive Enzo Di Mauro in una attenta recensione apparsa sul manifesto. C'è l'Africa degli spazi aperti, delle grandi dimensioni, della libertà e quella claustrofobica dell'apartheid, di Città del Capo, dei diritti civili calpestati, degli uomini umiliati. Ma Coetzee non è uno scrittore che faccia dell'impegno politico un tema fondamentale del suo lavoro, come avviene nel caso della sua connazionale Nadine Gordimer. Al centro della narrazione è più l'esperienza personale che emerge, seppure con gli inevitabili rapporti intrecciati alla struttura sociale che la circonda.
C'è il rapporto con la famiglia, una madre affettuosa e anticonformista e un padre "normale" ma fallimentare; c'è la scuola, con la severità e l'intransigenza spesso ottusa di insegnanti che utilizzano ancora la verga per colpire e umiliare gli allievi; ci sono la religione, che diventa cardine attorno al quale ruotano anche i rapporti con i coetanei, e il desiderio impossibile di essere inglese, per distinguersi dagli afrikaner che rischiano di essere emarginati dall'élite britannica; c'è anche la scoperta del sesso, delle pulsioni erotiche e del sentimento dell'amore, ancora indefinito e impreciso; infine ci sono gli animali, nei confronti dei quali sin dall'adolescenza dimostra di nutrire quell'attenzione particolare che lo porterà ad essere convinto vegetariano e a difendere questa posizione con i toni accesi de La vita degli animali. L'impressione finale è di un lavoro intenso e faticoso sulle proprie memorie, offerte al lettore in una forma essenziale e scevra da sentimentalismi.

Infanzia. Scene di vita di provincia di J.M. Coetzee
Tirolo originale: Boyhood
Traduzione di: Franca Cavagnoli
169 pag., Lit. 22.000 - Edizioni Einaudi
ISBN 88-06-15519-9


Le prime righe

Uno.

Vivono in un centro residenziale fuori Worcester, tra la ferrovia e la statale. Le vie hanno il nome degli alberi non ancora gli alberi. Il loro indirizzo è il 12 Poplar Avenue, Viale dei Pioppi 12. Tutte le case sono nuove e identiche. Sorgono in grandi lotti di argilla rossa dove non cresce nulla, separate da recinzioni in fil di ferro. In ogni cortile sul retro c'è una piccola costruzione formata da una stanza e un gabinetto. Anche se non hanno domestici, li chiamano "l'alloggio dei domestici" e "il gabinetto dei domestici". Usano la stanza per riporci varie cose: giornali, bottiglie vuote, una sedia rotta, un vecchio materasso in fibra di cocco.
Costruiscono un pollaio in fondo al cortile e ci mettono tre galline dalle quali si aspettano uova. Ma le galline non hanno una bella cera. L'acqua piovana, non riuscendo a filtrare attraverso l'argilla, ristagna in pozzanghere nel cortile. Il pollaio si trasforma in un pantano dall'odore nauseabondo. La galline sviluppano gravi edemi alle zampe, simili a pelle di elefante. Malaticce e contrariate, smettono di deporre le uova. Sua madre consulta la sorella a Stellenbosch, la quale dice che riprenderanno a farle solo dopo che avranno strappato loro le pipite da sotto la lingua. Così, una dopo l'altra, sua madre stringe le galline tra le ginocchia, preme le mandibole finché non aprono il becco, e con la punta di un coltellino ripulisce loro la lingua. Le galline strillano e si dibattono strabuzzando gli occhi. Lui rabbrividisce e volta la testa dall'altra parte. Pensa a sua madre che batte la carne per lo stufato sul ripiano della cucina e la taglia a cubetti; pensa alle sue dita insanguinate.
I negozi più vicini sono a un paio di chilometri di distanza lungo una strada desolata, fiancheggiata da eucalipti. Intrappolata in questo buco di casa nel centro residenziale, sua madre non può fare a meno che spazzare e rassettare tutto il giorno. Ogni volta che soffia il vento, una fine polvere d'argilla color ocra entra turbinando da sotto le gronde, attraverso le giunture del soffitto. Dopo una giornata di temporale, contro la facciata si accumulano vari centimetri di polvere.

© 2001 Giulio Einaudi Editore


L'autore

J.M. Coetzee (Città del Capo 1940) è uno dei maggiori narratori contemporanei di lingua inglese. In Italia sono usciti: Deserto, Il maestro di Pietroburgo, Età di ferro, Poernografia e censura, La vita degli animali, Vergogna. Ha vinto numerosi premi letterari tra cui il Cna Prize (il principale riconoscimento del suo paese), il Prix Étranger Femina, il Jerusalem Prize e, per due volte, il Book Prize.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


21 dicembre 2001