Burned Children of America

"Il vento spazza arbusti e immondizia da una parte all'altra della piccola piattaforma. Sopra di noi passano nubi spesse e bianche. Comincio a salire. Questi ragazzi non mi faranno del male. Questi ragazzi sono bravi ragazzi. Questi ragazzi mi lasceranno andare."

Alcuni editori italiani sono particolarmente attivi, entusiasti, trascinanti. Marco Cassini della minimum fax (un ragazzo cresciuto dall'aria affabile e dai grandi entusiasmi) è da inserirsi a buon titolo tra questi, cioè nel novero degli editori che tentato di svecchiare l'offerta del mercato. Per un pubblico di lettori senza dubbio affezionati a quelle copertine colorate, a quegli autori capitanati dal minimalista Carver, seguito a ruota da David Foster Wallace e da Jonathan Lethem, ecco una raccolta messa insieme con un lavoro di ricerca e selezione durato a lungo.
È rimasta "sospesa" per un attimo la pubblicazione di questa antologia, dopo l'11 settembre. L'evolversi della situazione negli Stati Uniti necessitava di un approfondimento diretto degli autori? Era necessario aggiungere qualcosa? Come ha scritto lo stesso Cassini "Cambiare il titolo? Aspettare? Scrivere una nuova introduzione? Rimandare l'uscita?" La scelta finale è stata quella di pubblicare il libro così come era stato preparato, anche perché "ogni singolo racconto ha già in sé un potenziale effetto disarmante, ed è già in sé racconto degli Stati Uniti, di un paese e del suo popolo, della sua cultura, delle sue inquietudini, delle sue paure, delle sue angosce".
Gli autori dei racconti appartengono alla medesima generazione, vivono in modo simile, hanno presumibilmente gusti affini, sono figli della stessa società. Sono insomma esponenti di quella corrente letteraria che spazza gli Stati Uniti cercando di smuovere le coscienze, anche in modo indiretto. Su temi immaginifici e surreali, sopra le righe, ognuno costruisce una storia che è poi l'indiretta analisi della società americana, dei suoi limiti, dei suoi difetti, delle sue assurdità, ma anche delle sue grandi potenzialità. Diciotto racconti: dall'ingorgo stradale che assume le proporzioni di un girone infernale nel Videoappartamento di Jonathan Lethem; alla drammatica esperienza di una coppia di genitori che in Incarnazioni di bambini bruciati di David Foster Wallace devono affrontare le terribili ustioni del loro neonato, in un crescendo d'angoscia e disperazione; alla protagonista di Faith, o Consigli per una signorina che vuole avere successo di Amanda Davis, che segue con attenzione i suggerimenti per dimagrire e diventare una donna interessante, ma si ritrova in una situazione allucinante scandita dai titoli del manuale per le "signorine di successo"... e poi Il protagonista di Aimee Bender, Appuntamento al buio di Arthur Bradford, I giorni del cane di Judy Budnitz, Lettere di Steven, un cane, ad alcuni capitani d'industria di Dave Eggers, Multiproprietà di Jeffrey Eugenides, Test di comprensione di Myla Goldberg, Una vera bambola di A.M. Homes, Sonno di Shelley Jackson, Centri commerciali invisibili di Ken Kalfus, Dovrebbero dargli un nome di Matthew Klam, Il braccio che non andava di Sam Lipsyte, Circolazione di Rick Moody, Gli uomini primitivi di Stacey Richter, Parlo anch'io® di George Saunders, Odontofilia di Julia Slavin. Ogni racconto segue una strada propria e il libro può rappresentare anche un primo approccio a questo universo letterario, che pur essendo molto variegato è frutto della medesima realtà.

Burned Children of America
A cura di Marco Cassini e Martina Testa
248 pag., Lit. 25.000 - Edizioni minimum fax (Sotterranei n.41)
ISBN 88-87765-40-5


Le prime righe

Il protagonista
Di Aimee Bender

Il ragazzo era nato con le dita a forma di chiave. Tutte tranne una, il mignolo della destra, avevano rilievi aguzzi dal lato interno, per tutta la lunghezza, e un cerchio piatto sul polpastrello. Erano di carne, con nervi e pori, ma di una consistenza diversa, più dura e particolare. Da piccolo ebbe qualche difficoltà a imparare a tenere in mano una penna e a usare le forbici, ma era ingegnoso e fece presto a inventarsi un metodo tutto suo. Il suo vero compito era trovare le nove porte.

La porta numero uno la trovò da bambino: era la chiave della sua porta di casa. Lui non se l'aspettava, sembrava una cosa talmente ovvia, ma un giorno tornò a casa da scuola e si trovò chiuso fuori. Sua madre, che di solito era a casa, aveva appena cominciato a seguire una specie di corso di scultura, era fuori a modellare l'argilla e si era dimenticata di lasciare la chiave sotto lo zerbino con la scritta benvenuti. Insomma, non era benvenuto a casa sua. Pianse un po' e calpestò le viole del pensiero per vendetta e accumulò tanta di quella frustrazione a star lì a fissare la serratura, un semplicissimo pezzo di metallo che lo separava dalla sua reggia di cibo e letto e tv e telefono, che ci ficcò dentro l'indice della mano destra. Si infilò nella serratura fino in fondo, urtando contro le pareti, mentre i rilievi cercavano una corrispondenza spaziale perfetta. Non scattò niente. Ma la sensazione gli era piaciuta e subito provò col medio. Troppo grosso. Il mignolo della sinistra era troppo piccolo, ci ballava dentro come un cavetto di rame. Fu l'anulare della destra che scivolò dentro come un guanto, i rilievi si adattarono alle cavità e il ragazzo conficcò il dito fino in fondo, ruotò tutta la mano, sentì un clic, e la porta si aprì tranquillamente. Era a casa. Sfilò il dito dalla porta e si lasciò sfuggire una risatina maliziosa e compiaciuta.

© 2001 minimum fax


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


14 dicembre 2001