Roberto Cotroneo
Eco: due o tre cose che so di lui

"Eco è un semiologo anche perché non crede nelle disinvolte interpretazioni della letteratura e del mondo: è un semiologo per difesa. E per eccesso di difesa diventa un semiologo dubbioso sulla stessa semiotica."

Parlare di un libro che parla di libri, analizzare un'analisi, insomma compiere un tentativo maldestro di metaletteratura: spiace accingersi a un lavoro che può apparire una specie di marchingegno, proprio su di uno scritto che disvela i "marchingegni" altrui. Eppure questo piccolo saggio di Cotroneo mi è sembrato degno di nota, una lettura da consigliare, un buon aiuto ad affrontare un autore così complesso come Eco da essere in qualche momento travolto "dall'impossibilità di non essere complessi".
Prima di tutto perché non molti hanno letto le opere minori del professore e, come dichiara l'autore, "leggere i suoi scritti minori è fondamentale per capire qualcosa di più dei romanzi", e poi perché si può temere che non tutti abbiano saputo affrontare integralmente i quattro romanzi del semiologo, pur avendoli obbligatoriamente acquistati.
I romanzi sono affrontati da Cotroneo ponendo alcune tesi: quella della "diffidenza" prima di tutto. Il dubbio, l'essere "semiologo per difesa", fa scattare l'ironia, "la necessità di smontare i meccanismi narrativi", di giungere in modo quasi sacrilego a fare la parodia della semiotica stessa. In questo è la complessità, ma nello stesso tempo l'urgenza della scrittura, in questo il fascino e la difficoltà che porta a vedere come i lettori arrivino a fare "dell'ingegneria narrativa un'esperienza estetica o, quando va male, un'esperienza di rifiuto". C'è stata una evidente metamorfosi, pur nella continuità, che fa osservare al critico nel primo romanzo (quel Il nome della rosa, best seller imprevisto e imprevedibile) l'opera di un "professore geniale" e in Il pendolo di Foucault, la dimostrazione che "il professore stava diventando qualcosa d'altro", fino al romanzo per eccellenza, l'opera meno scientifica, L'isola del giorno prima, giungendo (o tornando?) con Baudolino, al gioco divertito, alla menzogna, anzi alla "necessità della menzogna".
Importante, nel discorso che qui viene condotto, l'analisi di alcune pagine dei Diari minimi, che permettono una conoscenza più diretta e penetrante di questo "scrittore/scienziato" e che indicano come i romanzi siano testi "speculari a quelli scientifici "così da trasformare "la sua narrativa in un mondo letterario più complesso di quello di qualunque altro suo contemporaneo."
La posizione di lettore colto, non preclude a Cotroneo l'indicazione data al vasto pubblico di non sperimentarsi a tentare una gara di erudizione con Eco che, a parte la difficoltà della competizione, provocherebbe una sicura perdita d'interesse, una freddezza e un distacco inopportuni quando si affronti un romanzo. Infatti è facile intuire nel saggio una specie di "amore" (mi sembra che L'isola del giorno prima e Il pendolo siano i due romanzi privilegiati) che non è sudditanza, ma la consapevole accettazione della seduzione operata dal maestro. La lettura dell'opera del semiologo alessandrino mi fa aggiungere una notazione che traspare in qualche modo anche dal saggio di Cotroneo e che è un giudizio che si potrebbe attribuire anche a un altro "grande" della letteratura, Jean-Paul Sartre: la saggistica presenta una "leggerezza di penna", una "gradevolezza" di lettura spesso superiore all'opera narrativa.
Però, per concludere, "se il mondo non è altro che una storia, è inutile uscirne, non c'è modo: non rimane che lasciarsi ottenebrare dalle passioni, e non smettere di raccontare."

Eco: due o tre cose che so di lui di Roberto Cotroneo
Pag. 108, Lire 13.000 - Edizioni Bompiani (Tascabili. Saggi n. 222)
ISBN 88-452-4928-X


Le prime righe

Da vent'anni Umberto Eco è uno degli scrittori più famosi del mondo e tra i più tradotti. Nel 1980 ha pubblicato Il nome della rosa, nel 1988 Il pendolo di Foucault, forse il suo libro più complesso, nel 1994, L'isola del giorno prima, alla fine del 2000 è uscito Baudolino. Questo non gli ha impedito di continuare con rigore il lavoro accademico e didattico; pubblicando saggi specialistici, insegnando all'università, girando il mondo per conferenze e lezioni.
Chi conosce Eco sa quanto negli ultimi anni sia stato letteralmente assediato da richieste di interviste, conferenze, letture pubbliche, e quanto si sia trincerato dietro filtri protettivi per difendersi. Ma chi lo conosce sa anche che per i suoi studenti (e per chiunque si interessi seriamente al suo lavoro scientifico e accademico) le porte sono sempre aperte. Così è ancora molto facile incontrarlo con i suoi allievi la sera a Bologna. Mentre chi insiste a volere spiegazioni sul suo lavoro di romanziere: no, quello non è permesso. I testi sono lì, potrebbe rispondere, io non ho altro da aggiungere.
Nel 1992 Umberto Eco ha pubblicato una raccolta di saggi, articoli, interventi che coprivano l'arco di un trentennio. Quel volume si intitolava Il secondo diario minimo, ideale prosecuzione di Diario minimo quella raccolta di scritti satirici, pastiches e divertissement che avevano contribuito a renderlo famoso negli anni sessanta e settanta.
Nella produzione di Eco si possono individuare tre filoni ben distinti: quello presemiotico e semiotico, quello narrativo, e infine quello occasionale.

© 2001 Rcs Libri


L'autore

Roberto Cotroneo, per molti anni responsabile delle pagine culturali del settimanale "L'Espresso", ha pubblicato tre romanzi: Presto con fuoco, Otranto, L'età perfetta. E un saggio: Se una mattina d'estate un bambino. Ha curato l'edizione delle opere complete di Giorgio Bassani. I suoi libri sono tradotti in sette lingue.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


14 dicembre 2001