James Hillman
Il piacere di pensare
conversazione con
Silvia Ronchey

"La distruzione della natura, il declino delle culture e l'oppressione dei poveri sono fatti quotidiani che richiedono atti quotidiani di individui non arrabbiati né inebetiti, ma impegnati."

Il dialogo è un genere che, da Platone in poi, è stato utilizzato da tutte le scuole filosofiche (e anche in letteratura) per esprimere in modo diretto ed efficace i concetti più ardui. Così questo volumetto che vede la trascrizione non di un dialogo fittizio, ma di una conversazione avvenuta tra Silvia Ronchey, docente di storia e giornalista culturale, e l'americano Hillman, grande filosofo e importantissimo psicoanalista junghiano, affascina per l'eleganza della lingua, per la ricchezza dei contenuti e per la capacità di rendere accessibili concetti molto complessi anche a chi non sia un esperto di filosofia o di psicologia.
"Il 'luogo' dell'apprendimento si trova ovunque la mente diventi viva" dice Hillman, indicando come spesso le istituzioni espressamente dedicate a questa funzione (scuole, università, accademie), non mantenendo "viva" la mente, non riescano a svolgere il loro compito, mentre un caffè, un giardino, la stanza di un appartamento possano dare adito a riflessioni profonde, mettano in moto la mente, aprano al dialogo e al confronto e, con ciò, al pensiero.
Questo stare insieme e, nella discussione, crescere è stata per anni una prassi diffusa, mentre oggi forse si può vedere maggiore superficialità nei dialoghi, la mancanza del dibattito come "divertimento", la discussione vissuta come impegno intellettuale, abitudini che i giovani hanno in parte perso. Altra carenza delle ultime generazioni è la percezione che "pensiero è anche lavoro: duro lavoro. E anche una sorta di devozione o rigore": la fatica della riflessione, il metodo, l'impegno che non necessariamente rientrano solo nella razionalità.
Hillman infatti dichiara l'influenza della mistica musulmana, derivata essenzialmente da Henry Corbin, e afferma che l'attività primaria della psiche è "fare immagini" e in effetti l'immaginazione è alla base stessa della psicologia. È indispensabile poi imparare il valore dei miti e pensare miticamente perché è lì la radice e il divenire di ogni essere.
Il dialogo prosegue toccando alcune sfere particolari dell'esistenza: prima tra tutte quella del dolore. Soffrire fa parte del vivere, e possiamo ricavare un accrescimento dalla sofferenza come da qualsiasi altro lato dell'esistenza.
Imparare a convivere con un malessere ci permette di ricordare, ad esempio, che una parte del nostro corpo è importante ("Il disturbo è un modo per diventare sensibili"). Praticare un'esperienza, anche se dolorosa o difficile, in modo continuativo, è importante: diventa "Fare Anima, quello che in inglese si chiama Soul Making".
Il senso del tempo, la vecchiaia: ecco altri temi trattati nel dialogo. E qui emerge la distinzione tra l'essere europei e l'essere americani. "In America il tempo non determina valore", dice Hillman e questo, se spesso è un male, talvolta però può essere utile: ad esempio la lingua può evolversi più rapidamente, si resta più aderenti alla realtà, che in sé è un fatto positivo perché ci propone sempre un elemento vitale, "qualcosa da fare, una sfida, una cosa interessante". Rispetto a fatti di stretta attualità come i drammatici giorni di Genova dello scorso luglio, o l'attentato dell'11 settembre, Hillman si pone in modo interessante: i noglobal vogliono un mondo migliore, rifiutano una visione del mondo fallimentare, cercano, salvando la natura, di salvare l'umanità assediata. E se l'uomo deve non accontentarsi di "votare una volta l'anno e mangiare soia", ma deve "descendre dans la rue", quei ragazzi lo hanno fatto. Sono stati trattati come estremisti o terroristi: ma chi "chiamerebbe estremisti i tonni o i merluzzi intossicati, o i fiumi avvelenati, o chi chiamerebbe terroristi i popoli delle tribù dell'Iran occidentale, nella grande isola di Papua in Nuova Guinea, o dell'Ecuador. Chi? Le grandi multinazionali, ovviamente." Così, controcorrente, anche le considerazioni sull'11 settembre. Hillman spera che quell'attentato sia stato una "ferita di iniziazione che lasci cicatrici nell'anima e renda l'America più dura e più forte, sì, ma con l'anima di un adulto e non di un bambino innocente." Gli americani sono diventati più consapevoli, più riflessivi e, soggiunge, "credo che il 'Bush-tipo' che fa il bullo e mostra i muscoli non sia la realtà dell'America di oggi".
Libertà intellettuale e profondità illuminante, ecco quello che può darci un filosofo.

Il piacere di pensare, conversazione con Silvia Ronchey di James Hillman
Pag. 171, Lire 22.000 - Edizioni Rizzoli
ISBN 88-17-86848-5


Le prime righe

Il giardino dell'anima

"Giardino." "Anima." Ci sono parole che producono un'emozione. Dottor Hillman, in un suo recente intervento lei ha detto: "Il giardino è l'anima".

Sì, è vero, l'ho detto. Noi oggi tendiamo a dimenticare che l'anima non è solo dentro di noi, ma anche fuori di noi. E quando siamo in un giardino, che si tratti di un giardino asiatico o di un giardino alla francese o di qualunque altro tipo di giardino, si manifesta qualcosa dell'anima mundi. L'Anima del Mondo si rende visibile e anzi si mette in mostra.

Ma un giardino, e specialmente un giardino alla francese, con le sue geometrie di bosso squadrato, è sempre così artificiale... Non direbbe piuttosto che l'anima mundi si mostra nella natura, in tutta la natura? Perché scegliere il giardino come esempio della visibilità dell'anima?

"Tutta la natura è troppo! Troppo romantico, un'ottica panteistica. Vede, quando lei dice "tutta" la natura, potrebbe ugualmente dire "niente" della natura. Perché in questo modo smarrisce la qualità particolare di ogni singolo elemento. Non vedo differenza tra un materialista che dice che il mondo non ha anima e un romantico che dice che tutto ha anima. Nessuno dei due è un approccio correttamente psicologico.

© 2001 Rcs Libri


Gli autori

James Hillman è nato ad Atlantic City, è uno dei grandi filosofi contemporanei, oltre che il più illustre esponente della psicoanalisi di matrice junghiana. Ha insegnato alle università di Yale, Syracuse, Chicago e Dallas. Tra le sue opere, continuamente ristampate da Adelphi, ricordiamo Saggio su Pan, Il mito dell'analisi, Re-visione della psicologia, Anima, Il codice dell'anima, Puer Aeternus, La forza del carattere.

Silvia Ronchey è filologa, antichista e insegna Storia bizantina all'Università di Siena. Ha scritto numerosi saggi, tra i quali L'aristocrazia bizantina. Collabora alle pagine culturali della "Stampa" e a "Tuttolibri", ed è autrice e conduttrice televisiva. È stata curatrice nel 1999 del saggio di Hillman, L'anima del mondo.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


14 dicembre 2001