Per Olov Enquist
Il medico di corte

"I suoi amici lo chiamavano 'il Taciturno'. Non era un uomo che parlava, non inutilmente. Ma ascoltava con attenzione. Si può mettere il peso sul fatto che fosse taciturno. Oppure sapesse ascoltare. Il suo nome era Johann Friedrich Struensee."

Eccoci al numero 100 per i romanzi Iperborea! Un traguardo puramente formale che tuttavia mantiene una valenza simbolica e che testimonia il successo di una scelta. Iperborea è una casa editrice che ha saputo proporre, in un mercato non vasto e spesso diffidente come quello italiano, autori nordici completamente sconosciuti. Ha saputo presentarli e ha creato un gruppo di lettori affezionati e mai delusi dalle scelte editoriali di Emilia Lodigiani, anima della casa editrice. Tra gli autori più amati possiamo includere Per Olov Enquist, di cui in questa stessa collana sono stati pubblicati altri tre titoli: August Strinberg: una vita; La partenza dei musicanti; Processo a Hamsun. Ecco ora Il medico di corte, romanzo storico apparso in versione originale nel 1999, dopo dieci anni dall'ultima opera narrativa dell'autore, nel frattempo completamente assorbito dal suo lavoro di drammaturgo. Non si può prescindere, per l'analisi dell'opera, dall'idea di Enquist autore di testi per il teatro ("uno dei grandi drammaturghi europei contemporanei"). La capacità di comporre il mosaico di una storia fatta di scene e quadri, ma anche di dialoghi straordinari, è senza dubbio figlia di una grande competenza teatrale e cinematografica.
La storia è tutta nelle prime righe: "Il 5 aprile 1768 Johann Friedrich Struensee fu assunto quale medico personale del re di Danimarca Cristiano VII, e quattro anni più tardi fu giustiziato". Dietro questa vicenda si nasconde una rivoluzione mancata, che avrebbe anticipato quella francese e creato le basi per la nascita di quelle socialdemocrazie del Nord Europa che rappresentato tutt'oggi un modello unico.
Il giovane Cristiano, un ragazzo immaturo e debole, (figura archetipica di certi regnanti che confondono realtà e finzione, come in una recita continua, e che divengono protagonisti di un mondo di cui non conoscono le regole) eredita un paese allo stremo dopo una lunga serie di guerre e una corte in cui dominano l'interesse personale e la corruzione. Fondamentale per il giovane re l'incontro con un uomo dai solidi principi morali, onesto e idealista: il medico Johann Struensee. Inizialmente ammesso a corte unicamente per le sue competenze professionali, Struensee ben presto si avvicina a Cristiano come consigliere, diventando via via più potente. Le sue scelte illuministe trasformano la legislazione danese in una delle più avanzate d'Europa, ma generano attorno a lui, all'interno della corte, forti critiche e dissensi, fomentati da antipatie, invidie, rivalità. Per liberarsi di questa figura sgradita, i nobili, capeggiati dalla sgradevole figura di Ove Høegh-Guldberg, un parvenu vincente (di cui Enquist ci mostra anche il ritratto, affiancato a quello del medico), fanno leva sul suo rapporto sentimentale con la giovanissima regina Carolina Mathilde (sorella minore del re d'Inghilterra Giorgio III data in moglie a Cristiano ad appena quindici anni) sino ad ottenere per lui una condanna a morte. L'esecuzione della sentenza impedisce l'attuazione di una riforma fondamentale per il paese, l'abolizione della servitù della gleba, ma lo spirito illuminista ormai inevitabilmente aleggia in Danimarca e non può più essere fermato.

Il medico di corte di Per Olov Enquist
Titolo originale: Livläkarens besök
Traduzione di: Carmen Giorgetti Cima
408 pag., Lit. 32.000 - Edizioni Iperborea
ISBN 88-7091-100-4-5


Le prime righe

Parte Prima
I QUATTRO

Capitolo 1
IL PIGIATORE

1.

Il 5 aprile 1768 Johann Friedrich Struensee fu assunto quale medico personale del re di Danimarca Cristiano VII, e quattro anni più tardi fu giustiziato.
Dieci anni dopo, il 21 settembre 1782, quando l'espressione "il tempo di Struensee" era ormai diventatata di uso corrente, l'ambasciatore inglese a Copenaghen Robert Murray Keith riferiva al proprio governo un episodio di cui era stato testimone. Giudicava l'episodio sconcertante.
Per questo faceva rapporto.
Aveva assistito a una rappresentazione teatrale al Teatro di Corte di Copenaghen. Tra il pubblico c'erano anche il re, Cristiano VII, e Ove Høegh-Guldberg, l'effettivo detentore del potere politico in Danimarca, in pratica il sovrano assoluto.
Si era conferito il titolo di "Primo Ministro".
Il rapporto riguardava l'incontro dell'ambasciatore Keith con il re.
Inizia con le sue impressioni sull'aspetto esteriore dell'allora appena trentatreenne Cristiano VII. "È all'apparenza già un vecchio, molto piccolo, smagrito, con il volto sciupato, i cui occhi febbricitanti testimoniano un'insana condizione mentale." Ancor prima che cominciasse la rappresentazione, "l'alienato" re Cristiano, così è definito, si era messo a vagare tra il pubblico borbottando, il volto scosso da singolari contrazioni.
Guldberg non l'aveva perso d'occhio un istante.
Ciò che aveva colpito Keith era la relazione tra i due. Poteva essere descritta come quella di un infermiere con il suo paziente, o di una coppia di fratelli, o come se Guldberg fosse un padre con un bambino disubbidiente o malato; comunque Keith usa l'espressione "quasi affettuosa".
Al tempo stesso, scrive che i due parevano uniti in modo "quasi perverso".
La perversione non stava nel fatto che i due, pur avendo notoriamente giocato ruoli di primo piano nel corso della rivoluzione danese, allora da avversari, fossero oggi a tal punto dipendenti l'uno dall'altro. Era perversa la maniera che aveva il re di comportarsi come un cane spaurito ma ubbidiente, e Guldberg come il suo padrone severo ma affettuoso.
Sua Maestà aveva manifestato una sorta di angosciata deferenza, quasi temesse di essere punito. I cortigiani non avevano mostrato alcun rispetto nei confronti del monarca, l'avevano piuttosto ignorato, o si erano fatti da parte sogghignando quando si avvicinava, come per evitare il disagio della sua presenza.
La presenza di un bambino fastidioso di cui da tempo si erano stancati.

© 2001 Iperborea Edizioni


L'autore

Per Olov Enquist, nato nel 1934 nel Nord della Svezia, è una delle "coscienze critiche" della società scandinava. Autore di teatro e di una ventina di romanzi, spesso di ambientazione storica e di taglio politico, unisce al gusto dell'indagine su fatti o personaggi scottanti, una scrittura innovativa e rigorosa che lo rendono una delle voci più forti e originali della letteratura europea.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


6 dicembre 2001