Stefano Tassinari
L'ora del ritorno

"Alle passioni, dice tra sé, non si possono dare consigli, e allora è meglio lasciarle libere di andare incontro al proprio destino."

La memoria è protagonista di questo romanzo: eventi lontani che hanno lasciato più di una traccia nel presente; episodi che hanno determinato la morte di molte persone; punti che erano oscuri nel passato e che non sono stati mai chiariti; dubbi che sono rimasti come spine nell'animo di chi ha subito quelle esperienze. Protagonista assoluto è un uomo anziano, un ex partigiano, militante del partito comunista fino al 1956, tragico anni dei "fatti d'Ungheria", sgomento davanti alla deriva terroristica degli anni Settanta, ma ancor più turbato dal trasformismo di alcuni compagni "rivoluzionari" che hanno trovato vantaggioso allearsi con l'antico avversario. Intorno a lui solo la presenza della figlia di cui ripercorre nella mente l'adolescenza e, dominante, il ricordo della moglie, amatissima, morta troppo presto, per tutta la vita vicina a lui nelle scelte politiche e di cui, solo nelle ultime pagine del libro, viene rivelato un doloroso segreto. L'episodio che ha segnato la vita di Eugenio, questo è il nome del protagonista, e che tante volte ritorna nel libro, è un agguato nazista subito dal gruppo partigiano di cui faceva parte, costato la vita a molti compagni, dietro cui forse c'è un'opera di delazione compiuta dagli stessi dirigenti del suo partito per annientare un gruppo considerato pericolosamente "deviazionista". Il peso di questo sospetto fa tornare alla mente La canzone di Carla di Ken Loach, film che denuncia la lotta interna agli antifranchisti, durante la guerra civile spagnola, e la persecuzione subita dai gruppi anarchici ad opera degli stalinisti. Note amare, anzi tragiche, denuncia senza appello di una modalità spietata di concepire l'attività politica, che ha visto episodi non dissimili denunciati da altri intellettuali della sinistra (si veda ad esempio il film di Maselli, Il Sospetto, magistralmente interpretato da Gian Maria Volonté).
I cupi pensieri che spesso frequentano la memoria del vecchio partigiano non gli fanno perdere i fondamenti di quell'utopia che lo accompagnerà tutta la vita, né il senso critico (che è alla base di tutte le sue difficoltà), né la libertà intellettuale che gli impedisce di assoggettarsi ciecamente a qualsiasi autorità, una forma mentale di cui è sostanzialmente orgoglioso.
Attraverso uno stratagemma letterario (il protagonista immagina di leggere ciò che scrive un ragazzo che osserva dalla finestra) vi è poi un lungo flash sul presente, fatto di centri sociali e di nuove battaglie che i giovani ingaggiano col potere, forse più spontaneistiche, ma ugualmente appassionate. C'è una specie di passaggio di testimone, di generazione in generazione, legato all'utopia e al "disincanto", ma come scrive il giovane antagonista, "sono i perdenti a lasciare tracce nell'immaginario delle persone ed è a loro che ci s'ispira quando si è in cerca di emozioni forti. Di solito chi vince troppo ci fa paura, perché non ci sentiamo in grado di competere."

L'ora del ritorno di Stefano Tassinari
157 pag., Lit. 20.000 - Edizioni Marco Tropea (Le Gaggie)
ISBN 88-438-0304-2


Le prime righe

Prologo

Tiene lo sguardo rivolto sempre nella stessa direzione, dritto verso le sole cose che abbia ancora un senso rivedere. Poche, per la verità, come lo sono le occasioni concesse alla sua memoria di vecchio, ex di tutto ed ex di niente, in procinto di... E non finisce mai la frase, perché concludere qualcosa è pur sempre un modo per sentirsi vivi. "Una colpevole dimenticanza", dicono di lui quelli arrivati troppo tardi, ridare dignità a un uomo fuori corso, rimasto senza stelle sulla testa. E allora lui ringrazia di lontano, col viso incorporato alla sua storia da dimenticare, né ombra né luce di se stesso, ma solo sintonie che non si possono spiegare, e turni di guardia a un ipotetico domani, confuso con gli spari del mattino dopo, un'alba che viene a risparmiarti e un'altra che s'annuncia così in fretta. Dalla sua sedia fissa le domande, che gli passano davanti come quegli anni caduti sulla neve, un colpo di canna e un altro sulla spalla del vicino, così da controllarne il battito del cuore, e l'ansia vorticosa del respiro, e qualche volta anche l'umore. La testa è per forza altrove, a trasformare in una fantasia la sola voglia di non lasciarsi andare. A chi l'abbiamo fatta la nostra resistenza - si chiede sottovoce, invece di gridare - se oggi è tutto uguale, e anche l'astio sembra profumare di buoni sentimenti. La giornata va riempendosi di suoni, difficili da separare rispetto a quelli che gli stordiscono la mente, già ottusa per via degli anni dell'isolamento, vissuti a custodire l'obbligo al silenzio. Di fronte a sé guarda scorrere ciò che non si può fermare, come una lista dei dispersi incisa sopra i muri, mentre da dietro sente la memoria andare al passo, e un sopraggiungere di grida mascherate, e ancora le sue mani fredde, sfiorate appena prima di fuggire.
Era l'inverno del '44, o forse no...
"Che ora è?" le chiede quando il buio si spinge fino a lui.
"Credo sia l'ora del ritorno" risponde lei, senza un perché.

© 2001 Marco Tropea Editore


L'autore

Stefano Tassinari, nato a Ferrara nel 1955, vive a Bologna. Collaboratore dei programmi culturali di RadioRai Tre, è autore di testi teatrali e direttore artistico di varie rassegne letterarie. Ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi All'idea che sopraggiunge e Assalti al cielo, la raccolta di racconti Ai soli distanti (Finalista premio Assisi 1995 e Premio Ceppo Nicola Lisi 1995) e il CD Lettere dal fronte interno.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


6 dicembre 2001