Lia Levi
L'albergo della Magnolia

"L'Albergo della Magnolia ha rappresentato il mio vero modo di essere, quello prima della tempesta."

Molto attenta al ricordo, alla testimonianza e alla memoria, Lia Levi è stata autrice di libri destinati ai bambini e ai ragazzi scritti per raccontare loro l'odio verso gli ebrei e fare in modo che la storia non si ripeta. La persecuzione razziale è dunque al centro della sua ricerca, sia in campo saggistico che letterario. Ed è presente anche in questo romanzo, ambientato proprio ai tempi del fascismo e delle leggi razziali. La scrittura della Levi è semplice, diretta ed essenziale e, pure essendo destinata a lettori adulti, ha sempre le cadenze della favola, con una narrazione cronologicamente lineare, frasi brevi e regolari, dialoghi tratti dalla quotidianità. La sua particolarità come autrice è individuabile proprio nella capacità di rendere dirette e immediate le sensazioni che descrive, anche quando siano tormentate e complesse come la passione d'amore, la paura, la gelosia raccontate in queste pagine.
La lucida passione è quella del protagonista, un insegnante trentenne di origine ebraica ma poco attaccato alla propria fede, per una ragazza ariana, Sonia. Non la folle passione del professore dell'Angelo azzurro, cui lui stesso fa riferimento per negare di trovarsi in una situazione simile, ma un amore intenzionato a superare ogni ostacolo, attraverso qualsiasi compromesso. E molti ne saranno necessari per entrare in una famiglia, come quella di Sonia, in cui "il fascismo era tutt'uno con le poltrone e ciambella e il servizio dei bicchieri di cristallo da 84 pezzi". Matrimonio, una casa, un figlio di nome Michele e poi, la discesa verso l'inferno, "quale che sia il significato che ognuno vuol dare a questa abusata immagine". L'Albergo della Magnolia è un punto di riferimento costante, il luogo in cui il protagonista può trovare conforto, il centro dell'attività della famiglia e quindi la casa. Ma anche quello è destinato a perdersi nel grande vortice delle persecuzioni razziali. Il protagonista si "scopre" sempre più, a mano a mano che la vicenda diventa drammatica e intensa, rivela in un crescendo i propri sentimenti e si rivolge direttamente a un interlocutore, il figlio, "affidando la bottiglia alle onde", come scrive Lia Levi nel finale.

L'albergo della Magnolia di Lia Levi
209 pag., Lit. 27.000 - Edizioni e/o
ISBN 88-7641-464-9


Le prime righe

Parte prima

Capitolo primo

Questa notte all'improvviso ho preso la decisione di scriverti. Poi non spedirò. Almeno non ora. Ma, se ce la faccio a cominciare, sono sicuro che continuerò a scriverti per molto tempo.
Forse leggerai tutto insieme, o forse le mie parole non ti arriveranno mai. Dipenderà dal destino, o da me, se dal destino deciderò di farmi prestare temporaneamente un po' del suo potere.
Qui c'è stata una guerra. Lo saprai, credo.
Abbiamo vissuto un grande pericolo, perché era sembrato che questa volta sarebbero riusciti ad annientarci. Dopo, tutto è cambiato e in soli sei giorni (poi l'hanno proprio chiamata così, "Guerra dei Sei Giorni") abbiamo riportato una folgorante vittoria.
Lo so, "folgorante" è una parola un po' tronfia, ma è stata proprio questa la sensazione.
E allora hanno cominciato a cercarci, a telefonarci, a scriverci. Erano stati in ansia per noi, e adesso sentivano il bisogno di manifestarci il loro sollievo.
Parlo degli ebrei degli altri paesi, e magari non solo degli ebrei.
Del nostro Stato finora non gli era importato un granché, e anche se erano tanti quelli che passavano la loro vita a sostenerci, per il resto la loro simpatia era stata vaga e parecchio contraddittoria.
All'improvviso però, davanti al rischio di vederci scomparire, inghiottiti ancora una volta dalle onde nere della Storia, hanno capito di colpo quanto tenevano a noi e alla terra che noi avevamo accudito anche al posto loro.
Allora è stato tutto un comunicare e scambiarci affannate emozioni.
Ma nessuno ha cercato me.
È naturale, nessuno sa più niente di me da anni e anni.
Ora vivo in città e insegno in un liceo, ma nei vent'anni che ho passato in un kibbuz mi è stato facile scomparire dal mondo, come inghiottito dal nulla.
Qui sono in molti a non avere un passato, e nessuno si stupisce e nemmeno ti fa domande.
A dire la verità il passato ce l'hanno, eccome. Ma è rimasto laggiù, per ognuno nella propria terra, annullato per sempre, con le radici marcite e puntate vanamente verso il cielo.
Per questo non mi ha cercato nessuno.

© 2001 Edizioni e/o


L'autore

Lia Levi, scrittrice e giornalista, vive a Roma, dove per trent'anni ha diretto il mensile "Shalom". È autrice di molti libri per adulti e ragazzi che hanno riportato numerosi premi. Ha pubblicato: Una bambina e basta (Premio Elsa Morante opera prima, 1994), Se va via il re, Quasi un'estate.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


30 novembre 2001