Jean-François Bouvet
La strategia del camaleonte
La simulazione nel mondo vivente

"Il mondo visto dall'essere vivente è un gigantesco caleidoscopio di immagini che nel migliore dei casi si sovrappongono, ne peggiore si giustappongono - cosa che finisce per demoltiplicare l'apparenza. È la pluralità del mondo guardato. Se la somma delle apparenze avesse una superficie, la si immaginerebbe infinitamente superiore a quella della Terra."

Ricordate Gli spinaci sono ricchi di ferro. I luoghi comuni nella scienza? È stato un saggio best-seller nel 1999 che ha sfatato alcuni miti scientifici nati da errori, sviste, fraintendimenti che la tradizione popolare ha continuato a "prendere per buoni", ma che nulla hanno a che fare con la realtà. Ora Bouvet affronta un altro tema scientifico interessantissimo: la simulazione. Un'altra forma di errore, una sorta di bugia del mondo vivente, che lo studioso francese affronta con un grande "viaggio nel paese delle apparenze".
Per capire lo svolgersi della sua analisi è utile seguire i capitoli in cui il saggio è suddiviso. Esibirsi è il titolo del primo, che racconta come l'esibizione sia un momento fondamentale della scelta del compagno e dunque della riproduzione. Esibizione anche come simulazione, appunto, come messa in mostra di doti più o meno possedute. È esibizione la vistosa livrea del gallo di brughiera o del fagiano maschio, ostentata in una sorta di parata davanti alla femmina da conquistare (un'arma a doppio taglio, che può portare all'accoppiamento ma anche alla pericolosa sfida di altri maschi o alla morte per mano del cacciatore). Ma è esibizione anche il rossore sul volto di una donna, il colore acceso di un fungo o di un pesce velenoso... Antitesi all'esibizione è il Passare inosservati, titolo del secondo capitolo. Anche questa è una strategia di dissimulazione. Camuffarsi per non essere individuati dai predatori, fare finta di essere un pezzo di tronco, un ramo di un albero o una foglia (ecco il nostro camaleonte) può servire per la sopravvivenza, l'ha imparato anche l'uomo e mettendo in pratica questo concetto nella strategia militare. Ma lo studio di Bouvet non si limita agli aspetti che abbiamo fin qui descritto, e che sono forse i più noti della finzione nel mondo animale (sempre rapportata anche a quello umano). Simulare o Dissimulare interesse per qualcosa, può essere una strategia vincente, così come Illudere, ad esempio una preda, di essere innocuo, o un insetto di essere un possibile compagno per l'impollinazione, e così via. Un capitolo è anche dedicato al travestitismo e l'ultimo si "scopre" parlando di vera menzogna, arte appresa per necessità da un bonobo che riesce a diventare bugiardo per difendere le proprie banane. La lettura di tutti questi atteggiamenti in termini di finzione, di inganno, di promessa più che di realtà, porta a interrogarsi sulla consapevolezza degli esseri viventi che attuano queste strategie. Bouvet non dimentica di affrontare neppure questo grande interrogativo di fondo.

La strategia del camaleonte. La simulazione nel mondo vivente di Jean-François Bouvet
Titolo originale: La stratégie du caméléon
Traduzione di: Maria Gragorio
XVIII-153 pag., Lit. 27.000 - Edizioni Raffaello Cortina
ISBN 88-7078-713-3


Le prime righe

PROLOGO
CHE L'APPARENZA SIA!

Lasciate che in apertura formuli una domanda indiscreta ma fondamentale: che cosa facevate sabato 23 ottobre dell'anno - 4004 alle 9 del mattino? Ah, non eravate nati? Peccato, perché così vi siete persi la creazione del mondo. Quanto meno a quella data la colloca, sulla base dei testi sacri, un tal Ussher nel 1650. E il tipo faceva probabilmente sul serio, perché era un arcivescovo anglicano, nientemeno. Non c'è dubbio che l'argomento di autorità deve aver colpito le fedeli pecorelle di quel pastore, uno che non aveva certo paura di compromettersi. Quale benedizione avere un arcivescovo che non ha paura di datare l'opera del grande orologiaio con la precisione di uno svizzero!
A dire il vero, l'età del mondo è un problema importante, anche per il nostro discorso. Perché, prima che il mondo fosse, non esisteva niente, sempre che il mondo sia tutto e che la nozione di un nulla precedente il tutto abbia senso. Se niente poteva assomigliare a niente, di apparenza non si parlava neppure. E nessuno andava errando, in quel nulla che non esisteva, in cerca di un'inconcepibile apparenza. Perché l'apparenza fosse, ci sono voluti gli oggetti, e naturalmente qualcuno che li guardasse. E questo sguardo presuppone gli occhi, o almeno organi sensibili alle radiazioni luminose, quindi organismi, quindi la vita, la quale, come sappiamo, si è fatta un po' aspettare. Per molto tempo un mondo cieco a se stesso ha fatto a meno dell'apparenza.
Si noterà che questo non impedisce in alcun modo di tentar di immaginare a che cosa somigliasse il mondo degli inizi, prima che qualcuno lo guardasse. E se la data fissata per la creazione del mondo dall'arcivescovo Ussher vi fa sorridere, è perché date più credito agli scienziati di oggi che ai teologi di un tempo, quando si tratta di descrivere questi inizi. Voi sapete bene, noi sappiamo bene, che l'Universo risale in realtà a quindici miliardi di anni or sono... o diciotto, o venti, pressappoco - le stime sono ancora un po' fluttuanti. Sappiamo bene che c'è stato il Big Bang. E lo sappiamo perché astronomi, astrofisici e altri sapienti - gente che sa - ce lo hanno detto.

© 2001 Raffaello Cortina Editore


L'autore

François Bouvet insegna all'università Claude-Bernard-Lyon-I, dove ha realizzato ricerche di neurobiologia. È il curatore di Gli spinaci sono ricchi di ferro, pubblicato nel 1999.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


30 novembre 2001