Bruno Fornara
Geografia del cinema
Viaggi nella messinscena

"Dunque, un film è (di solito) un ambiente narrativo, sonoro e visivo, ad alto tasso di impressione di realtà. È lavoro sul tempo e sullo spazio, scomposizione di una scena complessiva in una serie di inquadrature girate e messe in sequenza in maniera tale, se il film è girato alla maniera classica, da non far notare allo spettatore i passaggi, gli stacchi, il lavoro di scomposizione e ricomposizione."

Andiamo al cinema, ci sediamo attendendo che si spengano le luci, scambiamo le ultime chiacchiere col nostro vicino e poi ha inizio la magia: silenzio, oscurità e il viaggio incomincia.
Geografia del cinema si chiama questo saggio di Fornara: un percorso all'interno di immagini, sequenze, suoni; la costituzione di una "cartina geografica" della messinscena; un percorrere, penetrando il più possibile all'interno delle modalità di lettura (e di lavoro) alcuni brani di film significativi nella storia del cinema. Segni e significati, intreccio fatale, in cui ogni fotogramma viene studiato e assume un ruolo imprescindibile:
"Compito del regista non è incollare immagini una dopo l'altra, compito del regista è fare regia, è mettere in scena, è produrre senso e sensi con i segni che il cinema gli mette a disposizione."
Il tempo nell'arte cinematografica ha subito una manipolazione con tecniche che la letteratura ha poi ereditato ("Il cinema racconta, plasma e rimodella il tempo"), stessa operazione è avvenuta per lo spazio, così la soggettività è riuscita a infrangere anche i cardini della logica, è riuscita a far spostare lo sguardo dal dentro al fuori e viceversa con una naturalezza impossibile altrimenti.
I film di cui vengono analizzate le sequenze sono diversi tra loro: classici dei primordi, recenti successi, opere comiche, western, film drammatici. I registi provengono da aree geografiche spesso opposte, dalla Russia agli Usa, dalla Francia all'Italia, dalla Spagna al Giappone: ma non è, per l'autore, così significativa la provenienza geografica, gli interessa piuttosto quella culturale, oltre alle scelte peculiari di tecniche e metodi utilizzati per trasmettere specifici messaggi o emozioni.
Un film può essere dominato dall'azione o dalla staticità dei personaggi, dal silenzio o dal suono, da lunghi piani sequenza o dalla frammentarietà delle riprese, dalla presenza sensibile del regista o dalla sua apparente assenza, dal calarci repentinamente in re o dall'introdurci gradualmente nella vicenda attraverso una specie di prologo: ciò che conta è vedere, cogliere queste differenze, capire il senso, il messaggio di scelte che, pur essendo apparentemente solo tecniche, in realtà sono fonte di significato.
Ed è proprio questo il motivo per cui è interessante per ogni appassionato di cinema leggere questo saggio, perché rappresenta la possibilità offerta anche ai profani di capire i meccanismi intellettuali e operativi grazie ai quali ogni regista passa dall'idea all'opera compiuta.

Geografia del cinema. Viaggi nella messinscena di Bruno Fornara
290 pag., Lit. 28.000 - Edizioni Rizzoli (Scuola Holden)
ISBN 88-17-12752-3


Le prime righe

I. Il continente del cinema che c'è
ma non si vede

Questo libro di viaggio amerebbe essere letto con sottomano le cassette dei film di cui si parla. Per questo primo capitolo, sarebbe bene tenere a portata di videoregistratore la sequenza iniziale di Un dollaro d'onore di Howard Hawks e la prima parte di Potere assoluto di Clint Eastwood. Difficile trovare in cassetta i film di Michael Snow: ogni tanto, La Région centrale passa in tv nelle notti di Fuori Orario.

3 minuti e 46 secondi con Howard Hawks

Andiamo al cinema. Una sera, verso il 1960. Si spengono le luci, inizia la proiezione, sui titoli di testa si può ancora parlottare, poi zitti perché comincia la storia. Un uomo entra in un saloon, va verso il bancone ma sembra esitare, si ferma prima di arrivarci. C'è un altro al bancone, sta bevendo un whisky. I due si guardano. Il primo vorrebbe bere anche lui ma non deve avere un centesimo in tasca. Il secondo ride, tira fuori una moneta e gliela lancia, per scherno, in una sputacchiera. Quando il primo si china per raccoglierla, interviene un terzo personaggio che con un calcio allontana la sputacchiera. Ha la stella sul petto, è lo sceriffo, fa per avvicinarsi a quello che ha lanciato il dollaro ma il primo uomo lo colpisce alla testa con un bastone. Lo sceriffo cade pesantemente a terra. Il primo uomo viene immobilizzato. Il secondo lo prende a pugni. Interviene uno dei presenti per farlo smettere, lui estrae la pistola e spara. Il poveraccio cade morto. L'omicida esce con calma dal saloon. Importuna una donna sola, ne oltrepassa un'altra accompagnata da un uomo, la guarda soltanto (a voler essere precisi, le guarda il sedere). Entra in un saloon vicino, fa cenno di voler bere. Rumore di passi: è lo sceriffo che si è già ripreso, imbraccia il fucile, dichiara in arresto l'omicida. Uno dei presenti punta la pistola contro lo sceriffo, altri lo minacciano. Lo sceriffo è in difficoltà ma ricompare l'uomo che l'aveva colpito con la bastonata, sfila una pistola da una fondina e spara a quello che tiene lo sceriffo sotto tiro. Lo sceriffo può colpire l'omicida con il fucile. L'uomo tramortito viene trascinato via.

© 2001 RCS Libri


L'autore

Bruno Fornara (Pettenasco, Novara, 1945) è critico cinematografico. Dal 1978 è presidente della Federazione Italiana Cineforum e direttore editoriale della rivista "Cineforum". Fa parte del gruppo organizzatore di Bergamo Film Meeting e del comitato di selezione dei film per la Mostra di Venezia. Ha pubblicato Charles Laughton, La morte corre sul fiume. Insegna narrazione cinematografica presso la Scuola Holden di Torino.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


30 novembre 2001