Anna Gavalda
Vorrei che da qualche parte ci fosse qualcuno ad aspettarmi

"La donna si chiama Mathilde. È bella ma le si vedono sul viso tutti i rimpianti di una vita."

In testa alle classifiche di vendita francesi ormai da settimane, Anna Gavalda rappresenta un vero caso editoriale: è davvero raro che un'esordiente riesca a imporsi con tanta rapidità, soprattutto se in ciò che scrive non c'è nulla di scandalistico o di sensazionale.
La lettura del libro, una raccolta di racconti, è estremamente scorrevole: i temi sono tratti dalla quotidianità borghese; i personaggi, uomini e donne qualsiasi, sono assolutamente normali, con le sofferenze, le gioie, i turbamenti, i rimpianti che riempiono la vita di ognuno.
Una coppia che non sa più dialogare che percorre in silenzio un lungo viaggio in auto; un soldato in licenza che riceve uno speciale "regalo" di compleanno: una bella ragazza sceglie lui e non il fratello, da sempre vincitore in ogni confronto; una giovane donna che scopre di portare nel grembo un feto morto, ma non può permettersi di elaborare in santa pace il suo lutto perché si vede costretta a partecipare a una festa di nozze; un uomo che scopre di essere stato involontaria causa di un incidente stradale che ha causato numerosi morti e che viene divorato dal rimorso; un incontro casuale di due persone per strada che promette di trasformarsi in stuzzicante avventura, ma che viene sciupato dal suono inopportuno di un telefono cellulare...
Nessun evento straordinario, come si diceva, ma la rappresentazione di vite normali colte in un momento particolare, che può essere un evento, una emozione, una consapevolezza nuova. La Gavalda sperimenta un minimalismo che non è mai stucchevole, mai lezioso, ma essenziale, pudico, quasi costruito sui sottintesi. L'autrice è, nel parlarle e nel commentare con lei il libro, una persona estremamente diretta che, senza supponenza, dichiara i suoi riferimenti letterari (da Maupassant a Carver) e il suo interesse per gli esseri umani (l'esperienza di insegnante sicuramente l'ha resa più attenta ai problemi altrui), una giovane donna che non si è "ubriacata" per il successo improvviso e imprevisto, che non si sente paladina di nulla, né delle donne (si dichiara di una generazione che non ha più bisogno di affermare nulla, ma ha ereditato le conquiste delle lotte altrui), né degli emarginati (conosce meglio la classe a cui appartiene, la borghesia, ed è di questa che parla), ma che è sicura di sé e promette di non fermarsi di certo a una sola opera.

Vorrei che da qualche parte ci fosse qualcuno ad aspettarmi di Anna Gavalda
Traduzione e prefazione di Silvia Ballestra
182 pag. Lit. 26.000 - Edizioni Frassinelli (Strade)
ISBN 88-7684-648-4


Le prime righe

Piccole abitudini
Di Saint-Germain

Saint-Germain-des-Prés!?... So già che mi direte: "Santo cielo, ma che banalità, ragazza mia, la Sagan l'ha già fatto un pezzo prima di te e talmeeente meglio!"
Lo so.
Ma che ci volete fare... Non sono del tutto sicura che una storia del genere potesse capitarmi sul boulevard di Clichy, credetemi. È così.
E comunque, tenetevi per voi i commenti e seguitemi perché qualcosa mi dice che vi divertirete.
Vi piacciono da morire le storielle un po' rosa. Quando vi stuzzicano il cuore con quelle serate promettenti, quegli uomini che vi fanno credere di essere soli e un po' infelici.
Lo so che vi piacciono. È normale, e d'altronde non potete leggere degli Harmony seduti da Lipp o ai Deux-Magots. Certo che no, ovvio che non potete.
Allora, questa mattina ho incrociato un tipo sul boulevard Saint-Germain.
Io risalivo il boulevard e lui mi veniva incontro. Eravamo dal lato dei numeri pari, quello più elegante.
L'ho visto arrivare da lontano. E non lo so, sarà stata l'andatura, così sciolta, con i lembi del cappotto che gli cascavano bene sul davanti... Insomma, ero a venti metri da lui e sapevo già che non mi sarebbe sfuggito.
E infatti così è stato, arrivato alla mia altezza, mi accorgo che mi guarda. Gli scocco un sorriso sbarazzino, del genere freccia di Cupido, ma comunque cauto.
Anche lui mi sorride.
Tirando dritto, continuo a sorridere, penso a À une passante di Baudelaire (sì, già prima, con la Sagan, avete capito che sono in possesso di quelle che vengono chiamate "referenze letterarie"!!!). Ora sto camminando più lentamente perché cerco di ricordare... "Alta, magra, in gramaglie..." poi non la so più... dopo... "Passò una donna, maestosa nel suo dolore, sollevando con la mano superba la gala e l'orlo..." e alla fine... "O tu, che avrei amato, o tu che lo sapevi..."
Ogni volta ci resto secca.

© 2001 Edizioni Frassinelli


L'autore

Anna Gavalda è nata nel 1970 a Boulogne-Billancourt ed è laureata in Lettere Moderne. Da sempre appassionata di scrittura, ha vinto nel 1992 il premio per la più bella lettera d'amore e nel 1998 si è aggiudicata il primo posto nei tre concorsi letterari riservati al racconto. Sposata, madre di due bambini, insegna francese al mattino, fa l'assistente veterinaria presso lo studio del marito al pomeriggio e nel tempo che le rimane si dedica alla narrativa. Questa è la sua opera prima.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


23 novembre 2001