Bubul Sharma
La vendetta della melanzana

"Bala fece un passo in avanti e io trattenni il respiro. Prese il bouquet tremando: gli occhi le brillavano, aveva uno strano e umido sorriso, come quello di una sposa che arrossisce, sul punto di ornare di ghirlande il suo sposo."

Questa scrittrice indiana già ci aveva incantato col primo romanzo tradotto in italiano, quel Banana-flower che con gioiosa ironia aveva rappresentato la realtà di un'India moderna ma fortemente ancorata alla tradizione. È uscito recentemente da Marcos y Marcos un altro libro scritto da Bubul Sharma, una raccolta di racconti accompagnati ognuno da una semplice (e praticabile) ricetta. Non ci si deve però far ingannare da questa presenza curiosa: non si tratta assolutamente di un libro di cucina né, come invece valeva per Afrodita della Allende, tutto ruota intorno al cibo. Qui i racconti hanno una loro vita autonoma, anche se l'arte culinaria appare abbastanza importante nell'economia delle varie storie. La nota dominante è una particolare allegria che circonda la narrazione anche se non si parla necessariamente di vicende divertenti. È una sensazione gioiosa del vivere (e perché no, del morire) che i personaggi esprimono inseguendo ognuno il proprio destino, muovendosi tra modernità e riti antichi, tra i profumi intensi dello zenzero, del cumino, del coriandolo e delle ghirlande di fiori che si diffondono nelle case, tra scarpe Nike, macchine veloci e supermercati. L'amore tra uomo e donna, tra nonni e nipoti, tra padroni e servi, è un sentimento diffuso (come anche la passione per il cibo), sa infrangere le più rigide tradizioni, supera ogni moralismo e crea situazioni apparentemente paradossali, ma profondamente autentiche. Insomma si respira libertà e sensualità in questo libro, sensazioni che difficilmente abbiamo leggendo tante opere occidentali anche se le "nostre" protagoniste hanno vestiti audaci e non sono coperte dal pudico sari.

La vendetta della melanzana di Bubul Sharma
Titolo originale: The Anger od Aubergines
Traduzione di: Tatiana Moroni e Sara Radaelli
187 pag., Lit. 24.000 - Edizioni Marcos y Marcos (Gli Aliante)
ISBN 88-7168-325-0


Le prime righe

Ditelo con i cavolfiori

Finocchio, senape, cumino e anice gettati nell'olio di senape bollente. Si sprigiona un aroma pungente, avvolge la testa di Dida e procede fino a noi.
Io e il mio fratellino ci allunghiamo in avanti, attenti a non valicare la linea invisibile che separa la cucina della nonna dal resto della casa. Nessuno ha il permesso di entrare in quel locale stretto e buio, spazzato e lavato quattro volte al giorno da Dida. Cipolle, aglio, carne, piatti di vetro e servi non hanno mai varcato la soglia; però ci vive un topolino, talvolta lo vediamo, ci spia da dietro una fila di recipienti di ottone.
Dida lavora seduta sul pavimento della cucina. La vedo tagliare le verdure in piccoli pezzi, mondare il riso, impastare e lavare foglie di spinaci dalla mattina alla sera; e pensare che lei mangia soltanto una volta e digiuna un giorno sì e uno no, come tutte le vedove bramine ortodosse. Mia madre saltuariamente è ammessa in cucina, ma soltanto dopo aver fatto il bagno, essersi lavata i capelli e cambiata d'abito. Dida, che ricordo minuta e fragile nelle sue vesti bianche da vedova, cucina e mangia prima degli altri. Nipotini, figli, nuore e parenti poveri vari che le piace sfamare siedono attorno al lungo tavolo di marmo bianco mentre Dida non lo sfiora nemmeno - anche se l'ha portato lei in dote da bambina, sessant'anni fa.
Rappresenta quel che lei odia di più. Ricchi curry rossi di carne con aglio e cipolla l'avevano macchiato; a questo tavolo contaminato i figli avevano intrattenuto estranei, di certo non bramini; una volta ci aveva visto appoggiata persino una bottiglia di birra maleodorante.
Adora girare intorno al tavolo durante i pasti, e far piovere prelibatezze nei nostri piatti: frittelle di melanzane, loochi e mishti. Si tiene discosta, ben attenta a non sfiorare il tavolo. Le sue mani pallide, che le ho visto lavare almeno cinquanta volte al giorno, si librano come libellule, e di colpo qualche delizia cade nei nostri piatti.
Dida non era molto più alta di me, che all'epoca avevo dodici anni. Era così sottile che l'unico braccialetto d'oro le scivolava dal polso quando faceva il bagno. Non indossava altri gioielli; teneva quel semplice cerchietto ammaccato perché, spiegava, bisogna portare un ornamento d'oro quando si muore, come dazio per Yama, il dio della morte.

© 2001 Macos y Marcos


L'autore

Babul Sharma è nata a Delhi, dove vive e lavora. Scrittrice e pittrice, insegna arte ai bambini disabili. Collabora al quotidiano "The Asian Age". Il suo primo romanzo è stato Banana-flower.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


16 novembre 2001