Eric J. Hobsbawm
Gente che lavora

"Quello che si può affermare con sicurezza, a quanto mi risulta, è che non esistono società che non riconoscano almeno alcuni diritti a una parte dei loro membri, negandoli ad altri. È dubbio che possa esistere una società che non opera simili distinzioni."

Sono stati raccolti in questo volume alcuni saggi che Hobsbawm ha scritto in un lungo arco di tempo, molti sono interventi inediti, altri sono articoli o lezioni che l'autore ha praticamente riscritto, aggiornando i testi alla luce degli studi successivi. Per serietà di storico, qualità che lo ha sempre contraddistinto, ha in ogni caso lasciato le date originali della prima stesura, anche se il testo è stato attualizzato.
Il tema intorno a cui ruotano tutti i capitoli è quello del movimento operaio, argomento che negli ultimi decenni ha visto un numero molto alto di analisi che ne hanno studiato la storia, ma che ha ancora da dirci molto per quanto riguarda il suo contributo nella trasformazione del costume e della cultura europea.
Secondo Hobsbawm si possono distinguere tre grandi fasi: la nascita di una classe operaia industriale, una fase di "separatismo" e una di relativa attenuazione della separatezza: questo libro si occupa soprattutto della seconda.
I primi capitoli sono di tipo generale e presentano i presupposti ideologici ("La storia del movimento operaio è per tradizione una materia in alto grado politica..."). Si discute quindi del rapporto fra i movimenti socialisti e la religione ("Il fenomeno della laicizzazione è ancora tutt'altro che compreso con chiarezza..."), quello fra il movimento operaio e le varie patrie ("In certe situazioni era possibile che il nazionalismo o il patriottismo esercitassero un richiamo particolarmente efficace per i lavoratori...") e quello delle trasformazioni subite dal rituale e dalla rappresentazione stessa del movimento. L'ultimo tema è da qualche tempo particolarmente di moda tra gli storici e questo per tre motivi, così almeno dice Hobsbawm: perché i movimenti operai sono storicamente nuovi, perché alcune forme sono portatrici di una fortissima carica emotiva che "incoraggia l'espressione rituale", perché tale ritualità "si sviluppò in un movimento che era per certi riguardi non soltanto indifferente al ritualismo, ma attivamente ostile ad esso".
Negli ultimi due capitoli del saggio si studia la connessione tra l'esistenza delle classi lavoratrici, le loro lotte e le idee che da esse sono scaturite. Di particolare interesse l'ultimo capitolo che studia il tema dei diritti dell'uomo, pagine che andrebbero lette e studiate nelle scuole tanto sono chiarificatrici di un processo, delle sue cadute, del cammino complesso e non privo di arretramenti, che la battaglia per la realizzazione dei diritti umani o non ha affrontato o non ha portato a termine.

Gente che lavora di Eric J. Hobsbawm
Titolo originale: Worlds of Labour
Traduzione di: Mario Carpitella e Stefano Galli
367 pag., Lit. 38.000 - Edizioni Rizzoli
ISBN 88-17-86891-4


Le prime righe

Capitolo 1
Storia e ideologia del movimento operaio

I

OGGI LA STORIA del movimento operaio è fiorente, nella maggior parte dei Paesi, come non lo è mai stata prima d'ora, almeno quantitativamente. Per quanto riguarda la qualità, giudicare il presente confrontandolo con il passato non è facile, e molti di noi non sarebbero troppo contenti di scendere in lizza con, diciamo, Sidney e Beatrice Webb, oppure Gustav Mayer; per fortuna, non siamo obbligati a confrontarci con loro faccia a faccia, dal momento che possiamo stare in piedi sulle loro spalle. L'espansione della storia del movimento operaio come campo di studio è avvenuta in grande prevalenza - ma non in tutti i casi - come trasformazione in disciplina accademica. Il tipico studioso di storia del movimento operaio è un ricercatore o docente universitario, anche se questo non è sempre vero. Come tale, egli (o ella) si colloca al punto d'intersezione tra politica e studio accademico, fra impegno pratico e comprensione teorica, fra interpretazione del mondo e proposito di cambiarlo.
La storia del movimento operaio, infatti, è per tradizione una materia in alto grado politica, che per molto tempo fu coltivata in gran parte al di fuori delle università. Tutti gli studi sul movimento operaio erano, naturalmente, studi politici, da quando questo argomento cominciò ad attrarre l'attenzione sistematica degli studiosi, più o meno negli anni Trenta e Quaranta dell'Ottocento, con le varie inchieste sulle condizioni di vita del nuovo proletariato. Anche quando erano praticati da studiosi accademici (cioè da studiosi di scienze sociali), tali studi erano essenzialmente diretti a "risolvere problemi", e il problema era che cosa fare degli operai. Ma, benché lo studio accademico dei problemi delle classi lavoratrici, per esempio nella Germania di fine Ottocento, producesse, come effetto secondario, notevoli contributi storici, il suo orientamento di fondo non era storico; e, viceversa, gli storici accademici, fino, diciamo, alla Seconda guerra mondiale - almeno nei Paesi europei sviluppati -, non dimostrarono molto interesse per i problemi del lavoro dell'età industriale, anche se dimostrarono un interesse assai maggiore per alcuni argomenti relativi al lavoro nell'età preindustriale (per esempio gli operai a giornata, le corporazioni e simili).

© 2001 RCS Libri


L'autore

Eric J. Hobsbawm, nato ad Alessandria d'Egitto il 9 giugno 1917, è uno dei più autorevoli storici contemporanei. Dopo aver studiato a Vienna, Berlino, Londra e Cambridge, ha insegnato al Birkbeck College dell'Università di Londra e alla New School for Social Research di New York. Membro della British Academy e della American Academy of Arts and Sciences, ha ricevuto numerose lauree ad honorem presso l'università di tutto il mondo. Tra i suoi libri, ricordiamo: L'età della Rivoluzione, Il trionfo della borghesia, 1848-1875, L'età degli Imperi, 18754-1914, e l'ultimo volume della serie, Il Secolo breve. 1914-1991: l'era dei grandi catacllismi.
Di questo autore è possibile leggere in Café Letterario un'intervista
E la recensione a Intervista sul nuovo secolo.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


16 novembre 2001