Javier Marías
Quand'ero mortale

"Ma nella vita dimenticai e la rividi un giorno e poi ancora, in quel modo in cui tutto si rinvia indefinitamente a poco dopo e crediamo sempre che continui a esserci un domani in cui sarà possibile arrestare quel che oggi e ieri passa e scorre e fluisce, quel che insensibilmente si va trasformando in un'altra routine che a suo modo livella anche i nostri giorni e le nostre notti fino a quando questi finiscono per non poter essere concepiti senza nessuno degli elementi che si sono insediati in essi, e le notti e i giorni devono essere identici nell'essenziale almeno, perché non vi sia rinuncia né sacrificio, chi li vuole e chi li subisce."

Accompagnata da una fondamentale Nota preliminare scritta dall'autore, esce questa raccolta di racconti datata 1996, che include in realtà opere anche precedenti. Sono dodici testi di varia provenienza, scritti in prevalenza su commissione, il che ha comportato dei condizionamenti nella loro stesura: per la lunghezza predefinita o per l'argomento suggerito. Ma ciò non ha influito sulla riuscita dei racconti. "Concepisco di scrivere qualcosa soltanto se mi diverto, e posso divertirmi soltanto se m'interesso", scrive Marías, che traccia anche una breve storia di tutti i racconti compresi nella raccolta. Ma se quella Nota preliminare non la si leggesse, non ci si accorgerebbe mai che queste opere non sono frutto di un'ispirazione improvvisa, di un'idea originale libera da schemi. Vi si ritrova tutto lo spessore della narrativa dell'autore, l'intensità del pensiero e la grande capacità di fermarlo nelle parole scritte. Come accade in Quand'ero mortale, testo che dà il nome al volume, pubblicato originariamente da El País Semanal nell'agosto 1993. È una descrizione delle sensazioni di un fantasma, di un defunto che si accorge che, mentre nel corso dell'esistenza è concesso dimenticare e anche non conoscere ciò che accade intorno a noi, ciò che su di noi viene detto e dietro alle nostre spalle viene fatto da chi ci circonda, dopo la morte tutto riappare netto, pulito, incancellabile. Ecco episodi, visi, sensazioni subito scordati in vita ed ecco eventi, discorsi, momenti nascosti che improvvisamente appaiono agli occhi del defunto. Si svelano piccoli segreti, si conoscono i retroscena degli eventi. Ma la passionalità dell'esistenza è finita, così com'è finito il tempo e "tutto è livellato senza bisogno di sforzi né di routine".
In L'eredità italiana, brevissimo racconto pubblicato nel 1991 nel supplemento Los Libros del quotidiano El Sol, Marías affronta il tema delle coincidenze, attraverso le vite parallele di due amiche italiane del narratore, Giulia e Silvia, che non si conoscono tra loro, ma che incredibilmente si trovano ad affrontare storie sentimentali che paiono fotocopie le une delle altre. E l'autore si domanda sino a che punto tacere o se intervenire ed avvisare almeno una delle due di ciò che l'aspetta... In viaggio di nozze, apparso sulla rivista Balcón nel 1991, è un racconto dai toni più surreali, che rimane sospeso nel finale, secondo una struttura che si ripete in altri testi. Nella raccolta troviamo anche: Il medico di notte, Binocolo rotto, Figure incompiute, Domenica di carne, Tutto male torna, Meno scrupoli, Sangue di lancia, Nel tempo indeciso, Non più amori. Elenco utile per chi già conoscesse questi testi e volesse ritrovarli e magari rileggerli in traduzione italiana.

Quand'ero mortale di Javier Marías
Titolo originale: Cuando fui mortal
Traduzione di: Glauco Felici
VIII-184 pag., Lit. 30.000 - Edizioni Einaudi
ISBN 88-06-16029-X


Le prime righe

Il medico di notte

Per LB, nel presente
e DC, nel passato

Adesso che so che la mia amica Claudia è rimasta vedova per morte naturale del marito, non ho potuto evitare di ricordare quella sera a Parigi di sei mesi fa: dopo la cena con sette persone ero uscito per accompagnare a casa una delle invitate, che non aveva l'auto ma abitava vicino, quindici minuti a piedi per l'andata e quindici per il ritorno. Mi era sembrata una ragazza un po' svampita e abbastanza simpatica, un'italiana amica della mia ospite Claudia, a sua volta italiana, nel cui appartamento di Parigi ero andato a stare per qualche giorno, come già altre volte. Era la mia ultima sera di quel viaggio. La ragazza, il cui nome non ricordo più, era stata invitata per usarmi una cortesia e per diversificare un po' la tavola, o meglio perché le due lingue parlate fossero più distribuite.
Anche durante la passeggiata dovetti balbettare in italiano, come avevo fatto per mezza cena. Durante l'altra mezza era francese quello che avevo balbettato ancora peggio, e a dire la verità ero ormai stufo di non potermi esprimere correttamente con nessuno. Avevo voglia di rifarmi, ma quella sera non vi sarebbe stato il modo, pensavo, perché quando sarei tornato a casa la mia amica Claudia, che parla uno spagnolo convincente, sarebbe già andata a dormire insieme al suo maturo e gigantesco marito e fino al mattino seguente non ci sarebbe stata l'occasione per scambiare delle parole ben disposte e pronunciate. Provavo impulsi verbali, ma dovevo reprimerli. Durante la passeggiata presi le distanze: lasciai che fosse l'amica italiana della mia amica italiana a parlare con proprietà nella sua lingua, e io, contro la mia volontà e il mio desiderio, mi limitavo ad annuire e a replicare di tanto in tanto: "Certo, certo", senza prestarle attenzione, stanco com'ero a causa del vino e infastidito dallo sforzo linguistico. Mentre camminavamo e dalle nostre bocche usciva vapore, mi rendevo conto solo del fatto che diceva delle cose sulla nostra comune amica, com'era del resto naturale, perché oltre alla riunione di quelle sette persone da cui provenivamo non avevamo nulla di cui scambiarci notizie. Almeno era quello che credevo. "Ma certo", continuavo a replicare senza alcun senso, mentre lei, che doveva essersi accorta delle mie omissioni, continuava quasi fosse da sola o forse per cortesia.

© 2001 Giulio Einaudi editore


L'autore

Javier Marías è nato a Madrid nel 1951, ed è considerato il più importante autore dell'attuale letteratura spagnola. Tra i suoi romanzi, ricordiamo: El monarca del tiempo, El siglo, L'uomo sentimentale (Premio Flaiano), Tutte le anime (Premio Ciudad de Barcellona), Un cuore così bianco (Premio de la Critica), Domani nella battaglia pensa a me.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


16 novembre 2001