La biografia
La bibliografia


Giuseppe Novello
Come prima

"Ridendo di se stesso, Giuseppe Novello continua a far ridere e sorridere. Da qualche tempo, le sue tavole, i suoi disegni non venivano ripubblicati. Lo sono ora, per la civile, affettuosa volontà editoriale che Mario Spagnol espresse poco prima di morire. Sarà una sorpresa, il vecchio Beppo, anche per chi gli è lontanissimo d'anni, di generazioni."

Giuseppe Novello è scomparso ormai da alcuni anni, ma i lettori non si sono dimenticati di lui. I lettori più anziani, che hanno seguito la sua carriera di disegnatore umorista (su la Gazzetta del Popolo e La Stampa), e quelli più giovani, la cui opera hanno sentito descrivere dai genitori o dai nonni. È dunque interessante rivedere una selezione delle sue tavole, tratte da Il signore di buona famiglia (1934), Che cosa dirà la gente? (1937), Dunque dicevamo (1950), Sempre più difficile (1957), Resti fra noi (1967), e riproposte da Guido Vergani per le edizioni Longanesi.
Come per magia ecco apparire quell'Italia (o italietta, come viene definita con un termine che ha forse perso parte del suo valore spregiativo per assumerne uno malinconico e sentimentale) che ancora ci appartiene, ma che ci illudiamo sia superata e dimenticata. Conformismi piccolo borghesi e ipocrisie perbeniste sono smascherate da una battuta e da un sorriso. In ambito familiare Novello punta il dito sul rapporto di coppia e su quello tra genitori e figli; nel sociale ironizza sulle amicizie (spesso di convenienza) e sulle mode, sull'arrivismo e sul fallimento; in politica parla della guerra e della pace, della povertà e del benessere. Qualche volta la sua attenzione si rivolge alla storia (come nella tavola sul ratto delle Sabine riprodotta in copertina), allo spettacolo o all'arte. In tutti i casi non descrive quell'italiano "tipico", popolare, alla Sordi per intenderci, ma piuttosto i personaggi di Zavattini e De Sica di Miracolo a Milano, delle commedie interpretate da Gino Cervi (tra tutte ricordiamo Gli onorevoli, con Fabrizi, Aroldo Tieri, Peppino De Filippo...), rappresentati nella veste elegantemente ironica di attori come Sergio Tofano (che con lui condivideva la passione per il disegno).
"Dev'essere questa confessata complicità con le sue vittime a fare di Novello, in questo nostro paese così allergico all'ironia, l'unico caricaturista amato dal pubblico", scrive Montanelli, che lo conosceva bene.
Novello, oggi, ci appare più conformista e tradizionale di come senza dubbio veniva visto dai contemporanei cinquant'anni or sono. Con ironia punzecchia i suoi conterranei, ma accompagnando sempre le sue battute con un'evidente coinvolgimento emotivo che spesso sfocia in bonomia o in umana pietà. Parteggia per i deboli, i falliti, gli anziani ma non condanna nemmeno i vincenti, di cui comunque vede le debolezze più che le
Non è disincantato, cinico o caustico. È sentimentale, anche se non gli sarebbe piaciuto questo aggettivo: come ricorda Guido Vergani nell'introduzione Novello, il contemporaneo, verso la fine degli anni Cinquanta gli fu attribuito il "Cuor d'oro", un premio natalizio alla bontà che lo indignò. Buono in effetti Novello non era, ma i suoi occhi, proprio perché non erano "puntati solo sul mondo esterno", ma guardavano "alle proprie debolezze", non esprimevano mai sarcasmo o indignazione. Il volume rappresenta proprio per questo non solo una testimonianza artistica, ma una fonte storica per capire lo spirito degli italiani, i nostri difetti e le debolezze nei decenni centrali del Novecento. Ancora oggi si ride, ancora oggi, in fondo, ci si riconosce.

Come prima. Il meglio di Giuseppe Novello
A cura di Guido Vergani
Con uno scritto di Indro Montanelli
197 pag., ill., Lit. 55.000 - Edizioni Longanesi (I Marmi n.176)
ISBN 88-304-1820-X

Di Giulia Mozzato

alcune tavole
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LA GUERRA È INUTILE


Già tempestivamente sfollato, lo specchio con drago della signora Scavatti torna incolume in città.


OPERA OMNIA


Ma purtroppo due lettere del '32, dove il poeta parla dei suoi disturbi intestinali, sono andate perdute.

© 2001 Longanesi & C.

biografia dell'autore
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Giuseppe Novello (1897-1988), dopo aver conseguito la laurea in Legge, frequentò l'Accademia di Brera. Esordì come pittore nel 1925, esponendo poi in varie edizioni della Biennale di Venezia (fra il '34 e il '48) e in numerose mostre personali. Ufficiale degli alpini nelle due guerre mondiali, raccontò la prima nei disegni di La guerra è bella ma scomoda (1929) e le peripezie legate alla seconda (ritirata in Russia e prigionia in Germania) negli schizzi del volume Steppa e gabbia (1957). Collaboratore della Gazzetta del Popolo negli anni '30 e della Stampa dal '48, vi pubblicò le sue tavole settimanali, raccolte nei volumi Il signore di buona famiglia, Che cosa dirà la gente?, Dunque dicevamo..., Sempre più difficile e Resti fra noi.


9 novembre 2001