Jean-Claude Izzo
Vivere stanca

"Hai ragione" balbettò in un singhiozzo. "Vivere stanca".

Una raccolta di racconti "minori" dell'autore francese prematuramente scomparso nel 2000. Abituati alla ricchezza dei suoi romanzi gialli, con i quali ha guadagnato la notorietà internazionale, i lettori potranno in un primo momento rimanere perplessi, ma si deve sottolineare che "Vivere stanca" è soprattutto un libro di ricordi e "in ricordo", per non dimenticare l'opera del marsigliese Izzo, così mediterraneo nel suo modo di scrivere e di pensare, da sembrare italiano, tunisino, francese, spagnolo, algerino... contemporaneamente. Il valore di questa raccolta è questo e forse oggi diventa ancor più indispensabile evidenziare l'opera di chi ha saputo compendiare culture, descrivere con naturalezza realtà interrazziali dove possono convivere, anche se non senza difficoltà anche gravi, culture molto differenti. Ma che sa contemporaneamente raccontare l'impossibile convivenza tra uomini e donne, tra bianchi e neri, tra il sud e il nord del mondo. Il suo è l'universo delle città di mare, dei porti, dei vicoli di Marsiglia come di Genova, di Tunisi come di Napoli. Il primo racconto, che dà il titolo al volume, narra brevemente un rapporto di coppia molto difficile e tormentato, con un finale drammatico e inevitabile. Anche in "Aspettando Gina" una relazione sentimentale si evolve verso la tragedia pervasa di passionalità e sentimento. "Al lume di luna" parla ancora d'amore, ma l'epilogo della breve storia è più "leggero". "Cane notturno" invece racconta un episodio di teppismo, che finisce molto male, in cui un cane viene usato come arma, in una spirale di violenza che avvolge l'esistenza senza possibilità di fuga; come accade in "Falsa primavera", quando l'extracomunitario diventa capro espiatorio designato. "In fondo al molo" e "Un inverno a Marsiglia" parlano con struggente affetto della sua città, senza tuttavia nasconderne i difetti.
"Vivere stanca" è l'amara conclusione, specie se accompagnati da povertà, violenza, emarginazione, solitudine, incomunicabilità: elementi della quotidianità che Izzo scruta con uno sguardo triste, non privo di sentimentalismo.

Vivere stanca di Jean-Claude Izzo
Titolo originale: Vivre fatique
Traduzione di: Franca Doriguzzi
109 pag., Lit. 22.000 - Edizioni e/o (Noir Mediterraneo)
ISBN 88-7641-462-2


Le prime righe

Per Manuèle e Thierry

Marion aprì gli occhi. Un rumore l'aveva strappata al sonno. Un rumore sordo. Come un colpo contro la parete.
Chiuse gli occhi, spossata, poi li riaprì. Théo non c'era più, accanto a lei. Ma nel suo letto il suo posto era ancora caldo. Questo stronzo adesso se la squaglia, pensò.
Gli occhi si abituarono al buio. Théo era accovacciato, cercava i vestiti sparsi sul pavimento. Lei sorrise, pensando che follia era stata la notte scorsa, rientrando. Quel desiderio di farsi scopare da lui, ancora e ancora. Non avevano fatto nient'altro per tutto il giorno, o quasi. Tranne la passeggiata lungo i moli del porto. Mano nella mano, prima. Poi stretti, il braccio di Théo sulle sue spalle. Da quanto tempo non le era più successo? Quella sensazione di essere amata. Di essere, semplicemente.

"Pensi di squagliartela così?" gli chiese.
Aveva la bocca impastata. Troppo alcol. Troppe cicche. Come sempre. Non riusciva a farne a meno. Doveva stordirsi. Soltanto per credere ai sogni. Convincersi che quel tipo, lì di fronte a lei, non era un coglione di marinaio che l'avrebbe scopata, in fretta e furia, prima di partire per Buenos Aires, Trinidad, Panama o chissà quale altro paese del cazzo lontano da qui.
"Ho fretta" rispose Théo rialzandosi.
Lei accese la lampada sul comodino. Una fioca luce blu. Stava in piedi, slip in mano. Il sesso, raggrinzito, gli pendeva molle tra le cosce. Marion prese una sigaretta, l'accese, aspirò una lunga boccata senza abbandonare con lo sguardo quel pezzo di carne che penzolava. Lui si infilò lo slip.
"Di che hai paura? Che ti faccia una scenata?".
"Non rompere i coglioni!".
Marion le aveva già sentite quelle frasi. Decine e decine di volte. Guardò l'ora. Le cinque e dieci. L'ora in cui non doveva rompere i coglioni. L'ora in cui i marinai si imbarcano. E Théo come gli altri.
"Credevo avessi una settimana".
"Non rompere il cazzo, t'ho detto. Non è il momento".
Si era appena infilato i jeans. Non la guardava. Era preoccupato per l'ora. Per i calzini che non trovava. Il cargo Stella Lykes levava l'ancora alle sette. Non aveva tempo da perdere in spiegazioni.
"Avrei potuto farti un caffè".
"E cosa aspetti, allora? Di', non li hai visti i calzini?".

© 2001 Edizioni e/o


L'autore

Jean-Claude Izzo è nato, vissuto e morto a Marsiglia. Ha scritto: Casino totale, Chourmo, Solea, Marinai perduti, Il sole dei morenti.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


9 novembre 2001