Bernard Cornwell
L'arciere del re

"Gli arcieri schierati ai bordi della strada si fecero avanti in mezzo alle tenere foglie primaverili, scoccando le frecce. La seconda freccia di Thomas volava già nell'aria prima ancora che la precedente avesse colpito il bersaglio. Guarda e scocca, pensava fra sé, senza riflettere, e senza bisogno di prendere la mira, perché il nemico formava un gruppo compatto: gli arcieri non dovettero fare altro che scoccare le lunghe frecce contro i cavalieri, e in un attimo la carica si ridusse a un groviglio di stalloni che s'impennavano, uomini disarcionati, cavalli che nitrivano e sangue dappertutto."

Ecco un nuovo romanzo storico "tradizionale", che presenta tutti quegli elementi che appassionano sicuramente i lettori amanti del genere: eroici protagonisti, leggendarie battaglie, grandi vicende amorose, santi, cavalieri e (in questo caso) arcieri, reliquie sacre da proteggere, trasportare o cercare... Un giusto cocktail fra tutte queste componenti, a cui si possono aggiungere gli ostacoli dovuti alle differenze di classe sociale, religiose o culturali che costruiscono la rete su cui si sviluppa l'intreccio, dà vita a un romanzo come L'arciere del re. L'autore, Bernard Cornwell, non è nuovo a queste imprese. Da circa venticinque anni si dedica alla scrittura come unica attività, producendo numerose serie di romanzi storici ambientati in epoche diverse, ma realizzati con i medesimi schemi costruttivi. E sono così efficaci da realizzare immancabilmente la vendita dei diritti per la versione cinematografica, che sinora non hanno generato alcun film, ma che hanno fruttato all'autore una bella barca a vela... Del resto Cornwell è sincero, talora cinico e spregiudicato: scrive perché gli piace, ma soprattutto scrive per vivere e per guadagnare. È un lavoro a cui si dedica con il medesimo impegno e determinazione con cui altri affrontano la giornata d'ufficio. E si diverte molto, intrattenendo piacevolmente i lettori.
L'arciere del re è il primo di una serie di romanzi che saranno incentrati sulla ricerca del Santo Graal e sul personaggio del giovane Thomas (destinato a "maturare" nei prossimi libri), l'arciere del re, appunto. Cornwell prevede che saranno almeno tre i capitoli di questo ciclo, e sta già scrivendo il secondo. In questo primo pezzo della saga, la ricerca si incentra principalmente sulla sacra lancia con cui San Giorgio uccise il drago, rubata dal villaggio di Hookton da mercenari bretoni capitanati dall'Harlequin, misterioso cavaliere franco abitualmente definito "il diavolo". Thomas è il figlio naturale del prete ucciso durante questo violento attacco. La sua scelta di recuperare la lancia è quasi inevitabile. La formidabile abilità di arciere lo aiuterà in questa impresa costellata da battaglie, intrighi familiari, eresie e eretici (nella storia rappresentati dai catari), misticismo e mitologie.

L'arciere del re di Bernard Cornwell
Titolo originale: Harlequin
Traduzione di: Lidia Perria
487 pag., Lit. 34.000 - Edizioni Longanesi (La Gaja Scienza)
ISBN 88-304-1937-0


Le prime righe

PROLOGO

Il tesoro di Hookton fu rubato all'alba del giorno di Pasqua del 1342.
Era un oggetto sacro, una reliquia sospesa alle travi del soffitto della chiesa, ed era incredibile che un oggetto tanto prezioso fosse custodito in un villaggio così modesto. C'era chi sosteneva che non era quello il suo posto, che avrebbe dovuto essere venerato in una cattedrale o in qualche grande abbazia, mentre altri, molti altri, mettevano in dubbio la sua autenticità. Soltanto gli idioti potevano negare che si usasse falsificare le reliquie. Era risaputo che esistevano ciarlatani abituati a spostarsi da una provincia all'altra dell'Inghilterra vendendo ossa ingiallite e dichiarando che provenivano dalle dita delle mani o dei piedi o dalle costole di santi benedetti; in qualche caso quelle ossa erano umane, ma il più delle volte erano di maiale, o addirittura di cervo, eppure c'era sempre qualcuno disposto ad acquistarle. E il popolo pregava di fronte a quei resti. "Tanto vale invocare san Guinefort", sbuffava padre Ralph, scoppiando in una risata di scherno. "Pregano davanti a qualche osso di prosciutto. Osso di prosciutto, dico io! Il porco canonizzato!"
Era stato padre Ralph a portare il tesoro a Hookton, e non voleva sentir parlare di trasferirlo in una cattedrale o in una abbazia; così da otto anni era appeso nella chiesetta a prendere polvere, coperto di ragnatele che scintillavano quasi fossero d'argento ogni volta che i raggi del sole penetravano obliqui dal finestrone della torre occidentale. I passeri vi si posavano sopra e qualche volta, al mattino, si trovavano dei pipistrelli appesi alla trave a testa in giù. Veniva pulito di rado, e ancor più di rado veniva calato all'altezza del pavimento, anche se ogni tanto padre Ralph faceva portare le scale per sganciare il tesoro dalle catene che lo tenevano appeso al soffitto e pregare sulla reliquia, sfiorandola con le mani. Non se ne gloriava mai. Altre chiese o monasteri, possedendo un tesoro del genere, lo avrebbero sfruttato per attirare i pellegrini; invece padre Ralph scoraggiava le visite. "È una cosa da niente", rispondeva, se qualche estraneo s'informava della reliquia. "Una sciocchezza, proprio niente." E se i visitatori insistevano andava in collera. "Non è niente, niente, niente!" Padre Ralph era un uomo che incuteva timore anche quando era calmo, ma in preda all'ira sembrava addirittura un demone scatenato. La sua collera proteggeva il tesoro, anche se dal canto suo era convinto che la protezione migliore fosse l'ignoranza, perché, se gli uomini erano all'oscuro della sua esistenza, lo avrebbe protetto Dio. E così avvenne, almeno per qualche tempo.

© 2001 Longanesi & C.


L'autore

Bernard Cornwell è nato a Londra e si è laureato alla London University. Dopo aver lavorato per molti anni presso la BBC, si è dedicato alla narrativa e, oltre alla serie incentrata su Richard Sharpe, fra cui I fucilieri di Sharpe e La sfida della tigre, ha scritto anche altri romanzi tra cui Scia di fuoco, Figlio della tempesta, Il mistero dei Girasole e Stonehenge.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


2 novembre 2001