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John Updike Una storia in Danimarca "Gli uomini muoiono, ogni padre ha a sua volta perduto un padre, è pusillanime e sacrilego persistere in un inutile dolore." Non potremmo immaginare storia più classica, dramma più canonico dell'Amleto di Shakespeare. Mettere mano a questa vicenda per scrivere una nuova storia è un'operazione senza dubbio coraggiosa. John Updike ha avuto questo coraggio e ha superato la prova, ma certo nessuno ne dubitava. Il romanzo (diciannovesima tra le opere del celebre scrittore americano) rappresenta in qualche modo il prologo della storia di Amleto. Per molte delle tematiche dell'opera Updike è chiaramente debitore a Shakespeare, ma la strada che percorre è del tutto originale, frutto della sua fertile e brillante vena fantastica. Tema principale è la narrazione (o, se vogliamo la "rinarrazione") della storia leggendaria della famiglia reale danese, con un personaggio centrale: la regina Gertrude, la cui sensualità e passionalità pervade tutto il racconto. La incontriamo all'inizio giovane e immatura, accondiscendere alla volontà del padre, re Rorik, e sposare il rude re Amleto. Ma ben presto la sua volontà prende il sopravvento, grazie particolarmente alla passione per il giovane fratello del marito. I prodromi di una tragedia non possono che presentare le medesime componenti tragiche. E Updike cerca di "recuperarle", partendo sì dagli accenni che Shakespeare fa dei fatti che precedono la storia di Amleto (le fonti storiche), ma prendendo in mano i personaggi e sviluppandoli secondo i propri intenti narrativi. Il giovane introverso e inquieto Amleto, figlio di Gertrude, ha un ruolo piuttosto marginale, mentre Polonio, ambiguo e infido, diventa uno dei protagonisti. Con una struttura narrativa classica e un linguaggio ricercato dal timbro aulico, Updike ha ricreato anche formalmente il contesto storico in cui la vicenda si svolge. I toni cupi, drammatici, ridondanti con cui i protagonisti esprimono pensieri e sentimenti sembrano sgorgare dalla messa in scena di una tragedia shakesperiana, pur non perdendo mai la consapevolezza della contemporaneità dello scritto, che emerge particolarmente nei dialoghi sulla vita e sulla morte, sul senso dell'esistenza e sul valore del perdono.
Una storia in Danimarca di John Updike Le prime righe PARTE PRIMA Il re era adirato. Sua figlia, Gerutha, benché fosse solo una paffuta sedicenne, si era dichiarata riluttante a sposare il gentiluomo che lui aveva scelto per lei. Horwendil, lo Iuta, era un nerboruto guerriero più che adeguato sotto ogni aspetto, se mai qualcuno dello Jutland potesse esser ritenuto adeguato a convolare a giuste nozze con una fanciulla della Selandia, nata e cresciuta nel castello reale di Elsinore. "Non rispettare la volontà del re è tradimento" disse severo Rorik alla figlia, le cui rosee guance delicate avvamparono in un disperato impeto di ribellione e di disperazione. "Se poi se ne macchia l'unica principessa del reame" proseguì, "diviene incestuoso e reca danno a lei stessa."
John Updike è nato a Shillington, in Pennsylvania, ma vive dal 1957 nel Massachusetts. Romanziere, poeta e critico, ha ottenuto numerosi premi, come il Pulitzer e l'American Book Award. Ha scritto: Festa all'ospizio, Corri coniglio, Il centauro, Coppie, Sposami, Nello splendore dei gigli, Verso la fine del tempo.
Di Grazia Casagrande |
26 ottobre 2001