John Updike
Una storia in Danimarca

"Gli uomini muoiono, ogni padre ha a sua volta perduto un padre, è pusillanime e sacrilego persistere in un inutile dolore."

Non potremmo immaginare storia più classica, dramma più canonico dell'Amleto di Shakespeare. Mettere mano a questa vicenda per scrivere una nuova storia è un'operazione senza dubbio coraggiosa. John Updike ha avuto questo coraggio e ha superato la prova, ma certo nessuno ne dubitava. Il romanzo (diciannovesima tra le opere del celebre scrittore americano) rappresenta in qualche modo il prologo della storia di Amleto. Per molte delle tematiche dell'opera Updike è chiaramente debitore a Shakespeare, ma la strada che percorre è del tutto originale, frutto della sua fertile e brillante vena fantastica. Tema principale è la narrazione (o, se vogliamo la "rinarrazione") della storia leggendaria della famiglia reale danese, con un personaggio centrale: la regina Gertrude, la cui sensualità e passionalità pervade tutto il racconto. La incontriamo all'inizio giovane e immatura, accondiscendere alla volontà del padre, re Rorik, e sposare il rude re Amleto. Ma ben presto la sua volontà prende il sopravvento, grazie particolarmente alla passione per il giovane fratello del marito. I prodromi di una tragedia non possono che presentare le medesime componenti tragiche. E Updike cerca di "recuperarle", partendo sì dagli accenni che Shakespeare fa dei fatti che precedono la storia di Amleto (le fonti storiche), ma prendendo in mano i personaggi e sviluppandoli secondo i propri intenti narrativi. Il giovane introverso e inquieto Amleto, figlio di Gertrude, ha un ruolo piuttosto marginale, mentre Polonio, ambiguo e infido, diventa uno dei protagonisti.
Con una struttura narrativa classica e un linguaggio ricercato dal timbro aulico, Updike ha ricreato anche formalmente il contesto storico in cui la vicenda si svolge. I toni cupi, drammatici, ridondanti con cui i protagonisti esprimono pensieri e sentimenti sembrano sgorgare dalla messa in scena di una tragedia shakesperiana, pur non perdendo mai la consapevolezza della contemporaneità dello scritto, che emerge particolarmente nei dialoghi sulla vita e sulla morte, sul senso dell'esistenza e sul valore del perdono.

Una storia in Danimarca di John Updike
Titolo originale: Gertrude and Claudius
Traduzione di: Francesca Bandel Dragone
214 pag., Lit 26.000 - Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN 88-8246-344-3


Le prime righe

PARTE PRIMA

Il re era adirato. Sua figlia, Gerutha, benché fosse solo una paffuta sedicenne, si era dichiarata riluttante a sposare il gentiluomo che lui aveva scelto per lei. Horwendil, lo Iuta, era un nerboruto guerriero più che adeguato sotto ogni aspetto, se mai qualcuno dello Jutland potesse esser ritenuto adeguato a convolare a giuste nozze con una fanciulla della Selandia, nata e cresciuta nel castello reale di Elsinore. "Non rispettare la volontà del re è tradimento" disse severo Rorik alla figlia, le cui rosee guance delicate avvamparono in un disperato impeto di ribellione e di disperazione. "Se poi se ne macchia l'unica principessa del reame" proseguì, "diviene incestuoso e reca danno a lei stessa."
"Adeguato in tutto e per tutto sarà per te" esclamò Gerutha d'istinto, ricacciata ogni vana illusione nei più remoti angoli della mente dal regale sguardo lanciatole dal padre. "Io invece lo trovo grossolano."
"Grossolano! Ha tutto lo spirito guerriero di cui ha bisogno un leale danese! Horwendil ha ucciso re Koll di Norvegia, il tormento delle nostre coste. Ha impugnato la lunga spada con entrambe le mani, esponendo così il proprio petto. Ma prima che l'altro potesse trafiggerlo, ha fatto a pezzi lo scudo di Koll e mozzato i piedi al norvegese in modo che il sangue sgorgasse irrefrenabile fino all'ultima goccia. Mentre giaceva nella sabbia, trasformandola in fango, Koll concordò i termini del proprio funerale, che il giovane uccisore nobilmente gli aveva concesso."
"Penso che questo potesse passare per liberalità" disse Gerutha "nei bui tempi andati, quando si compievano le gesta delle saghe e degli uomini, gli dèi e le forze della natura erano tutt'uno."
Rorik protestò: "Horwendil è un uomo moderno sotto tutti i punti di vista, degno figlio del mio compagno di battaglie Gerwindil. Si è dimostrato un abilissimo governatore dello Jutland insieme a suo fratello Feng, tipo molto meno simpatico. Dovrei dire abile governatore solus, visto che Feng è sempre via nel sud, a combattere per conto del Sacro romano imperatore o di chiunque altro si affidi al suo braccio o alla sua lingua sciolta. A combattere e andare a puttane, si dice. I sudditi lo amano, Horwendil. Non amano Feng".

© 2001 Ugo Guanda Editore


L'autore

John Updike è nato a Shillington, in Pennsylvania, ma vive dal 1957 nel Massachusetts. Romanziere, poeta e critico, ha ottenuto numerosi premi, come il Pulitzer e l'American Book Award. Ha scritto: Festa all'ospizio, Corri coniglio, Il centauro, Coppie, Sposami, Nello splendore dei gigli, Verso la fine del tempo.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


26 ottobre 2001