Andrea Camilleri
Il re di Girgenti

"Da questa storia, Zosimo ne arricavò due pinsèri. Il primo era che la poesia non sempri serve a fare ordine e che comunque si arriva troppo presto a dire che è morta. Il secondo fu che chi havi fame havi sempri ragioni e chi li spara, macari per necessità, havi sempre torto."

Un altro bellissimo romanzo storico di Camilleri. La popolarità dell'autore è legata strettamente alle sue storie poliziesche incentrate sul personaggio del commissario Montalbano, ma l'abilità di narratore, di costruttore di intrecci emerge ancor più negli altri suoi libri e la dimostrazione che Camilleri è uno scrittore di alto livello viene proprio dai suoi romanzi storici.
Il re di Girgenti prende spunto da una vicenda realmente accaduta nel 1718. Un giovane contadino, Zosimo, diventa per alcuni giorni il re di Girgenti, per finire poi impiccato. Attorno a questo semplice e breve fatto, ruotano una gran quantità di personaggi, divertenti e curiosi e le storie di molte altre vite a Zosimo in qualche modo legate. Il padre, ad esempio, contadino zotico e troppo ingenuo, con alti e bassi di fortuna; la madre, Filònia, donna appariscente dotata di una sensualità primitiva; padre Uhù, un fanatico religioso; il principe don Filippo Pensabene e il suo valletto Cocò, figura ambigua ma positiva e ancora principi e popolani, preti, maghi e dottori...
E lui, Zosimo, bambino prodigio con il dono della parola a soli sette mesi e capace ben presto non solo di costruire un discorso sensato, ma di esprimere concetti da uomo maturo, dotato, insomma di un'intelligenza (e un'astuzia) fuori dal comune.
Molti sono i padri letterari di questo romanzo: il Verga de I Malavoglia, ad esempio, di cui si riconoscono la Sicilia aspra e selvaggia, la lingua ( anche se il medesimo dialetto risulta in Verga più duro e forte, in Camilleri più armonioso, quasi musicale), la capacità di affrontare le avversità e superarle legata a un fatalismo letto in chiave positiva; il Manzoni "storico" de I promessi sposi e della Storia della colonna infame, con l'idea del ritrovamento fittizio di fonti storiche e con i grandi eventi tragici dell'epoca (dalla peste all'invasione spagnola). Ma è evidente d'altro lato come da questi padri Camilleri si distacchi: anche Zosimo e la sua famiglia sono dei "vinti", come i protagonisti di molte opere di Verga, ma la forte ironia con la quale l'autore li guarda e li descrive sdrammatizza ogni evento, alleggerendo anche i momenti più tragici. Del Manzoni non ha ereditato il paternalismo e la visione religiosa, anzi, l'autore siciliano guarda con occhio disincantato ricchi, potenti e membri della gerarchia ecclesiale. In questo con forti affinità con l'Eco di Baudolino, del quale per altro non condivide il piacere di indulgere nella dimostrazione della propria superiorità intellettuale.
Chiudiamo con una notazione di pura cronaca. Serpeggiano alcune perplessità tra i lettori che hanno già preso in mano questo nuovo romanzo. Nulla che possa minimamente scalfire la popolarità dell'autore. Nulla che possa costituire una vera critica. Ma qualche perplessità c'è e riguarda l'uso di quella lingua che lo ha reso noto, quel miscuglio tra siciliano e italiano che, se sapientemente dosato, è originale, gradevole, nuovo. Ma qui quell'equilibrio che sempre è stato perfetto, si sbilancia maggiormente verso il dialetto, creando qualche piccola difficoltà ai lettori non siciliani, superata egregiamente tuttavia dal piacere assoluto dell'intreccio.

Il re di Girgenti di Andrea Camilleri
448 pag., Lit. 22.000 - Edizioni Sellerio (La memoria)
ISBN 88-389-1668-3


Le prime righe

Parte prima

Come fu che Zosimo venne concepito

Capitolo primo

Ora comu ora, i Zosimo se la passavano bona. Ma sidici anni avanti, quanno erano di frisco maritati, Gisuè e Filònia la fame nìvura avevano patito, quella che ti fa agliuttiri macari il fumo di la lampa. Erano figli e niputi di giornatanti e giornatanti essi stessi, braccianti agricoli stascionali che caminavano campagne campagne a la cerca di travaglio a sicondo del tempo dei raccolti e quanno lo trovavano, il travaglio, potevano aviri la fortuna di mangiare per qualiche simanata, pre sempio una scanata di pane con la calatina, il companaticu ca poteva essere un pezzo di cacio, una sarduzza salata, una caponatina di milanciani. La notte, se si era di stati, dormivano a sireno, a celu stiddrato; se si era di 'nvernu, s'arriparavano in quattro o cinco dintra a un pagliaro e si quadiavano a vicenda con il sciato.
Una matina che la truppa stascionale, una trintina di pirsone tra màscoli, fìmmini, vecchi e picciliddri, si stava spostando dal feudo Trasatta al feudo Tumminello, Gisuè e Filònia avevano intiso una voci luntana luntana che s'avvicinava e s'allontanava per come il vento girava. Pareva la voci di uno in punto di morti. Faciva:
"Pi l'animi santi di lu Priatòriu, salvatemi! Accoruomo! Aiuto, genti! In nomu di Diu tiratemi fora di ccà!".
Gisuè disse a Filònia, ch'era scantata assà da quella voci lamentiosa ca le pareva di fantasima o d'un'arma addannata, di raggiungere la truppa, che caminava avanti senza avere sentito nenti, e di non parlari con nisciuno. S'avviò di corsa verso il loco da cui veniva la chiamatina sempre cchiù dispirata. Arrivò sopra lo sbalanco del sciume Pirrera, che fiume era solamenti quanno gli pareva e piaceva a lui, per il resto dell'anno era una spaccatura, una cicatrice nella terra, e s'addunò che a mezza costa, una quinnicina di metri cchiù sutta, c'era un omo che era arrinisciuto a fermare la so caduta afferrandosi a un cespuglio, una troffa di saggina, mentre che il cavaddro era andato a spaccarsi l'ossa una trentina di metri ancora cchiù in basso, supra le pietre ferrigne e i massi puntuti e bianchigni che facevano lettu al fiume. Gisuè di prescia sciogliette la fanci affilata che teneva attaccata alla vita, con essa a colpi violenti tagliò un ramo d'àrbolo d'aulivo, si fece un bastone resistente.

© 2001 Sellerio Editore


L'autore

Andrea Camilleri è nato a Porto Empedocle nel 1925. Ha lavorato a lungo come sceneggiatore e regista teatrale e televisivo, producendo le famose serie del commissario Maigret e del tenente Sheridan. Esordisce come romanziere nel 1978, con Il corso delle cose.
Sulle pagine di Café Letterario è possibile leggere le recensioni di questi titoli: Gli arancini di Montalbano, La concessione del telefono, Il corso delle cose, Un mese con Montalbano, La mossa del cavallo, La voce del violino, La gita a Tindari, La scomparsa di Patò, Biografia del figlio cambiato, Racconti quotidiani.
Inoltre potete leggere un'intervista all'autore.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


26 ottobre 2001