La biografia
La bibliografia


V. S. Naipaul
Fedeli a oltranza
Un viaggio tra i popoli convertiti all'Islam

"Aveva avuto allora la sensazione che la morte fosse una cosa meravigliosa ed esaltante, e aveva capito che un giorno avrebbe dovuto affrontare la stessa esperienza dei suoi amici e andare anche lui nello stesso posto."

Scontroso, irritabile, politicamente scorretto, questi gli aggettivi che più frequentemente definiscono V. S. Naipaul, recentemente insignito del Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: per "aver mescolato narrazione percettiva e osservazione incorruttibile in opere che ci costringono a vedere la presenza delle storie nascoste".
In questi giorni tutti i quotidiani del mondo hanno parlato di lui e della sua biografia di cui va sottolineato in particolare un aspetto: il permanere a Londra dal 1950 a tutt'oggi di questo intellettuale nato a Trinidad da famiglia originaria dell'India, testimonianza di una sua precisa scelta occidentale. A lungo considerato uno scrittore terzomondista (si è però inimicato l'intellettualità indiana per certi giudizi sferzanti su quel paese), testimonia (ma, sottolinea, non è uno storico, sa solo "raccontare storie") il fenomeno verificatosi in questi ultimi decenni di "conversioni" all'Islam di intere popolazioni. Attraverso una reintrerpretazione del genere romanzo, abbattendo i confini tra romanzo storico, autobiografia e saggio, Naipaul trae dall'attualità i personaggi delle storie che narra e, con il distacco di uno stile quasi giornalistico, elegante e curato, afferma con autorevolezza il proprio essere (come è stato recentemente definito) un "intellettuale non allineato a nulla".
Se la grande Storia è scandita da continue migrazioni "attraverso confini fittizi", l'attuale momento appare cruciale: grandi flussi di popolazioni si spostano tra i continenti, portano nei paesi d'arrivo la loro cultura e la loro fede, si assimilano oppure si contrappongono. Circa gli attentati di New York che affondano le radici nel fondamentalismo islamico, Naipaul dichiara: "si percepiva l'odio, un odio terribile. L'odio degli sconfitti, di quelli che sono in ritardo, di quelli che sono rimasti indietro. Ciò che ignoravo era che ci fosse una così forte popolazione musulmana negli Stati Uniti, che esistesse un elemento terroristico potenziale così forte all'interno stesso del paese".
E proprio dall'integralismo islamico, giudicato da sempre una deriva reazionaria piuttosto che rivoluzionaria, ha avvio l'ultimo lavoro di Naipaul pubblicato in Italia per Adelphi, Fedeli a oltranza, frutto di un viaggio compiuto dall'autore nel 1995 attraverso quattro paesi islamizzati, "tra i popoli convertiti dell'Islam", come viene detto anche nel sottotitolo: Indonesia, Iran, Pakistan e Malaysia. Così nasce la voce di un "martire" sopravvissuto alla sua "missione" che, nella penombra, racconta una storia di morte ed estasi. O è testimoniato il duplice incontro con una figura della storia iraniana, il boia Khalkhalli: dapprima nel 1979 quando definiva rivoluzione e religione, entrambe con le stesse parole "sangue e castigo"; quindi nel 1995 quando, guardingo ed evasivo, dichiara la rivoluzione realizzata solo al trenta per cento. Se in Iran il "passato preislamico era irrecuperabile", non così in Pakistan dove "frammenti vitali del passato sopravvivevano". Ma il divario intellettuale tra indù e musulmani aveva diviso profondamente l'India dal Pakistan: "l'India con una classe intellettuale che cresce a passi da gigante, si espande in tutte le direzioni. Il Pakistan, che non fa altro che proclamare la fede e soltanto la fede, si ripiega sempre più su se stesso". Uno slogan racchiude l'atmosfera di quello Stato nascente: "Il musulmano non conosce nessuna paura al mondo - chiedilo ad Alì". Su queste basi sorge il Pakistan, che però ben presto mescola interessi economici e fanatismo religioso. Armi americane e droga afghana circolavano lungo le stesse strade creando e sostenendo ogni tipo di corruzione così che "fede pubblica e ruberia privata si saldarono in una catena che, ormai, non poteva più essere spezzata per lasciare spazio alla possibilità di un nuovo inizio. Dopo il cinismo e l'inerzia intellettuale di quarant'anni, lo Stato, che in principio alcuni identificavano con Dio, si era trasformato in un'impresa criminale". Una donna, fuggita alle torture che il marito le affligge, è protagonista di una delle storie narrate nella sezione dedicata al Pakistan: sfregiata dal marito eroinomane, trattata dai 19 anni come una schiava, era riuscita a sfuggire a torture anche peggiori nascondendosi nella casa-rifugio di un gruppo per i diritti umani. Questa drammatica vicenda è solo una delle mille e mille che le donne di quella nazione potrebbero narrare.
Fedeli a oltranza è "un libro che, con la forza del distacco e della ricchezza di dati, parla eloquentemente dell'Islam oggi" (ha scritto recentemente Irene Bignardi su La Repubblica) sapendo anche presentare con efficacia "la nevrosi della conversione, la schizofrenia sociale, con le sue conseguenze di estremismo e violenza": questi temi di così grande attualità fanno sorgere il dubbio che l'assegnazione, proprio quest'anno, del Premio Nobel a Naipaul abbia motivazioni che prevalgono sui meriti, pur certi, dello scrittore.

Fedeli a oltranza. Un viaggio tre i popoli convertiti all'Islam di V. S. Naipaul
Titolo originale: Beyond Belief
Traduzione di: Navid Carucci, Ubaldo Stecconi, Vincenzo Vergiani
525 pag., Lit. 60.000 - Edizioni Adelphi (La collana dei casi)
ISBN 88-459-1645-6

Di Grazia Casagrande

le prime pagine
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I
INDONESIA
IL VOLO DELL'N-250

1
L'UOMO DEL MOMENTO

Imaduddin insegnava ingegneria elettrotecnica all'Institute of Technology di Bandung. Era anche un predicatore islamico, una figura singolare negli anni Sessanta e Settanta: un uomo di scienza, uno dei pochi dell'Indonesia indipendente e, allo stesso tempo, un devoto uomo di fede. Riusciva ad attirare masse di studenti nella moschea Salman che sorge nel complesso dell'istituto di Bandung.
Le autorità, allarmate, lo tenevano d'occhio. E quando, l'ultimo giorno del 1979, andai a Bandung per incontrarlo, impiegando tutto il pomeriggio per percorrere in macchina la strada fumosa e affollata che porta da Giacarta, sulla costa, al più fresco altopiano dove si trova Bandung, venni a sapere che era praticamente un fuggiasco. Aveva da poco finito di scontare quattordici mesi di carcere come prigioniero politico. Conservava il suo alloggio di insegnante all'istituto, ma non gli era permesso di fare lezione. Benché fosse rimasto un ribelle e continuasse a tenere corsi di "esercizi mentali" islamici per piccoli gruppi di giovani della borghesia - in realtà si trattava di ragazzi in vacanza -, all'età di quarantotto si preparava a espatriare.
Avrebbe passato molti anni all'estero, ma poi la sua sorte cambiò. Ritornando in Indonesia a più di quindici anni di distanza da quel primo incontro a Bandung, scopro che Imaduddin è diventato ricco e famoso. Ora conduce un programma televisivo islamico la domenica mattina; ha una Mercedes con autista, una casa decente in un quartiere decente di Giacarta e pensa di andare ad abitare in una zona un po' più bella. Proprio la combinazione di scienza e religione che alla fine degli anni Settanta lo rendeva sospetto alle autorità, ora ne fa una persona desiderabile, un modello dell'uomo nuovo indonesiano; e lo ha portato molto in alto, vicinissimo alla fonte del potere.
Imaduddin era molto vicino a Habibie, il ministro della Ricerca e della Tecnologia, e Habibie era la persona più vicina a Suharto, che era al potere da trent'anni e veniva in genere presentato come il padre della patria.
Habibie era un esperto di aeronautica e i suoi ammiratori lo reputavano un prodigio. Un uomo con un'idea grandiosa: sotto la sua guida l'Indonesia avrebbe costruito i propri aerei, o almeno li avrebbe progettati. L'idea dietro l'idea - come avevo letto su qualche giornale - era che l'impresa non producesse solamente aerei ma offrisse anche una formazione tecnologica e diversificata a molte migliaia di persone; cosa che avrebbe innescato una vera e propria rivoluzione industriale indonesiana. In diciannove anni l'organizzazione aeronautica di Habibie aveva ricevuto - secondo il "Wall Street Journal" - oltre un miliardo e mezzo di dollari. Era stato costruito un tipo di aereo in collaborazione con una società spagnola, il CN-235, ma non si era affermato sui mercati. Ora stava per prendere il volo qualcosa di più elettrizzante: l'N-250, un turboelica da cinquanta posti a corto raggio progettato interamente dall'organizzazione di Habibie.
Il volo inaugurale del velivolo era in programma per il cinquantesimo anniversario dell'indipendenza dell'Indonesia, il 17 agosto, e già da diverse settimane le strade di Giacarta e delle altre città erano state adornate di luci colorate tutte uguali, bandiere e striscioni. Sullo sfondo delle celebrazioni - che davano l'impressione di un regalo dello Stato ai cittadini - un giorno il "Jakarta Post" condusse i lettori per mano attraverso tutte le fasi di collaudo dell'N-250 con il tono di un insegnante all'inizio di un corso: il rollaggio a bassa velocità per verificare la manovrabilità a terra, poi a velocità media per un test delle ali e dei sistemi di frenata e infine ad alta velocità per garantire che l'N-250 fosse in grado di staccarsi dal suolo e volare per cinque o sei minuti a bassa quota.
A quattro giorni dal volo inaugurale, durante un test a media velocità, si spezzò un albero del generatore (chissà che cos'è). Era pronto però un pezzo di ricambio e il giorno prestabilito l'N-250 volò per un'ora a diecimila piedi d'altezza. Sulla prima pagina del "Jakarta Post" apparvero Suharto che applaudiva e Habibie che lo abbracciava sorridente. Fu annunciato il progetto di un jet a medio raggio, l'N-2130, da realizzare entro il 2004. Sarebbe costato due miliardi di dollari. Poiché il progetto si estendeva nel lontano futuro, alla sua guida sarebbe andato il figlio trentaduenne di Habibie, Ilham, che aveva fatto un corso di apprendistato alla Boeing.
Tre settimane dopo, passato il culmine dei festeggiamenti per i primi cinquant'anni di indipendenza, con un grande spettacolo pirotecnico di marca francese e in un'atmosfera di esultanza nazionale, Habibie propose di ricordare il 10 agosto, il giorno del primo volo dell'N-250, come Giorno del Risveglio Tecnologico Nazionale. La proposta fu annunciata alla Dodicesima Conferenza dell'Unità Islamica, perché Habibie aveva anche un altro aspetto: era un islamico devoto e un acceso difensore della fede. Era presidente di un nuovo organismo dalla denominazione aggressiva, l'Associazione degli intellettuali islamici. E quando, rivolgendosi alla Conferenza dell'Unità Islamica, dichiarò che il dominio della scienza e della tecnica doveva andare di pari passo con una rafforzata fede in Allah, era chiaro che stava parlando con autorità sia religiosa sia secolare.

© 2001 Adelphi Edizioni

biografia dell'autore
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V.S. Naipaul è nato a Trinidad nel 1932 e ha scritto: Una via nel mondo, In uno Stato libero, Una civiltà ferita: l'India, Un'area di tenebra. Fedeli a oltranza è stato pubblicato per la prima volta nel 1998.
bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Naipaul Vidiadhar S., Alla curva del fiume, 1995, 350 p., Lit. 13000, "Oscar classici moderni" n. 98, Mondadori (ISBN: 88-04-39965-1)

Naipaul Vidiadhar S., Un'area di tenebra, tr. di Salvatorelli F., 1999, 324 p., Lit. 40000, "Biblioteca Adelphi" n. 370, Adelphi (ISBN: 88-459-1444-5)

Naipaul Vidiadhar S., Una casa per il signor Biswas, 1988, 512 p., Lit. 34000, "Omnibus stranieri", Mondadori (ISBN: 88-04-30890-7)

Naipaul Vidiadhar S., Una civiltàferita: l'India, tr. di Dallatorre M., 1997, 260 p., Lit. 25000, "Piccola biblioteca Adelphi" n. 398, Adelphi (ISBN: 88-459-1330-9)

Naipaul Vidiadhar S., Elezioni a Elvira, tr. di Salvatorelli F., 1990, 254 p., Lit. 10500, "Oscar narrativa" n. 1052, Mondadori (ISBN: 88-04-33400-2)

Naipaul Vidiadhar S., L'enigma dell'arrivo. Un romanzo in cinque parti, tr. di Paggi M. e Paggi D., 356 p., Lit. 32000, "Omnibus stranieri", Mondadori (ISBN: 88-04-30871-0)

Naipaul Vidiadhar S., Fedeli a oltranza, 2001, 526 p., Lit. 60000, "La collana dei casi", Adelphi (ISBN: 88-459-1645-6)

Naipaul Vidiadhar S., In uno Stato libero, tr. di Dellatorre M., 1996, 304 p., Lit. 35000, "Fabula" n. 95, Adelphi (ISBN: 88-459-1249-3)

Naipaul Vidiadhar S., India, 3 ed., 1999, 518 p., Lit. 16000, "Oscar narrativa" n. 1569, Mondadori (ISBN: 88-04-47232-4)

Naipaul Vidiadhar S., Mr. Stone, tr. di Dallatorre M., 159 p., Lit. 9500, "Oscar narrativa" n. 1086, Mondadori (ISBN: 88-04-34028-2)

Naipaul Vidiadhar S., Una svolta nel sud, Lit. 32000, "Omnibus stranieri", Mondadori (ISBN: 88-04-32982-3)

Naipaul Vidiadhar S., Una via nel mondo, tr. di Dallatorre M., 1995, 440 p., Lit. 42000, "Fabula" n. 90, Adelphi (ISBN: 88-459-1170-5)



19 ottobre 2001