Daniela Pizzagalli
La signora del rinascimento.
Vita e splendori di Isabella d'Este alla corte di Mantova

"Ma Isabella non era mai di gran conforto, nei lutti: volgeva la testa e guardava avanti, soprattutto in quel momento della sua vita in cui, arrivato nelle sue mani il potere, giocava da protagonista la partita, senza esitazioni e senza debolezze."

Una nuova biografia narrativa, balzata subito ai primi posti nelle classifiche dei best sellers, arricchisce la galleria storica al femminile di Daniela Pizzagalli. Dopo Cecilia Gallerani, La Dama con l'ermellino, e Bianca Maria Visconti, La Signora di Milano, ecco rivivere Isabella d'Este in La Signora del Rinascimento. L'affascinante marchesana di Mantova, vissuta a cavallo tra 1400 e 1500, incarna le luci e le ombre di quel periodo splendido ma anche critico e turbolento. Il Rinascimento è il periodo di massimo splendore dell'arte italiana, modello per tutta l'Europa e per i secoli a venire, ma segna anche la perdita dell'indipendenza del nostro paese, conteso tra Francia, Spagna e Impero tedesco. Nella vita di Isabella d'Este si sono intrecciati sia il tema artistico che quello politico, perché fu un'appassionata mecenate, collezionando quadri dei più grandi pittori del tempo, dal Mantegna a Leonardo da Vinci, dal Perugino al Tiziano, e dediche ammirate dai più grandi poeti, dal Boiardo al Bembo, dall'Ariosto al Berni, e contemporaneamente seppe destreggiarsi con grinta e intelligenza nel momento di massima crisi delle Signorie, difendendo l'integrità e l'indipendenza di Mantova durante la prigionia veneziana del marito, Francesco Gonzaga, e assumendo poi la reggenza per il figlio minorenne, anticipando con le sue manovre la scaltra duttilità del Machiavelli.
Per ricostruire la straordinaria personalità della sua protagonista e il complesso scenario di quel tempo, Daniela Pizzagalli utilizza con la consueta efficacia una ricchissima documentazione: attraverso il carteggio di Isabella sembra risuonare direttamente la sua voce, orgogliosa e ironica, colta e appassionata. Trattò da pari a pari con due imperatori, tre re di Francia e quattro papi, ma dedicava attenzione anche alle più semplici incombenze quotidiane, corrispondendo con mercanti e fittavoli, buffoni e cameriere. Di pagina in pagina scorre un'avvincente ambientazione a tutto campo, dove sono descritti abiti e cibi, sontuose feste e truci congiure, la vita pubblica e privata delle grandi famiglie aristocratiche come gli Este, i Gonzaga, i Borgia, i Medici.
Inesausta e curiosa viaggiatrice, seguendo le sue tracce i lettori visitano le grandi città italiane nella loro età più splendida: Venezia rutilante d'ogni mercanzia, Roma onusta di rovine classiche, la colta Urbino raduno dei migliori ingegni, Ferrara patria del nuovo teatro, Napoli opulenta e adulatrice. Una sorta di viaggio nel tempo per esaltare un prodigioso periodo storico che, oggi più che mai, attira l'interesse del pubblico: basti pensare al grande successo del film di Olmi, Il mestiere delle armi, che sviluppa un episodio raccontato anche in questo bel libro della Pizzagalli che a sua volta, nella vivace ricostruzione storica, scorre davanti agli occhi del lettore come un sontuoso film in costume.

La signora del Rinascimento. Vita e splendori di Isabella d'Este alla corte di Mantova di Daniela Pizzagalli
567 pag., Lit.35.000 - Edizioni Rizzoli
ISBN 88-17-86807-8


Le prime righe

"LA DIVINA CLEMENZA
CI CONCEDETTE UNA BELLA DONZELLETTA"

1473-1479

La principessa cavalcava sotto un baldacchino purpureo, vestita di broccato d'oro. Sui capelli castani sciolti lungo le spalle, coperti da un velo bianco trapunto di perle, portava una corona d'oro sfavillante di rubini e diamanti.
Figlia del re di Napoli Ferrante d'Aragona, Eleonora faceva il suo ingresso solenne a Ferrara, il 3 luglio 1473, come sposa del duca Ercole I d'Este.
Lo sposo l'aspettava a porta San Giorgio: non alto ma snello, tagliente nei tratti dal viso, naso aquilino, labbra sottili e mento squadrato. Indossava un giubbone di raso alessandrino dai riflessi cangianti, con un corto mantello di broccato d'oro e cremisi, e in testa portava un berretto di velluto nero adorno di un grosso rubino e di una perla pendente.
Ercole, prima di arrivare al potere, pur essendo il maggiore fra i maschi legittimi del casato, aveva dovuto fare una lunga anticamera.
Era bambino quando nel 1441 era morto suo padre, il marchese di Ferrara Niccolò III, il quale aveva già designato alla successione il figlio prediletto, anche se illegittimo, Lionello, uno degli uomini più colti e raffinati del suo tempo.
Mecenate, collezionista, riformatore dell'Università, Lionello aveva fatto di Ferrara una città di artisti e studiosi di fama internazionale, dal Pisanello a Piero della Francesca, da Roger van der Weiden a Leon Battista Alberti.
Alla sua morte, nel 1450, il potere era passato al fratello Borso. Erano tempi in cui la successione delle Signorie non seguivano necessariamente la linea dinastica legittima: il potere andava piuttosto a chi sapeva agguantarlo. Borso d'Este governò per vent'anni nel segno del fasto e dalla dovizia, compiaciuto di sé e del suo stile di vita, che volle immortalare negli affreschi del palazzo dei piaceri estensi, Schifanoia.
Innalzò il lustro della dinastia acquistando nel 1453 dall'imperatore Federico III il titolo di duca di Modena e Reggio e ottenendo nel 1471 dal papa Paolo II, di cui gli Este erano formalmente vicari, il titolo di duca di Ferrara. Preferì restare scapolo, scegliendo come suo successore non il nipote Niccolò, figlio di Lionello, ma il fratellastro Ercole, che ritornò dall'esilio volontario in cui tutta la famiglia legittima di Niccolò III si era ritirata alla morte di lui.

© 2001 RCS Libri


L'autore

Daniela Pizzagalli è nata a Milano, dove vive e lavora come giornalista e psicologa. Ha pubblicato: Bernabò Visconti, L'amica Clara Maffei e il suo salotto nel Risorgimento italiano, La dama con l'ermellino, La signora di Milano.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


12 ottobre 2001