Valeria Montaldi
Il mercante di lana

“Leonhard precedeva il frate lungo i camminamenti di neve, sfidando con occhi fieri gli sguardi di disprezzo che provenivano dai pochi abitanti che si facevano loro incontro. Non era sua intenzione piegarsi all’opinione comune, che considerava il monaco come una specie di demone di disgrazia e, con la sua presenza accanto a lui, intendeva dimostrare chiaramente a tutti che il suo modo di pensare non era quello di suo padre.”

Valeria Montaldi è già conosciuta come giornalista e critica d’arte sensibile e preparata, ma non aveva mai affrontato un’opera narrativa: oggi si è cimentata, con questo Il Mercante di Lana, in un romanzo complesso per ampiezza e trama dando prova di saper affrontare con preparazione storica e vivacità linguistica una tematica oggettivamente ardua.
Il romanzo è ambientato in epoca medioevale nella valle di Gressoney e si avvale di un ampio numero di personaggi, per lo più di fantasia, le cui azioni, come in ogni romanzo storico, vanno a intrecciarsi con eventi realmente accaduti e con reali figure dell’epoca.
La forte preparazione documentale, la conoscenza dei luoghi, lo studio degli eventi che nel corso del XIII secolo hanno percorso non solo la zona al centro della narrazione ma l’intera area attraversata, in viaggi commerciali, da alcuni personaggi, così come la testimonianza di consuetudini e abitudini quotidiane di quel periodo, riempiono di interesse la lettura di questo romanzo che mostra un notevole spessore culturale. Tutto ciò però non va a scapito della piacevolezza della lettura, né si sente dominare l’elemento erudito, anzi l’amore, le passioni, certi momenti di accesa sensualità, alcuni tratti psicologici dei personaggi coinvolgono e attirano anche un lettore più ingenuo. Interessante è anche l’analisi di come pregiudizi e differenze sociali (e ancor più le incursioni guerresche e le lotte di potere) abbiano condizionato le vite quotidiane degli uomini e delle donne vissute in quel tempo.
Da quanto si è detto insomma il romanzo presenta qualità che non si ritrovano spesso in un’opera prima e una leggibilità che stempera la densità delle citazioni storiche.

Il mercante di lana di Valeria Montaldi
460 pag., Lit. 35.000 – Edizioni Piemme
ISBN 88-384-7062-6


Le prime righe

Capitolo 1

Sibilla guardò sua madre: il viso cinereo, contornato dai capelli ingrigiti, sembrava quello della Madonna di pietra che stava a fianco dell’altare in chiesa. Il sudore freddo le appiccicava il corpo alla coperta di lana ruvida, il respiro si faceva sempre più breve e superficiale. Violenti brividi la scuotevano, malgrado la legna del focolare cedesse calore alla stube.
Sibilla aveva portato lì sua madre dal piano superiore, proprio perché stesse più calda: anche gli animali, al di là della parete, contribuivano con i loro fiati a isolare l’ambiente dal freddo esterno. Marcabrù girava intorno al giaciglio di Karola, annusando inquieto, le orecchie dritte e la coda bassa: di tanto in tanto appoggiava le zampe sulla coperta, leccava la mano magra abbandonata sul bordo del letto e poi tornava nel suo angolo vicino al fuoco, dove si accucciava per un po’, continuando a fissare con sguardo vigile la figura immobile distesa sul pagliericcio.
Karola emise un lungo rantolo, spalancò gli occhi e non li richiuse più.
Sibilla rimase inerte, come paralizzata, il respiro fermo: le sembrava che il tempo si fosse arrestato. Guardò per un lunghissimo momento gli occhi spenti di sua madre, incapace di muoversi, di gridare, di piangere. Poi, lentamente, le abbassò le palpebre e le congiunse le mani sul ventre.
Marcabrù saltò sul letto e, accoccolatosi sui piedi di Karola, tentò di risvegliarla con piccoli colpi di muso sulle gambe: non ottenne risposta. Allora cominciò a guaire, prima piano, poi più forte: dalla stalla, la capra, la vacca e le pecore parteciparono alla sua disperazione con belati e muggiti. Come se aspettasse un segnale, finalmente Sibilla si lasciò andare al pianto: fu un pianto di strazio, di disperazione, di abbandono, di rabbia. I suoi gemiti si mescolarono a quelli degli animali e risuonarono alti nello stadel, riempiendone l’aria e uscendo dalla finestra aperta, verso le strade del villaggio.
Fu così che gli abitanti di Felik seppero che Karola era morta: era l’ora di compieta e le donne più vicine uscirono nel buio e si avviarono verso la casa di Sibilla, dove i riti dovevano ora essere compiuti.

© 2001 Edizioni Piemme


L'autore

Valeria Montaldi, giornalista e critico d’arte, vive e lavora a Milano. Il mercante di lana è il suo primo romanzo.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato



5 ottobre 2001