Michael Connelly
L’ombra
del Coyote


“È per questo che mi sono bruciato la mano: mi sono addormentato con la sigaretta accesa, ma prima di svegliarmi ho fatto un sogno. O almeno credo che fosse un sogno, perché mi sembrava di essere sveglio. Sa, come nei sogni a occhi aperti. Comunque c’era il coyote, solo che era con me ed eravamo nel canyon, o sulle colline, non so esattamente.”
“Non interpreto spesso i sogni. Francamente non sono sicura di quanto valgano. Ma credo che abbia molto valore il suo desiderio di raccontarmelo. Mi dimostra che il suo approccio alle nostre sedute ha subito una svolta positiva. Quindi, per quello che vale, credo che lei si identifichi con il coyote.”


Un’altra avventura del detective Harry Bosch attesissima dai lettori di Connelly e che non delude le aspettative. Anzi, si potrebbe dire, è ancora più caratterizzata nelle peculiarità psicologiche e narrative di questo autore.
La vita di Bosch appare alla deriva: è di nuovo senza compagna, è stato sospeso dal servizio perché ha picchiato il proprio superiore, la sua dipendenza dall’alcol è ormai incontrollabile, è insomma in uno stato di stress estremo. Tutto ciò spinge le massime autorità della polizia a costringerlo a una terapia presso una psicologa che riequilibri il suo stato mentale turbato e ne limiti l’aggressività. Naturalmente tale imposizione non è ben accetta, ma non restano molte alternative al solitario detective e così lo vediamo iniziare le sedute presso una sensibile strizzacervelli che riesce, incontro dopo incontro, a rompere il muro di rabbia che lo circonda.
Prima di tutto Harry riesce a confessare a se stesso di sentirsi attanagliato dalla solitudine, ma più di tutto riesce a far emergere dal suo inconscio l’evento che lo ha traumatizzato e che non ha mai saputo affrontare: l’uccisione della madre e la mancata scoperta del colpevole. Ha inizio così un’indagine tutta privata e completamente al di fuori dell’istituzione che non sembra, negli amici che Bosch contatta, volerlo molto aiutare. La madre era una giovane prostituta e proprio per questo la sua morte non aveva suscitato negli investigatori particolare interesse, così era stato facile archiviare il caso tra quelli irrisolti. In realtà dietro quel brutale assassinio c’erano dei nomi eccellenti che ora, sentendosi minacciati, vogliono, con tutti i mezzi, compresa la morte, impedire la riapertura delle indagini su quella morta dimenticata da tutti. Da tutti, ma non certo dal figlio che sa di dover arrivare alla verità anche mettendo in gioco la sua vita.
La psicologia del protagonista è in questo romanzo al centro dell’attenzione, proprio perché lo spunto narrativo parte da delle sedute psicoanalitiche: un uomo solo, amareggiato, quasi smarrito, eppure determinato, forte e coraggioso. Queste contraddizioni, che hanno reso famoso Bosch, entrano con perfetta armonia in un thriller dal sicuro impianto, avvincente fino all’ultima pagina, carico di suspense, ambientato in una Los Angeles violenta e corrotta messa in crisi più dalla verità che dal terremoto da cui era stata colpita.

L’ombra del Coyote di Michel Connelly
Titolo originale: The Last Coyote
Traduzione di: Francesca Pinchera
402 pag., Lit. 35.000 – Edizioni Piemme
ISBN 88-384-7068-5


Le prime righe

C’È QUALCOSA IN PARTICOLARE di cui vuole parlarmi?”
“Per esempio?”
“Non so, potrebbe cominciare dall’incidente.”
“Ah, l’incidente. Sì, qualcosa da dire ce l’ho.”
Lei aspettò, ma lui rimase in silenzio: aveva deciso ancor prima di arrivare a Chinatown che avrebbero dovuto tirargli fuori le parole una a una.
“Perché non me ne parla, detective Bosch?” chiese lei dopo un po’. “Lo scopo delle nostre sedute…”
“Vuol sapere cosa penso? Che tutta questa faccenda è una stronzata! Una grandissima stronzata.”
“Si calmi. Perché sarebbe una stronzata?”
“È vero, ho spinto il mio superiore, e forse l’ho anche colpito. Non so esattamente che cosa sia successo, ma non intendo negare niente. E allora? Sospendetemi, trasferitemi, portatemi davanti alla Commissione Disciplinare, fate quello che volete, ma andare avanti così è una stronzata. Questo congedo non ha senso. Devo venire qui tre volte alla settimana per parlare con lei come se fossi un… Lei non mi conosce, non sa niente di me. Perché devo parlare con lei? Cosa c’entra lei?”
“Be’, la risposta è già nelle sue parole. Il Dipartimento non vuole punirla, ma curarla. L’hanno messa in congedo perché si riprenda, il che significa…”
“So che cosa significa, è proprio questa la stronzata. Qualcuno ha deciso arbitrariamente che io sono stressato e questo ha autorizzato il Dipartimento a sospendermi a tempo indeterminato, o almeno finché lei non riconosca che ho fatto progressi sufficienti per…”
“Non c’è niente di arbitrario. Mi sono limitata ad analizzare il suo comportamento, tutto qui.”
“Quello che è successo non ha niente a che fare con lo stress. La ragione è che… lasciamo perdere! Come ho detto, queste sedute non hanno senso. Tagliamo corto e arriviamo al punto Che cosa devo fare per tornare a lavorare?”
Bosch vide la rabbia affiorare negli occhi della donna. Quel rifiuto a riconoscere la sua preparazione e la sua professionalità la feriva nell’orgoglio. Ma le passò in fretta: a furia di trattare con i poliziotti ci aveva fatto l’abitudine.
“Non si rende conto che hanno agito per il suo bene? Evidentemente al Dipartimento la considerano un elemento prezioso, altrimenti non sarebbe qui. Avrebbero potuto prendere un provvedimento disciplinare e lei avrebbe perso il lavoro, invece stanno facendo di tutto per salvarle la carriera.”

© 2001 Edizioni Piemme


L'autore

Michael Connely, ex giornalista di cronaca nera del “Los Angeles Times”, è autore di romanzi di straordinario successo che hanno raggiunto i vertici delle classifiche di tutto il mondo. Considerato ormai uno maestri del thriller, ha pubblicato Debito di sangue, Il Poeta, Il Ragno (Premio Bancarella 2000), Vuoto di luna, Musica dura e La memoria del topo.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




21 settembre 2001