Dario Voltolini
Primaverile
(uomini nudi al testo)


“Un aeroplano di carta sta scendendo a spirale nello spazio tra il muro e l’ospedale e naturalmente sono subito sicuro che l’abbia lanciato giù Francesco: è una sua mania, fin da quando era bambino. È un drago, anche bloccato a letto riesce a far uscire aeroplani dalla stanza.”

Scrive Giovanni Tesio: “Voltolini è un narratore atipico. Racconta storie come arborescenze calcaree, come coralli in cui passano i canali che mettono in contatto tutti i polipi della colonia”. Anche in Primaverile questo autore torinese, ormai da tempo riconosciuto tra i più interessanti nel panorama letterario contemporaneo nazionale, aggancia il lettore e lo trascina con sé in una visione che dura lo spazio del romanzo. Diversamente dal suo precedente 10 (interamente incentrato sul gioco del calcio), qui il racconto si fa più spezzettato, più inafferrabile. Le tante voci che si susseguono, si accavallano, si rincorrono come echi lontani, sono fisicamente collocate in un enorme grattacielo-ospedale dove Giorgio Porzana, il protagonista, o meglio, il personaggio che ci accompagna in questo labirintico universo eterogeneo e originale (quasi surreale come quello di Alice attaverso lo specchio) si reca a trovare un amico, Francesco Nannata, ricoverato dopo una frattura procuratasi in una partita di calcio fra amici (anche qui il gioco del calcio si insinua tra le pagine, dichiarando ancora una volta l’evidente passione dell’autore). È senza dubbio banale dirlo, ma dall’11 settembre qualcosa di inquietante, una sensazione d’ansia, una stretta leggera allo stomaco, accompagna la parola grattacielo e la sua immagine. Solo qualche giorno fa non avremmo neppure rilevato (o lo avremmo fatto tangenzialmente) che la storia scritta da Voltolini è ambientata in un grattacielo. Oggi anche questo diventa elemento importante dell’analisi, simbolo, archetipo, preveggente locazione, mentre il finale suggerisce qualcosa di profetico e un brivido freddo corre nella schiena del lettore.
Una umanità molto varia ruota attorno a questo edificio, importante nella sua struttura varia e imprevedibile. “Leimotiv di Primaverile – scrive Andrea Cortellessa – è proprio la connessione-confusione tra architettonico e biologico”. L’edificio si fonde sempre più con gli esseri che lo popolano, diventando come un enorme Blob biologico-strutturale in cui è difficile vedere i limiti delle due realtà, ma anche lo spirito e la materia, la vita e la morte.
In un giorno di primavera Giorgio entra nel grattacielo. Per sapere quando (e se) ne uscirà bisogna arrivare all’interno del gioco, che prevede anche una curiosa spiegazione per un sottotitolo assolutamente originale, che ha a che fare con una ricetta romagnola…

Primaverile (uomini nudi al testo) di Dario Voltolini
216 pag., Lit. 30.000 – Edizioni Feltrinelli (I Narratori)
ISBN 88-07-01597-8



Le prime righe

Oggi è il primo giorno di primavera. Stanno facendo dei lavori sul ponte e il traffico è nel caos. Vedo sfrecciare di lato i motociclisti beffardi con i loro caschi dipinti, infrangibili, gli ultimi modelli trasparenti, le tute amaranto. Dalle auto ferme escono guidatori con modi bruschi: si sfilano giacche e giubbotti, guardano avanti oltre la portiera aperta, i più bassi si alzano sulle punte. Riprendono posto al volante, dopo aver lanciato l’abito sul sedile di fianco. Il groviglio si dipana lentamente, poi si ricompatta. Una, due, tre volte e poi anch’io oltrepasso lo sbarramento e accelero imboccando il viale. Dal retrovisore cerco di indovinare cosa stia facendo la betoniera che occludeva il passaggio. Un suo braccio metallico snodato in quattro punti si sporge oltre il parapetto del ponte, si incurva verso il basso e compie un arco a rientrare. Sembra la coda di un gamberone. L’estremità, che non si vede, potrebbe trovarsi sotto l’arcata del ponte, in corrispondenza della betoniera stessa. Sta forse inoculando il suo cemento in qualche soletta. L’immagine rimpicciolisce e scompare.
Sul viale il traffico è scorrevole. Tra i colori ancora imprecisi degli alberi brillano finestre su cui picchia un sole vincitore. Il vento ha spazzato la città per una settimana: tutto è nitido, anche i miopi osservano i particolari lontani, le ombre sono colorate. Il vento è stato molto forte. La forsizia che Francesco tiene sul balcone e che da molti giorni impazzita di giallo illuminava fin dentro la stanza quasi bucando la finestra, adesso silenziosamente verdeggia. Il vento è stato così forte. I fiori gialli sono volati via, non sappiamo dove. Il balcone è asciutto e pulito. Spazzato a fondo. Non sopporto quel giallo, lo trovo invadente. A Francesco, invece, piace da pazzi.
Stamattina ero contento notando come la forsizia fosse stata schiaffeggiata dal vento fino al punto di dover cambiare colore. L’appartamento di Francesco profumava di pulito. Era chiuso e vuoto da quattro giorni, ma il vento era passato tra gli infissi. In bagno le piastrelle brillavano. La tuta che Francesco mi aveva chiesto di andare a prendergli era esattamente dove lui mi aveva detto. Adesso gliela sto portando, pulita e ben ripiegata in uno zainetto dove ho infilato anche un libro e i quotidiani di oggi, all’ospedale dove gli stanno sistemando tibia e perone dopo la partita di lunedì sera.

© 2001 Giangiacomo Feltrinelli Editore


L'autore

Dario Voltolini è nato a Torino nel 1959. Ha pubblicato tra l’altro Una intuizione metropolitana, Forme d’onda, Neve, Il grande fiume, Glunk, 10. È autore di numerosi testi per la radio e per il teatro musicale (in collaborazione con il musicista Nicola Campogrande: Capelas Imperfeitas, Macchinario, Città, Via col vento?, Lego, Alianti).

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




21 settembre 2001