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I consigli di lettura di Alessandra Casella

Attrice di grande talento, Alessandra Casella è ora anche autrice di un libro, edito da Salani, Un anno di Gloria. Ma, soprattutto, è una lettrice appassionata e “onnivora” che può darci davvero ottimi consigli. Tra i suoi siti preferiti c’è libriAlice.it… ne siamo molto contenti.


Quali sono state le sua prime letture?

Da bambina leggevo veramente qualsiasi cosa: per me leggere era vivere. Ero una di quelle bambine che davanti a una giornata di gioco e un buon libro preferiva un buon libro. Ricordo che tra le primissime letture (al di là dei libri per bambini) ci fu il Corriere dei piccoli di mia madre, quello con la Vispa Teresa e i disegni di Tofano, ma ci furono anche le storie, i racconti, le fiabe dell’Ottocento di mia nonna. Sono cresciuta con le fiabe “orrorifiche” dell’Ottocento dove i protagonisti venivano fatti a pezzi, o pativano la fame, o erano disperati… avevano un gusto dell’orrore le fiabe dell’epoca che era incredibile!

E questo l’ha poi portata a leggere la narrativa pulp?

No, odio il pulp, lo odio proprio. Crescendo mi sono ribellata. Il pulp e l’horror sono due tipi di letture che faccio pochissimo e solo se costretta. Oltretutto non riesco a togliermi dalla testa le immagini più forti, più violente, quindi preferisco leggere qualsiasi altra cosa. Certo se all’interno di un libro ci sono descrizioni di eventi drammatici, violenti che fanno parte della trama, non le salto, ma ricordo ancora i piedi della bambina bruciati in Teresa Battista stanca di guerra , ed è una cosa che ho letto vent’anni fa… Quando posso evitare di leggere descrizioni truculente lo faccio. Se però parliamo di Jorge Amado devo ammettere che affronterei qualsiasi sacrificio.

Qual è il suo genere preferito?

Il genere è sicuramente il racconto. Il racconto, o il romanzo classico. Un romanzo ben scritto, possibilmente “fiume”, di stampo tolstojano è per me il meglio della vita. Il ragazzo giusto di Seth Vikram… che goduria, che gioia! Mi piace meno la scrittura minimalista, i racconti con poca storia e un’attenzione dissennata al particolare. Finché lo fa Carver va benissimo, però non sono tutti Carver! Amo le storie di largo respiro, dove i dettagli sono veramente dettagli e vengono inseriti in modo perfetto, al punto giusto. Sono convinta che la letteratura sia prima di tutto stile e poi storia. Però quando trovo stile e racconto insieme sono la donna più beata del mondo. È veramente permettersi di innamorarsi pur rimanendo fedele al proprio uomo.

Ha parlato de Il club Dumas di Perez Reverte come un romanzo che l’ha appassionata. C’è qualche altra opera che le sia piaciuta come quella e che tende a regalare?

Robertson Davies che in Canada è considerato tra gli autori più importanti (ormai non più vivente perché è morto qualche anno fa). Robertson Davies secondo me è un grandissimo. In Italia non è stato tradotto quasi nulla della sua produzione, uno dei pochi è la La lira di Orfeo: proprio un grande libro. Amo molto i romanzi in cui ci sia sotteso a tutto il racconto un fil rouge ironico, anche nella tragedia. Di solito chi è ironico non ha paura dei momenti molto tragici. E questo secondo me rende un libro appetibile, lo rende vivo. Tra i titoli che ricordo c’è Il ragazzo giusto, ma ho amato moltissimo Le Ore di Michael Cunningham... mi ha fatto girare proprio il sangue al contrario.

Autori italiani? Vedo che non ne cita molti.

Mi piace moltissimo Del Giudice; ho trovato deliziosi i primi lavori di Culicchia; amo la scrittura di Laura Pariani e quella di Gina Lagorio. Anche Salvatore Mannuzzu è un fantastico scrittore. De Carlo ha una produzione “alterna”, per i miei gusti, naturalmente. È uno scrittore che pubblica un libro riuscitissimo e un libro meno riuscito: tenendo bene i conti si sa esattamente cosa comprare…

Al momento cosa sta leggendo?

Sul mio comodino ho solo libri di puericultura perché mi è nata una bambina che oggi compie esattamente un mese.

Molti auguri!

Ovviamente adesso leggo solo titoli come “Il bambino da zero a tre anni”, e saggi su come allattare, come svezzare, come cambiare i pannolini. Mi rendo conto che un bambino è un grande cambiamento non solo perché ti cambia il senso della vita, ma perché ti porta via molto di quel tempo che prima, ad esempio, potevi dedicare alla lettura. L’ultimissimo libro che ho letto è di Daniel Silva, Il restauratore, un “giallone”. Silva è come Perez Reverte: riescono entrambi a mettere altre storie all’interno di una misteriosa vicenda principale. Perez Reverte riesce a parlare di religione ne La pelle del tamburo, e di bibliofilia ne Il club Dumas oppure riesce a raccontare le vicende di antiche mappe o dei gesuiti nel Seicento, come in La carta sferica.

Un consiglio per i più piccoli, dal suo nuovo ruolo di mamma?

C'è un libro per bambini che trovo delizioso che si chiama Pietro Pizza. È la storia di un bambino che non può andare a giocare con i suoi amici perché piove. Allora il papà decide di fare la pizza con lui: lo mette sul tavolo, lo impasta, mette un pochino d’acqua fingendo che sia olio ecc. ecc. Non appena rispunta il sole, la pizza finisce e il bambino va a giocare. È scritto con grande tenerezza, con delicatezza e senza nessuna leziosaggine, nessun compiacimento: è una meraviglia. L’ho regalato a mio nipote ne ho una copia per mia figlia quando crescerà.

Tra i libri per bambini adesso ci sono titoli meravigliosi…

Ci sono della case editrici che stanno veramente facendo un ottimo lavoro. Mi piacciono molto le Banane della Mondadori, o tutte le scelte della Salani che trovo ottime. Ma anche la Dami ha un’ottima produzione, così come la Motta, che a mio parere ha una scelta grafica strepitosa: questi disegni un po’ retrò queste pagine che non sono bianche ma color “gelato alla crema”...
Adesso finalmente ho una figlia, per cui avrò una buona scusa per comprarli.

Come si è trasformata da lettrice evidentemente appassionata a scrittrice?

Da sempre scrivo moltissimo, ma tutte cose che tengo rigorosamente per me. Anche perché, appunto, essendo un’appassionata lettrice ho molto pudore all’idea di scrivere, soprattutto all’idea di scrivere quello che dovrebbe essere il “mio romanzo”, che credo rimarrà nel cassetto per sempre. Per me è talmente importante scrivere bene che è quasi impossibile farlo. Con questo libro [Un anno di Gloria, ndr] ho voluto invece divertirmi. E come divertimento è stato recepito dai lettori. Mi sono affezionata al personaggio e ho scritto con allegria tutta la storia, ma c’è voluto del bello e del buono a Maria Grazia Mazzitelli della Salani per convincermi a pubblicarlo. Alla fine ho raccolto molto di più di quello che non fossero le mie ambizioni nello scriverlo.


Di Giulia Mozzato


31 agosto 2001