Björn Larsson
Il porto dei sogni incrociati

“In quei giorni Rosa Moreno veniva presa dalla paura. Al riparo dietro l’angolo di una casa, guardava fisso quell’acqua schiumante, e si chiedeva se avrebbe mai avuto il coraggio di partire. Se avrebbe mai osato vivere.”

Una splendida storia di mare che si trasforma in metafora dell’esistenza di tutta l’umanità, della difficoltà di realizzare i sogni, di dare vita alle speranze. Elemento trascinante della vicenda è la figura di un marinaio, affascinante e travolgente, Marcel, che, come nella migliore tradizione, conquista in ogni porto una donna e lega a sé uomini che sognano di avere il suo stesso coraggio nell’affrontare la vita. In particolare quattro sono i personaggi che Larsson ha scelto di accompagnare al suo Marcel: due donne, Rosa Moreno, cameriera in un caffè a Vilagarcia de Arouna, sulle magiche coste della Galizia (non a caso le più “nordiche” dei paesi mediterranei) e madame Le Grand, che raccoglie in un archivio informazioni sulle vite dei marinai che sbarcano nel suo piccolo porto bretone; poi ci sono due uomini, Peter Sympson, un gioielliere irlandese che basa la sua esistenza sulla bellezza delle pietre preziose e Jacob Nielsen, un ingegnere informatico danese il cui sogno è lasciare una propria traccia su tutti i computer del mondo. Marcel aiuta queste persone a sognare intensamente, dando loro la spinta per “alzare le vele e prendere i venti del destino”. Ma Marcel, malgrado tutto “è più uomo di porto che uomo di mare – scrive Paolo Lodigiani nella Postfazione -, non solo perché il suo è un navigare per piccoli tratti. Senza mai troppo allontanarsi dalla costa e senza affrontare vere traversate, ma anche perché in lui convivono tutte le contraddizioni del porto. Anima inquieta, che al tempo stesso cerca e sfugge una sua collocazione, rimane ugualmente marginale per il mondo dei terrestri e per quello dei naviganti”.
In un grande gioco di immaginazione e realtà, il legame tra i personaggi si sviluppa con sempre maggiore intensità sino al punto in cui Larsson decide di farli incontrare. A questo punto Marcel, guida e dominatore dei sogni di altre persone, diviene a sua volta “un miraggio, un fiabesco sogno che sarebbe sopravvissuto per qualche tempo nella fantasia dell’equipaggio e dei passeggeri, per poi sbiadire a poco a poco e perdersi nello scintillio del mare, nei riflessi taglienti delle pietre preziose, nel luccichio delle stelle, negli effimeri racconti dei marinai e dello sfarfallio degli schermi di computer”.

Il porto dei sogni incrociati di Björn Larsson
Titolo originale: Drömmar vid havet
Traduzione di: Katia De Marco
310 pag., Lit. 30.000 – Edizioni Iperborea
ISBN 88-7091-097-0



Le prime righe

1

C’erano giorni, sull’Atlantico, senza una nuvola all’orizzonte, in cui il mare e il cielo erano dello stesso azzurro profondo. In quei giorni un sole tagliente illuminava masse d’acqua in tumulto, le creste candide delle onde si strappavano in brandelli di schiuma, la nave rollava su quelle enormi montagne d’acqua e un vento implacabile sollevava un pulviscolo di spruzzi che accendeva fugaci arcobaleni attorno alla prua. Era quel genere di giorni per cui certe persone sarebbero pronte, sia pure in senso figurato, a dare la vita. Ma che la maggioranza darebbe qualsiasi cosa per evitare, non fosse altro che per paura della morte. O della vita.
Era in uno di quei giorni che passarono l’isola di Salvore vicino all’insenatura del Ría Arousa, dove finalmente trovarono riparo dal vento. Le ultime ore di navigazione erano state grandiose, ma anche stressanti. Il vento non aveva smesso di rinforzare a poco a poco, ma con costanza, per tutta la mattina, fino a diventare una vera e propria tempesta intorno a mezzogiorno. Le onde dell’Atlantico si erano gonfiate in mostri deformi che sballottavano qua e là la loro nave da tremila tonnellate come un tappo di sughero. Era una fortuna che viaggiassero a pieno carico, stivato e assicurato sottocoperta a regola d’arte. Se ognuno faceva quel che doveva, non c’era motivo di preoccuparsi.
Sundgren, il secondo, aveva pilotato la nave egregiamente. Mai una volta aveva commesso un errore di stima. La manovra per entrare nell’imboccatura del Ría Arousa era stata magistrale: netta, precisa, veloce, con quei colpi di timone dati esattamente al momento giusto tra due serie di onde particolarmente alte e ripide. Proprio per questo sarebbe stato ingiusto da parte di Marcel, il capitano, prendere il suo posto al timone ora che il peggio era passato. Doveva lasciare a Sundgren il tempo di sentire che aveva portato fino in fondo l’impresa di condurli sani e salvi in porto.
Erano quasi undici anni che Marcel e Sundgren navigavano insieme. Marcel era stato perfino secondo di Sundgren, prima che questi, per propria richiesta, retrocedesse di grado. Sundgren era un marinaio di prim’ordine e raramente commetteva errori, per non dire mai. Ma a che prezzo? Un’assillante angoscia a ogni manovra e ogni decisione, una logorante inquietudine al pensiero di tutti i possibili incidenti o rischi a bordo e un’incessante tormento per tutto quello che poteva succedere in banchina o agli ormeggi. Un profano avrebbe potuto pensare che Sundgren fosse di quelli che si fanno carico di tutte le sventure di questo mondo, ma non era il suo caso.

© 2001 Iperborea Edizioni

L'autore

Björn Larsson, nato a Jönköping nel 1953, docente di letteratura francese all’Università di Lund, filologo, traduttore, scrittore e appassionato velista, è ormai uno degli autori svedesi più noti, grazie al successo del suo romanzo La vera storia del pirata Long John Silver. L’avventura, il mare, il suo Rustica, a bordo del quale è vissuto per sei anni, tornano come protagonisti del Cerchio Celtico, thriller marinaio che gli ha dato per primo fama internazionale e gli è valso in Italia il Premio Boccaccio Europa 2000.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




14 settembre 2001