André Brink
Desiderio

“Vivere guardando avanti e capire voltandosi indietro: Kierkegaard.”

Come uno scrittore possa mescolare perfettamente un racconto d’amore, in cui è descritta una vicenda individuale, con la storia drammatica e collettiva del suo paese è evidente in quest’opera di uno degli autori sudafricani da sempre tra i più impegnati nella denuncia dell’ingiustizia e nella ricerca di una soluzione. Scrittore generoso e intelligente Brink ha saputo compendiare al meglio la necessità letteraria, lo spunto narrativo, con l’analisi di una situazione sociale e politica drammatica e tuttora irrisolta.
Come ha avuto modo di dichiarare in una recente intervista che ci ha rilasciato (e che potrete leggere prossimamente sulle pagine di libriAlice.it) Brink afferma che, mentre in passato la priorità assoluta, la necessità primaria era il narrare dell’apartheid e denunciare atteggiamenti ed eventi drammatici ora, che la società sudafricana ha raggiunto un nuovo equilibrio, tutt’altro che ideale ma comunque migliore del precedente, si possono scrivere romanzi incentrati su altri temi, come l’amore, ad esempio, ripescare storie mai scritte e cercare nuove forme di narrazione. Desiderio è un tassello di questa ricerca. Protagonisti un anziano bibliotecario, Ruben Olivier e una giovane donna, Tessa Butler, che arriva nella sua vita a sconvolgere certezze di ogni tipo, rappresentando pienamente la figura della tentatrice.
Il passato (l’incancellabile epoca dell’apartheid) è un'ombra che continua a insinuarsi nella vita dei sudafricani. Brink pare aver dato a questa ossessione una forma umana, sebbene fantastica: ne ha fatto lo spettro di una schiava meticcia che abita la grande casa dove vive Ruben. Per immaginare e comporre il personaggio di Ruben è stato importante riandare alla sua giovinezza, soprattutto al ricordo del valore che avevano in quel periodo i libri e i viaggi fantastici che compiva attraverso le letture.
Tessa è invece un personaggio più misterioso di cui lo stesso Brink non conosce fino in fondo l’origine. C’è in lei una studentessa trasferitasi poi negli Stati Uniti ma che ha mantenuto con l’autore un rapporto simile a quello che si può avere con una padre confessore. Una ragazza rimasta incinta senza sapere quale dei suoi tre amanti possa essere il padre, ma indifferente ai problemi che questo comporterà, decisa esclusivamente a guardare avanti. Parte di Tessa si rifà a una lettrice francese da cui ha ricevuto una lettera di 300 pagine con tutta la sua storia… Tessa è una schiava, ma è anche un fantasma. Ecco come lo stesso autore ha spiegato questa strana connotazione “fantastica” del personaggio: "L'idea della schiava mi venne dalla lettura di un articolo dove si parlava di una vicenda datata agli inizi del XVIII secolo, che riguardava l'amore di un vecchio padrone per la sua giovane schiava. Obnubilato dalla passione, l'uomo incoraggiò la sua amante a uccidere la moglie, poi la schiava fu arrestata e condotta a una morte orribile. Volendo ambientare il romanzo ai giorni nostri, non potevo che dare alla schiava le fattezze di un fantasma, alludendo con ciò al passato che torna a ossessionarci, a bussare alle porte del presente, a chiederci di chiudere i nostri conti sospesi. La differenza di età tra due amanti, non importa se a vantaggio della figura femminile o di quella maschile, mi ha sempre intrigato; così, ormai abbastanza avanti negli anni, ho deciso di dedicarmi finalmente ad analizzare ciò che passa tra un uomo anziano come Ruben e una giovane ragazza come Tessa, quali varianti assume il potere intrinseco al loro rapporto, di cosa è fatto lo squilibrio creato dalle loro reciproche insicurezze.”

Desiderio di André Brink
Titolo originale: The rights of desire
Traduzione di: Vincenzo Mantovani
315 pag., Lit. 30.000 – Edizioni Feltrinelli (I Narratori)
ISBN 88-07-01599-4




Le prime righe

PARTE PRIMA
1.

La casa è infestata dagli spiriti. Ecco perché allora, quando la comprammo – quasi quarant’anni fa; trentotto anni e quattro mesi fa – era tanto a buon mercato. Gli spiriti non erano ancora di moda. Con la casa ereditammo due cose. Lo spettro di Antje del Bengala. E la governante, Magrieta Daniels. Che allora aveva una trentina d’anni. E che dopo la morte di Riana – dopo tutto questo tempo, dopo la nascita dei maschi e la perdita della bambina, nel lungo tramonto che segue la felicità e l’infelicità, la colpa e l’innocenza, quando non c’è più nulla da sperare, nessuna sorpresa, nessuna luna improvvisa, quando il paesaggio della mente è monotono come le pianure del Kalahari della mia infanzia e di notte, a tenerti sveglio, c’è solo la confusa slealtà della memoria – rimase qui per badare a me. E ad Antje del Bengala, naturalmente, la povera vittima del suo violento amante e padrone nei primi giorni olandesi del Capo.
A quei tempi Papenboom – nient’altro che una sosta tra Rondebosch e le piantagioni che la Compagnia aveva a Newlands, costituito da un gruppo di case intorno a un mulino, una fabbrica di birra, un forno e una taverna malfamata – era a quasi due ore di vettura dalla colonia di Table Bay. Non è rimasto altro che il nome di una strada, Papenboom Road, sperduta in un dedalo di viuzze ombreggiante dalle querce sotto Newlands Avenue; e questa casa, la più vittoriana di tutte, accovacciata sulle massicce fondamenta dell’originaria villa afrikaans, con un pezzo di muro di confine: i resti di quella che una volta, secondo l’opinione generale, era una tenuta di imponenti dimensioni.
Siamo stati felici qui, Riana e io. La casa era simbolo della nostra emancipazione dall’offensiva invadenza dei suoi genitori, che non volevano capire, o perdonare, la nostra decisione di non andare a vivere con loro nel vigneto della Paarl Valley, l’orgoglio di sette generazioni di Hugo, peggio di Saouthfork, a Dallas. Una figlia incinta il giorno delle nozze era, santo Dio, una cosa già abbastanza brutta; un genero portato dal vento, come un turbine di polvere, dal barbaro entroterra, senza un soldo in tasca e con – intorno a lui – soltanto l’odore dei libri, al danno aggiungeva l’ingiuria; ma rinunciare – scientemente, deliberatamente – a tutto l’orgoglio accumulato da una famiglia di aristocratici boeri per quella che, ai loro occhi, non poteva essere altro che una miserabile esistenza suburbana, significava mettere a dura prova la pazienza dello stesso Onnipotente.

© 2001Giangiacomo Feltrinelli Editore

L'autore

André Brink è nato nel 1935 in Sudafrica e insegna inglese all’Università di Cape Town. È autore di vari romanzi, fra cui: Un’arida stagione bianca, La prima vita di Adamastor, La polvere dei sogni e La Valle del Diavolo. Tre volte vincitore del premio letterario sudafricano CNA Award, è stato selezionato due volte per il Booker Prize e ha vinto il Prix Médicis in Francia. I suoi romanzi sono tradotti in ventinove lingue.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




14 settembre 2001