Mian Mian
Nove oggetti di desiderio

“Dove sarà la mia anima quando morirò? Io non ci sarò più, ma lei vivrà. Le anime salgono in paradiso arrampicandosi lungo le ragnatele. Ho incominciato a credere che la scrittura potesse essere la mia scala verso il cielo.”

Mian Mian (che come ci ricorda Maria Rita Masci nell’Appendice è un nome d’arte e significa “cotone”) è poco più di una ragazza, ha l’aria allegra e divertita di un’adolescente, eppure ha avuto (per sua stessa ammissione) una vita tormentata con esperienze drammatiche anche di droga. Dichiara di non voler parlare del suo passato, di non essere ancora pronta a rivivere attraverso la scrittura o la parola quegli anni drammatici. Ma in Nove oggetti di desiderio traspare molto di più di quanto forse lei stessa pensasse di quella che è stata sino a ieri la sua esistenza. Mian Mian (ex cantante rock, animatrice delle lunghe notti di Shanghai e della scena underground e artistica della città) e i suoi amici sono una minoranza tra i ragazzi cinesi e l’atmosfera descritta in queste pagine si riferisce a una fetta ristretta dell’universo giovanile, che tuttavia si è ormai radicata nella società cinese, come in tutto il mondo globalizzato che trasferisce velocemente da una nazione all’altra, da un continente all’altro abitudini di vita, scelte estetiche e morali, gusti e abitudini sessuali. Questi racconti potrebbero essere ambientati a New York come a Tokyo, a Milano o a Parigi. Invece si svolgono a Shanghai, Shenzhen (una metropoli quasi sconosciuta in occidente, alle spalle di Hong Kong, che conta più di quattro milioni di abitanti) o Pechino, in un mondo notturno che ruota attorno a bar, discoteche e party. I temi ricorrenti sono la ricerca della propria felicità, la passione per la musica, gli amori difficili, l’uso di droga, il sesso e la diffusa scelta di molti giovanissimi di porre fine all’esistenza con un suicidio. I protagonisti sono cantanti, chitarristi, artisti, gay, lesbiche, alcolizzati, tossicodipendenti: “personaggi alla disperata ricerca di uno spazio per potersi esprimere, di un linguaggio per comunicare all’interno e all’esterno del gruppo”. E la scrittura di Mian Mian è voce e testimonianza di questa Cina contemporanea in velocissima trasformazione: “scorre come un fiume emotivo, di getto, quasi strumento di auto-riflessione di una generazione che per prima sperimenta la libertà di espressione della propria personalità, della propria sessualità, delle proprie inclinazioni e dei propri istinti, ma inevitabilmente è segnata da percorsi esistenziali a volte dolorosi e votati a forti spinte di autodistruzione”.
Mian Mian non vuole essere in alcun modo un simbolo e non desidera che i suoi personaggi divengano modelli o soggetti di un’analisi sociologica. Lei scrive per se stessa e solo di se stessa. Che poi delle sue opere in Cina siano state fatte copie piratate e che sia divenuta una scrittrice “di culto” non desidera parlarne. La sua unica aspirazione è poter un giorno disporre del denaro sufficiente per costruire un ospedale psichiatrico dove raccogliere tutti gli amici, che sono poi anche in qualche modo (c’è da crederlo) i protagonisti dei suoi racconti. E non scherza.
Per chi fosse curioso di conoscere meglio questa autrice, anche attraverso fotografie e interviste, esiste un sito ufficiale all’indirizzo http://www.mianmian.com/

Nove oggetti di desiderio di Mian Mian
Titolo originale: La la la, Jiuge mubiao de yuwang, Yansuan qingren, Meige hao haizi dou you tang chi
Traduzione di: Maria Rita Masci
179 pag., Lit. 16.000 – Edizioni Einaudi (Stile libero)
ISBN 88-06-15661-6


Le prime righe

La la la


La pelle
freme di piacere
l’anima
felice è arrivata negli occhi.

ALLEN GINSBERG

I.

La villa in cima alla collina è calda, una casa accogliente, sontuose le sedie dai braccioli rossi, ma finché non ci sarai dentro, non capirai.

Povero Otis, ci ha lasciato ed è andato in Paradiso, io sono rimasto qui a cantare la sua canzone. Povera ragazzina con il vestito rosso, povero Otis, ci ha lasciato ed è andato in Paradiso.

Il giradischi suonava le canzoni dei Doors. La mia barbara prima notte è sembrata in rapporto con la violenza, contrariamente alle fantasie sul sesso che avevo nutrito in tutti questi anni. Non avevo il coraggio di guardare il sesso di quell’uomo, mi piaceva la sua pelle, le sue labbra erano molto morbide, la sua lingua mi faceva illudere. Non capivo la strana sensazione dipinta sul suo viso, non avevo modo di trovare i bisogni che immaginavo avrei dovuto avere. Fra le braccia di Sai Ning ero come un gatto, muto e angosciato.
Mi ha seppellito di dolore, una materia sconosciuta mi ha ricoperto, brutale ma viva.
Dal mio corpo non è uscito fuori nulla. Sono andata al gabinetto, lo specchio rifletteva un viso confuso. Per me era uno sconosciuto, c’eravamo incontrati al bar, l’onda che montava nei suoi occhi mi era familiare, ma ignoravo chi fosse.

2.

Il bar era così malridotto da far pietà, seduta al banco ricordavo la luna, luminosa e solitaria. La musica di sottofondo era una canzone cantata da una voce maschile che ripeteva languida: “You are so cool, you are so cool”.
Ero arrivata da poco in quella città del Sud. Un ragazzo avanzò veloce verso di me, portava un ridicolo paio di pantaloni multicolore e camminava ondeggiando. Quando mi passò vicino, la feroce ingenuità del suo sguardo mi turbò. Sentii il profumo dei suoi capelli, lunghi, lucidi e lisci. Mi piacquero i suoi capelli.
Una sensazione pura crebbe a poco a poco. All’inizio si mise vicino a me e cominciò a parlarmi senza interruzione dei gelati di tutte le marche (in quel momento stavo mangiando un gelato alla vaniglia di non so che marca). Mi disse che gli piaceva la cioccolata, sua madre sosteneva che i ragazzi che hanno una vita dura amano i dolci. E visto che a lui piacevano i dolci, prevedeva che a trent’anni sarebbe diventato grasso e a quaranta calvo.

© 2001 Giulio Einaudi Editore

L'autore

Mian Mian (Shangai 1970) ha cominciato a scrivere nel 1995. La prima raccolta di racconti, La la la è stat pubblicata a Hong Kong nel 1997. Ben presto il successo dei suoi libri e la durezza delle sue esperienze narrate le hanno creato la fama di scrittrice maledetta e ribelle, e i suoi personaggi sono diventati di moda, generando imitazioni.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




14 settembre 2001