Philippe Delerm
L’ospite inatteso

“È l’inizio dell’estate, il tempo è bellissimo, la vita sembrerebbe facile: primo mattino nella lentezza del caffè bollente, sere color granatina centellinata in un giardino: silenzio, caprifoglio e sigaretta.”

Questo poeta della quotidianità, ci regala un altro libro costruito intorno alle “piccole cose” osservate con l’occhio e la sensibilità che gli sono proprie. Dopo La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri, in cui Delerm mostra come si possa godere anche da adulti di tanti momenti della giornata apparentemente insignificanti con l’intensità che solo i bambini sanno avere nel gioco, e dopo aver descritto in Aveva piovuto tutta la domenica le sensazioni malinconiche e un po’ struggenti, ma anche dolci e rilassanti, di una domenica piovosa passata in compagnia di se stessi, in questo ultimo libro (in testa alle classifiche francesi per mesi) tratteggia frammenti di vita che in genere vengono vissuti con superficialità. Tutti si possono riconoscere nei pensieri e nelle curiosità che qui vengono descritte, tutti si possono specchiare nelle reazioni inconsce che si hanno davanti a situazioni un po’ grottesche, ma ormai frequenti (spassosa la pagina dedicata all’uso del telefono cellulare), ci sono insomma comportamenti comuni, reazioni collettive legate alle nuove abitudini di vita.
Allegria, leggerezza, divertimento dominano, ma non mancano pennellate malinconiche, qualche tristezza e un po’ di nostalgia.
Una lettura piacevole, che procura una sensazione di intimo benessere e che ci fa guardare con occhi diversi tanti fatti, tanti piccoli eventi che tutti i giorni entrano nelle nostre vite.

L’ospite inatteso di Philippe Delerm
Titolo originale: La sieste assassinée
Traduzione di: Leonella Prato Caruso
108 pag., Lit. 20.000 – Edizioni Frassinelli (Narrativa)
ISBN 88-7684-656-5



Le prime righe

Pioggia sul Roland-Garros

“Il Servizio meteorologico segnala la possibilità di rovesci a carattere temporalesco tra venti minuti circa.” Sul campo da tennis i colori sono cambiati di colpo. La terra arancio ha assunto una tonalità rossastra, quasi marrone. Dietro i giudici di linea, i teloni verde chiaro della BNP creano all’improvviso un’atmosfera di piscina coperta, di palestra noiosa. Ancora non piove, ma già deve esserci umidità nell’aria perché i contorni si smussano.
Ed ecco arriva il temuto istante in cui il battitore guarda il cielo, poi l’arbitro che imperturbabile sulla sedia annuncia pacatamente 15-20. Deve dimostrare che sa il fatto suo: a uno dei due giocatori conviene sempre che si interrompa la partita. Il gioco continua ma nessuno bada più al punteggio. Sta per piovere. Ci sono cose che si vorrebbero scongiurare pur sapendo che arriveranno comunque. Quando scoppia il temporale, indiscutibile, vero, ci si rassegna senza sospiri. In pochi secondi, l’arbitro è sceso dalla sedia, le racchette di scorta e gli asciugamani sono spariti in fondo ai borsoni, i raccattapalle stendono il telone floscio e scuro.
Allora non abbiamo più niente da fare. Davanti allo schermo del televisore, si sente quasi l’odore dei tigli di Rimbaud nei viali di giugno e, come per i veri spettatori, la nostra mente divaga nell’attesa. C’è quella calma, quel niente, quella Parigi sospesa della Porte d’Auteuil. Tutte le tecnologie, tutte le frenesie pubblicitarie e sportive, focalizzate sul torneo, accusano adesso una lentezza malinconica. La settimana prossima farà bel tempo per la finale, lo sappiamo, la terra sarà rosso arena e i teleobiettivi sfodereranno il loro muso mostruoso. Ma adesso c’è un po’ di noia, la voglia di una tazza di tè, di un maglione da mettersi anche se l’aria è tiepida. Piove sul Roland-Garros.

© 2001 Edizioni Frassinelli


L'autore

Philippe Delerm, nato nel 1950 nel Sud-Est della Francia, Philippe Delerm vive in Normandia. Sposato, padre di un figlio, è professore di lettere al Collège de Bernay; è autore di numerose opere, alcune per l’infanzia. Ha esordito in Italia con La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri, che ha vinto in Francia il premio Grandgousier.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




7 settembre 2001