Nico Orengo
Terre blu
Sguardi sulla riviera di ponente

“Fra quei paesi, dove i pittori itineranti, i Brea, i Cambiaso, Baleison, Bartolo, Canavesio, hanno lasciato grandi testimonianze. Dove ancora si accende una luce ligure forte e incomparabile, fatta di riflessi d’ulivo e giglio, d’acque che s’annodano in azzurri del cielo e grigio di rocce. Terre che si fanno di un blu dolce, ai primi soffi dell’alba. Terre blu.”

Un libro che non va assolutamente considerato un volume fotografico, perché testo e immagini si spartiscono in ugual misura l’attenzione e l’interesse del lettore. Nico Orengo è l’autore dei testi, ma si è cimentato per questa pubblicazione anche nella fotografia, sua passione da tempo. Orengo è attualmente il responsabile dell’inserto de La Stampa, Tuttolibri, e ha alle spalle una lunga collaborazione con l’Einaudi, casa editrice con cui prevalentemente pubblica i libri che scrive. La maggior parte delle immagini invece hanno come autore Giorgio Bergami, fotografo teatrale e autore di numerosi reportage-inchiesta da cui sono state tratte mostre e pubblicazioni.
Nel volume si “attraversano” alcuni paesi della riviera del ponente ligure attraverso immagini di grande suggestione e luminosità.
I testi sono di carattere autobiografico e, prendendo spunto da ricordi e situazioni dell’infanzia, descrivono una Liguria che in parte è ormai scomparsa. Profumi di lavanda , colori assolati, uomini schivi e gentili, stretti carrugi, paesi di pietra e il vento che trascinava con sé voci e odori: questi sono i paesaggi narrati. Orengo, partendo dai giardini Hanbury (antica proprietà di famiglia che oggi danno il nome a un importante premio letterario), spazio incantato e pieno di misteri per tutti i bambini del luogo e per lui in particolare, attraversa paesi e contrade sempre vive nella sua memoria e nel suo cuore. Ma oltre ai luoghi rievoca gli uomini che li popolavano e così il lettore riesce a rendere vive e calde le belle immagini che illustrano i testi.

Terre blu. Sguardi sulla riviera di ponente di Nico Orengo
Fotografie di Giorgio Bergami e di Nico Orengo

Pag. 79, Lit. 32.000 – Edizioni il melangolo
ISBN 88-7018-421-8


Le prime righe

Vengo da un paese di mare. Il paese da cui vengo si confonde e affonda in un giardino. Chi ci abita si confonde e affonda in quel giardino.
Il giardino è un grande giardino. È un giardino che due fratelli inglesi, stanchi e ammalati da lunghi viaggi e residenze nelle Indie hanno comprato, a metà Ottocento, dalla mia famiglia che da Orange, dove fra Avignone e Roma, faceva da corriere per i Papa, si era radicata tra Latte e Mortola.
I fratelli Hanbury, Daniel e Thomas, trasformarono in giardino botanico la terra dei miei che erano fasce e declivi di ulivi e limoni, proprio sul confine con la Francia, ultima scheggia di Costa Azzurra, a fronte del Mediterraneo.
Questo giardino, questa terra, è ai piedi della Val Roja, sonora d’acqua che scivola giù, transumanza d’armenti verso il sacro monte Bego, transito verso la pianura padana.
Il mio destino è di venire da un luogo naturale e artificiale.
Io vengo da quel giardino sul mare che è per me luogo di osservazione e rivolta. Il giardino degli inglesi è diventato, negli anni, un luogo di conoscenza: alberi portati dai quattro angoli del mondo, stagioni fiorite sempre. Un vocabolario botanico scritto, voce per voce, su targhette di piombo, da dove parlano voci dell’America del Sud, di quella del Nord, dell’Africa, dell’Australia, della Cina, del Giappone.
Nomi “altri” che era una curiosità scoprire, di giorno in giorno, per confrontare la differenza con il basilico, il rosmarino, la borragine, il timo, la mortella.
Fuori da quel giardino incantato, dove a Natale l’albero del Brachichito, pianta della Terra del Fuoco, offriva bacche rosse, lasciate cadere sui rami dei pini d’Aleppo, c’era un vecchio autobus.
Un autobus a due piani, inglese, senza ruote, senza destinazione. Poggiava su mattoni, davanti al breve mare di Ponente, proprio sopra gli scogli e la spiaggetta di Mamante. In quell’autobus viveva Oscar l’Argentino. Era veramente un argentino, chissà come arrivato sulla deriva ligure o era un ligure che aveva afferrato il verbo volver, il verbo di tutti gli emigranti con e senza fortuna?
Oscar era comunque un maestro. Sputava sulla meraviglia inglese dei giardini, dicendo che la natura muove da sola e che gli alberi non vanno fatti camminare, che è male caricarli di nostalgia. Ma lui era uno che sputava su tutto perché tutto amava, lui che faceva il bagno a dicembre e cuoceva la carne su una pietra e importunava le ragazze. Lui che viveva dentro un pulman senza ruote, a metà degli anni ’50.

© 2001 il nuovo melangolo


L'autore

Nico Orengo (Torino 1944). Ha lavorato alla casa editrice Einaudi dal 1964 al 1977. Dal 1977 lavora a La Stampa di Torino, dove è responsabile dell’inserto culturale Tuttulibri. Nel 1993, in collaborazione con l’Università di Genova, ha ideato il Premio Hambury-La Mortola, dedicato allo studio e alla salvaguardia del paesaggio. Ha pubblicato: Miramare, La misura del ritratto, Dogana d’amore, Gli spiccioli di Montale, Il salto dell’acciuga, Spiaggia, sdraio e ombrellone.

Giorgio Bergami (Genova 1937). Iniziò l’attività di fotoreporter nel 1953 presso la Publifoto, la cui Agenzia di Genova rileva nel 1958. Dagli anni ’60 collabora, come fotografo, con i maggiori teatri italiani. Ha realizzato diversi reportage-inchiesta dai quali sono state tratte pubblicazioni e mostre. È autore, insieme ad Antonio Bettanini, del volume Fotografia geografica e geografia della fotografia.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




7 settembre 2001