Javier Marías
Malanimo

“Tutto ebbe inizio a causa del signor Presley, e questa non è una di quelle frasi idiote che si riferiscono al disco che stava suonando quando ci siamo divertiti o ci siamo lasciati andare o ci è scappata la mano.”

Quante volte abbiamo ricordato Elvis Presley, pur a così tanti anni dalla sua scomparsa? È uno di quei personaggi che sono entrati nella leggenda e hanno generato un mito che ha perso ogni connotazione umana divenendo per molti aspetti “divino”.
“Tutto ebbe inizio a causa di Elvis Presley in persona o, com’ero solito chiamarlo fino a che mi disse che in quel modo lo facevo sentire come suo padre, del signor Presley”, così scrive Marías nelle pagine di Malanimo, un romanzo breve datato 1996. Tra Hollywood e Acapulco si dipana una storia divertente “spacciata” come un episodio incredibilmente inedito dell’esistenza di questo divo straordinario. Voce narrante è Ruibérriz (ribattezzato Roy Berry dagli americani, incapaci di pronunciare il suo nome), un uomo spagnolo ormai non più giovane che ricorda i dieci giorni in cui con Elvis soggiornò in Messico per girare alcune scene di un film senza capo né coda (L’idolo di Acapulco) incentrato sulla presenza del grande cantante e sulla figura femminile di una ormai celebre Ursula Andress. Roy Berry viene ingaggiato per aiutare Elvis a pronunciare le sue battute con un perfetto accento spagnolo, senza inflessioni messicane e ha così occasione di affiancare ogni giorno l’idolo delle folle.
In un vociante turbinio di personaggi noti e sconosciuti, americani e messicani, si dipana una vicenda semplice e divertente. Fondamentalmente tutta la storia ruota attorno a una accanita discussione che ha luogo in un locale di Città del Messico (“un tugurio squallido e mal vigilato”), aggravata dalla necessità continua di traduzione tra i proprietari messicani e il gruppo di clienti americano capeggiato da Presley. Ma al termine del battibecco, chi ha la peggio è solo Roy Berry e l’unico sentimento che rimane è il malanimo.
Un divertissement di Marías, particolarmente originale che ci fa scoprire una insospettata vena ironica e talora quasi comica in un autore che già conosciamo bene per l’alto livello della sua narrativa.


Malanimo di Javier MarÍas
Titolo originale: Mala Índole
Traduzione di: Paola Tomasinelli
69 pag., Lit. 16.000 – Edizioni Einaudi (I coralli)
ISBN 88-06-15684-5



Le prime righe

1

Nessuno sa cosa significhi essere perseguitato se non l’ha vissuto personalmente e se la persecuzione non è stata costante e attiva, realizzata deliberatamente e con determinazione e con vigore e senza sosta, con perseveranza o con fanatismo, come se i persecutori non avessero altro da fare nella vita che inseguire qualcuno e ancor prima cercarlo, stargli addosso, spiarne i movimenti, localizzarlo e al massimo aspettare l’occasione migliore per regolare i conti. Non si tratta di qualcuno che si mette contro di noi ed è disposto a rovinarci se gli intralciamo il cammino o glielo facciamo temere, non di qualcuno che ce l’ha giurata e aspetta, aspetta, si limita ad aspettare e pertanto resta passivo o rimugina sulle tecniche d'attacco, che finché si tratta di macchinazioni non possono essere attacchi, pensiamo che arriveranno ma a volte non arrivano, forse un infarto potrebbe colpire il nostro nemico prima che si metta effettivamente all’opera, prima che si applichi sul serio a farci del male, o a distruggerci. O forse se ne dimentica, si calma o si distrae e se ne dimentica, e se non ci troviamo nuovamente sul suo cammino è possibile che ci liberiamo di lui, la vendetta logora molto e l’odio tende a svanire, è un sentimento fragile ed effimero, poco durevole e difficile da mantenere, e lascia subito posto al rancore o al disprezzo o al risentimento, cose più sopportabili e più facilmente recuperabili, molto meno virulente e per nulla assillanti, mentre l’odio ha sempre fretta e assilla, lo voglio, lo voglio morto, portatemi la testa di quel figlio di puttana, lo voglio vedere scuoiato vivo, incatramato e coperto di piume su tutto il corpo, decapitato e scuoiato, un mucchio d’ossa, perché non sia più nessuno e così si plachi l’odio che mi logora tanto.
No, non si tratta del fatto che qualcuno ci danneggi se ha una ragione per farlo, non sono quelle inimicizie civili in cui qualcuno cancella un nome dalla lista degli invitati al ballo dell’ambasciata e si considera risarcito, o tace nella rubrica del suo giornale i successi dell’avversario, o evita di invitare a un congresso chi un giorno gli aveva fregato il posto. Non è neppure il cornuto che si affanna a restituire le corna, o ciò che crede sia restituirle, e neppure l’uomo che ti affidò i propri risparmi e venne truffato, che comprò in anticipo una casa mai costruita o che si impegnò fino all’osso a finanziare un film di cui non fu mai girato un solo metro di pellicola, è incredibile quanto il cinema abbindoli e inganni.

© 2001 Giulio Einaudi editore


L'autore

Javier MarÍas (Madrid 1951) ha ricevuto i più importanti premi europei per i suoi romanzi. Ha pubblicato: Domani nella battaglia pensa a me, Tutte le anime, Un cuore così bianco, L’uomo sentimentale, Nera schiena del tempo.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




7 settembre 2001