John Le Carré
Il giardiniere tenace

“Tessa riteneva che la ricerca sconsiderata del profitto stesse distruggendo il pianeta e in particolare i paesi emergenti. Mascherati da investimenti, i capitali occidentali danneggiano l’ambiente e favoriscono l’ascesa delle cleptocrazie. Il suo ragionamento era questo. Non lo definirei radicale, di questi tempi: sono cose di cui si discute ampiamente nei corridoi della comunità internazionale."

Se l’economia globale ora è al centro del dibattito politico e culturale e se non possono essere tenuti nascosti gli intrighi sottesi alle grandi fortune industriali che utilizzano i paesi sottosviluppati come territorio per abusi di ogni genere, se ancora la salute e la malattia sono diventate sempre più materia di commercio, insomma se tutto ciò è il drammatico campo intorno al quale è aperta una battaglia di cui non si possono prevedere i vincitori e i vinti, quest’ultimo libro di Le Carré sembra essere il naturale interprete dei tempi e delle angosce contemporanee.
La morte, orribile e spietata, di una giovane donna apre il romanzo: è la moglie di un diplomatico assegnato all’ambasciata keniota che, impegnata da tempo in missioni umanitarie, viene trovata uccisa nel deserto sulle rive del lago Turkana. La ragazza, straordinariamente bella e coraggiosa, era fonte di passione per gli uomini (primo fra tutti un diretto superiore del marito) e di innumerevoli maldicenze per i suoi comportamenti liberi da ipocrisie e in particolare per l’amicizia, da tutti considerata peccaminosa, con un giovane medico africano, suo compagno di battaglie civili, misteriosamente scomparso dalla jeep in cui era stato ritrovato il cadavere di Tessa, la moglie di Justin Quayle. Il mite diplomatico inglese, appassionato di giardinaggio era giudicato da tutti cieco davanti ai continui tradimenti della donna e quasi deriso.
Il tentativo delle autorità locali e diplomatiche è quello di attribuire al medico la responsabilità del delitto chiudendo così il caso, ma la cosa non va secondo i piani previsti dal potere. Quella morte mette in crisi molte coscienze, prima fra tutte quella di Justin: lui sa bene che la moglie, della cui fedeltà per altro è giustamente sicuro, era impegnata in un’impresa pericolosa che toccava interessi economici spropositati non privi di risvolti politici. Tessa cercava infatti di dimostrare lo spregiudicato e criminale uso fatto da una multinazionale di un nuovo farmaco e l’utilizzo di cavie umane indigene per sperimentarne l’effetto. Documenti, prove, testimonianze vengono fatte sparire, ma Justin che si sente moralmente impegnato a proseguire nella missione della moglie non si arrende e compie personali indagini fino a toccare la verità… Naturalmente la conclusione del romanzo non verrà rivelata, anche se molto spesso, leggendo il romanzo, si ha la sensazione di non trovarci di fronte a un thriller, ma a un romanzo d’inchiesta. Un Le Carré che si cimenta su un territorio davvero minato, perché bersaglio di questo romanzo è un intero sistema industriale, sono i governi “democratici”, sono alcune “missioni umanitarie”, sono in particolare le grandi multinazionali farmaceutiche che proprio in tempi recenti si sono dimostrate responsabili delle tragiche conseguenze dell’Aids in Africa, comportamento che viene troppo spesso avvallato dai governi dei paesi più potenti.


Il giardiniere tenace di John Le Carré
Titolo originale: The constant gardener
Traduzione di: Annamaria Biavasco e Valentina Guani
524 pag., Lit. 35.000 – Edizioni Mondadori (Omnibus)
ISBN 88-04-49346-2



Le prime righe

1

La notizia arrivò all’alto Commissariato britannico di Nairobi alle nove e trenta di un lunedì mattina. Per Sandy Woodrow fu come una fucilata, che lo colpì diritto nel suo cuore inglese diviso. Era in piedi, con i denti stretti e il petto in fuori, questo lo ricordava. Era in piedi e il telefono interno stava squillando. Aveva allungato il braccio per prendere qualcosa, ma lo squillo l’aveva interrotto inducendolo a chinarsi per sollevare la cornetta e rispondere: “Woodrow” o forse: “Pronto, Woodrow”. Certamente era stato brusco, lo ricordava. La sua voce gli era parsa quella di qualcun altro, un po’ tagliente. “Pronto, Woodrow.” Solo il cognome, senza l’aggiunta del soprannome Sandy, buttato lì come se non gli piacesse, perché mezz’ora dopo aveva la riunione obbligata del lunedì mattina con l’alto commissario e, in qualità di cancelliere, avrebbe dovuto fare il moderatore con un gruppo di primedonne della cooperazione, il cui scopo principale era entrare nelle grazie dell’alto commissario.
Per farla breve, si preannunciava come l’ennesimo stramaledetto lunedì di fine gennaio, la stagione più calda a Nairobi, tempo di polvere e razionamenti idrici, erba secca, occhi che bruciano e marciapiedi che paiono sciogliersi nell’afa, con gli alberi di jacaranda che, come tutto il resto, aspettano le lunghe piogge.
Perché esattamente fosse in piedi non era ancora riuscito a ricostruirlo. In realtà sarebbe dovuto essere curvo dietro la scrivania, le dita sulla tastiera, a rivedere con ansia le istruzioni arrivategli da Londra e i messaggi provenienti dalle vicine missioni africane. Invece era davanti alla scrivania, intento a fare qualcosa di indispensabile che non ricordava, forse raddrizzare la fotografia di sua moglie Gloria con i due bambini, quella che avevano scattato l’estate precedente durante le ferie in patria. L’Alto Commissariato era su una collina che non si era ancora assestata e bastava un week-end per ritrovarsi con tutti i quadri appesi storti.

© 2001Arnoldi Mondadori Editore


L'autore

John Le Carré è nato nel 1931, è stato cinque anni nel British Foreign Service, e ha vissuto a lungo in Germania. Autore di numerosi best seller, ha raggiunto la fama mondiale con La spia che venne dal freddo, La Casa Russia, La tamburina.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




7 settembre 2001