Sandra Benitez
Il peso di tutte le cose

“Era così che i guerriglieri sopportavano il fardello della loro lotta. E nei cuori portavano la speranza che quello che facevano li avrebbe ricompensati con un domani migliore, diverso dalla realtà che ora dovevano sopportare.”

La tragica realtà della guerra civile viene qui rappresentata attraverso le vicende di un bambino, una delle tante infanzie rubate. La storia è datata 1980, il luogo è El Salvador, la situazione prende spunto da un evento storico: la morte dell’arcivescovo Romero, difensore dei diritti del popolo salvadoreño, per mano di gruppi paramilitari e l’eccidio di innocenti perpetrato durante il suo funerale. Sandra Benitez immagina una storia che potrebbe corrispondere a molte realmente accadute: un bambino, Nicolas, condotto dalla madre per assistere al funerale come dovuto tributo a un uomo morto per difendere gli innocenti oppressi, si trova al centro di un attentato e di una sparatoria. La madre per proteggerlo lo copre col suo corpo e viene uccisa. Nella confusione che si viene a creare Nicolas non si rende pienamente conto di quanto sia capitato, cerca la madre che crede ancora viva, poi fugge per tornare in montagna dove sa esserci il nonno, suo unico riferimento. Ma la guerra, una guerra civile che vede i più deboli, inconsapevoli vittime di una tragedia che non sanno del tutto capire, lo segue anche nel suo sperduto villaggio. Qui deve affrontare pericoli, assistere a orrori, essere sfiorato dalla morte in mille occasioni. Il bambino disperatamente cerca di trovare la speranza e la sicurezza che sente vacillare in una statuetta della Madonna da lui fortunosamente ritrovata e salvata in mezzo alle macerie della chiesetta del paese bombardata dall’esercito, e che, nei momenti più difficili, sembra parlargli, consolarlo, dargli coraggio. Così tra le fantasie dell’infanzia e la spietatezza della guerra, Nicolas prende coscienza della morte della madre e della propria solitudine. La presenza del nonno, suo unico legame familiare, è comunque fondamentale: più volte sembra perderne le tracce, ma alla fine saranno loro due, un vecchio e un bambino, a riprendere insieme il difficile cammino della vita.
Questo romanzo doloroso è uno squarcio di storia vera ed è questa consapevolezza che lo rende indimenticabile per il lettore. E lo sguardo ingenuo dell’infanzia deturpato dalla violenza, mette in evidenza come sia intollerabile la sofferenza arrecata ai più deboli dagli interessi e dalla malvagità degli adulti.


Il peso di tutte le cose di Sandra Benitez
Titolo originale: The Weight of All Things
Traduzione di: Tilde Riva
260 pag., Lit. 28.000 – Edizioni Bompiani (Narratori stranieri)
ISBN 88-452-4848-8



Le prime righe
Dopo, dopo che scoppiarono le bombe, dopo che le mostruose nubi nere delle esplosioni si dissiparono nella brezza leggera, dopo che i cecchini, chiunque fossero, riposero le pistole e si dileguarono tra la folla, dopo che la polizia smise di rispondere al fuoco e cercò invece, con la propria superiorità, di controllare la moltitudine in preda al panico, solo allora sarebbe stato chiaro che a ucciderla era stato un proiettile in testa.
Ma per ora, era viva. Fino al momento della sparatoria, una folla straripante si era accalcata nella cattedrale, aveva premuto contro le porte, si era riversata giù per la grande scalinata e aveva invaso la piazza, dove decine di migliaia di fedeli salvadoreñi stavano gomito a gomito, spalla a spalla l’uno accanto all’altro, dove solo una dozzina di persone avevano un ombrello sulla testa per ripararsi dal sole, mentre la maggior parte stava in piedi con rassegnazione nel caldo soffocante, col sudore che disegnava mezzelune scure sotto le ascelle e triangoli sul petto. Dappertutto regnava il cattivo odore di umanità accalcata nel lutto.
La donna e il ragazzo erano arrivati molto presto, al mattino, perciò erano riusciti a conquistarsi un posto ambito: stavano in piedi contro la grande transenna che separava la folla dalle porte della cattedrale e dal feretro dell’arcivescovo Romero, un feretro semplice e disadorno posato sulla spianata in cima alla gradinata. Il feretro splendeva sotto il sole di mezzogiorno. In alto, sopra l’ingresso della chiesa, era drappeggiato un grande striscione con la amata faccia da bulldog del monseñor.
Quando esplosero le bombe, il silenzio solenne osservato dalla folla venne improvvisamente violato da urla e da grida di stupore e poi di terrore. Quando cominciò il ta-ta-ta delle pistole e partì il brrrrt delle armi automatiche, la folla si aprì e si sparpagliò in cerca di un riparo. La donna e il ragazzo si trovarono subito schiacciati contro l’inferriata, ma lei lo afferrò ben stretto per un braccio, perché l’ondata di folla urlante non glielo strappasse via. Cercò di scavalcare la transenna, che le arrivava solo all’altezza della vita; pensava che avrebbero potuto farcela tutti e due, ma c’era gente che premeva anche dal lato opposto. Le pallottole fischiavano da tutte le parti. Siccome il ragazzino non era molto robusto e non c’era niente che potessero fare contro il riflusso della folla, la donna lo fece accovacciare ai suoi piedi, con la schiena esile appoggiata contro l’inferriata.
Con qualche rapida gomitata, la donna riuscì a ricavare un po’ di spazio intorno al bambino. Poi si chinò su di lui, cercando di avvolgerlo come una bandiera bianca di resa. Lo fece, perché era sua madre. Lo fece, perché solo ieri era andata a prenderlo nel Chalatenango, la regione del Nord dove il ragazzo viveva col nonno; e perché quella mattina lo aveva portato in autobus a San Salvador: un viaggio pericoloso in una zona in mano ai guerriglieri, ma un viaggio necessario perché un giorno suo figlio potesse dire: “Quando avevo nove anni ho assistito ai funerali di un santo martire”.
ave; ancora in vita muore dalla curiosità di sapere cosa accade nell’aldilà.


©
2001 RCS Libri


L'autore

Sandra Benítez
vive nel Minnesota. Prima di questo libro ha scritto altri due romanzi A Place Where the Sea Remembers e Bitter Grounds, con il quale ha vinto il Before Columbus Foundation’s American Book Award.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




31 agosto 2001