Andrea Tagliapietra
Filosofia della bugia
Figure della menzogna nella storia del pensiero occidentale

“Riflettere sulla menzogna significa interrogarsi sull’unica verità di cui l’uomo può disporre con certezza, quella che egli crede di possedere e, quindi, può decidere di dire o non dire.”

Maria Bettetini
Breve storia della bugia
Da Ulisse a Pinocchio

“Questo volumetto non ha la pretesa di insegnare l’arte del mentire, ma almeno di illustrare come da sempre si è mentito molto meglio e molto più crudelmente senza dire bugie.”

Chi disse la prima bugia? Com’è nata la menzogna? E come è riuscita a trovare spazio nell’animo umano? Qual è il significato della bugia e quale lo scopo per la sopravvivenza del genere umano? Sono domande affascinanti a cui molti grandi studiosi del pensiero hanno cercato di dare una risposta. Due saggi italiani estremamente interessanti guardano la storia dell’umanità con un’ottica particolare, quella della menzogna, altra faccia della verità.
Entrambi gli autori rileggono i classici della filosofia, da Platone e Aristotele a Kant, Kierkegaard, Nietzsche. Entrambi tracciano una storia dello sviluppo del concetto di bugia e della sua applicazione “pratica” nella politica, nell’economia, nell’arte, nella letteratura e nella vita. Fino alla “bugia a fin di bene”, tema affrontato dall’etica in ogni sua recondita piega. La menzogna, nel suo essere estrema, è autoinganno, è finzione anche nei confronti di se stessi, è impossibilità di arrivare a una verità. Entrambi gli autori analizzano il tema con un’ottica filosofica, mitica e letteraria, prendendo ad esempio molti dei grandi personaggi della storia, della leggenda, della religione. Tagliapietra dedica un capitolo intero alla bugia nella Bibbia, alle bugie di Abramo, Sara Lot e Raab, all’inganno di Giacobbe. Maria Bettetini si domanda “Mentono gli Dei?” e risponde “la storia del pensiero e delle religioni riporta diversi esempi di legami tra sacralità e menzogna, ma difficilmente si trova un dio che inganna, al più un dio protettore degli ingannatori, come sono Hermes-Mercurio e Atena-Minerva”. Non mancano gli scenari della bugia nell’età moderna: da Montaigne a Shakespeare, al cui personaggio di Amleto dedicano un paragrafo entrambi gli autori. Ma se Tagliapietra cerca riferimenti al passato, la Bettettini salta invece alla contemporaneità, collegandosi addirittura al Dylan Dog di Tiziano Sclavi. Insomma, due saggi complementari che non dimenticano neppure l’aspetto della bugia (più o meno volontaria) che ha segnato il progresso scientifico.
“La menzogna si confronta, per definizione, con il concetto di verità e con quello di libertà, con i campi del sapere e con quelli del potere”, scrive Tagliapietra nella sua Introduzione. Mentre Maria Bettetini aggiunge “Chi detiene il potere, controllando di solito l’informazione, conosce bene la morale della novella di Pirandello intitolata La patente: viene cioè ritenuto vero ciò che viene ripetuto con convinzione”. Per difenderci bisogna sempre ricordarlo.


Filosofia della bugia. Figure della menzogna nella storia del pensiero occidentale di Andrea Tagliapietra
XVI 463 pag., Lit. 48.000 – Edizioni Mondadori (Sintesi)
ISBN 88-424-9764-9

Breve storia della bugia. Da Ulisse a Pinocchio di Maria Bettetini
XII-157 pag., Lit. 22.000 – Edizioni Raffaello Cortina (Minima)
ISBN 88-7078-697-8



Le prime righe di Filosofia della bugia
Figure della menzogna nella storia del pensiero occidentale

Introduzione

Quella meravigliosa facoltà di opporsi

Sulla soglia di questo libro ci sono due uomini. Uno è realmente vissuto duemilacinquecento anni fa ad Atene, ma è diventato, anche nell’opera in cui continuiamo a leggere le sue parole, il personaggio di mille finzioni. L’altro è il protagonista di un romanzo ambientato nel ghetto di Lódz, nel 1943, durante la grande mattanza hitleriana.
Il primo è greco. Il secondo è ebreo. Il primo si chiama Socrate. Il secondo è detto Jakob, Jakob il bugiardo.
Cos’hanno in comune questi due uomini? Apparentemente nulla.
Socrate è il padre della filosofia occidentale, il nostro “protofilosofo”. Sterminate biblioteche di libri sono state scritti su di lui, che pure non aveva scritto una riga. In nome di Socrate sono sorte correnti di pensiero, vocazioni filosofiche e artistiche, discipline spirituali, esistenze straordinarie di uomini comuni. La morte di Socrate è stata rappresentata su marmo, bronzo, tela e legno. La vita di Socrate è stata messa in versi sul palcoscenico dei teatri, musicata dai compositori, proiettata sugli schermi del cinema e della Tv. Fino a qualche generazione fa, non c’era uomo colto, nel quadrante europeo del mondo, che non potesse dire con Nietzsche, “Socrate mi è talmente vicino, che devo quasi sempre combattere con lui”.
Jakob, al contrario, è un illustre signor nessuno. Lo incontriamo in una misera città della Polonia occupata dai tedeschi, che si barcamena per sopravvivere, come tanti altri. Forse troppi, per il cibo scarso e scadente che passano i sorveglianti del ghetto. Sappiamo che nel suo locale, prima dell’arrivo dei nazisti, Jakob faceva ottimi sofficini di patate, del buon gelato e che serviva acquavite senza licenza. Sappiamo che, come tutti quegli uomini che si solgono chiamare onesti, reali o immaginari che siano, non avrebbe mai deliberatamente fatto del male al suo prossimo. Neanche – il forse è d’obbligo – agli assassini di sua moglie, che sono i suoi carcerieri. Non serve dire oltre, il romanzo è in commercio e sopra ci hanno girato anche un film.
E allora? Cos’hanno in comune Socrate e Jakob, oltre al fatto, purtroppo condiviso da intere moltitudini d’uomini, sin dall’immemoriale notte dei tempi, di esser stati uccisi dai loro simili? Cos’hanno in comune, quindi, oltre alla volontà di quei carnefici che un giorno relegarono entrambi nel ruolo delle vittime?
Socrate dice la verità, Jakob dice la bugia.
Al pubblico del tribunale di Atene, che lo sta processando per empietà e per aver tentato di corrompere i giovani, Socrate si rivolge così: “Ateniesi, io vi dirò la verità che vi aiuterà a diventare uomini migliori!”.
Verità e bugia sono qui accomunate da un’identica forma di opposizione. La funzione critica della verità, che Socrate insegnava al pensiero occidentale e, quindi, alla cultura che esso alimenta, assomiglia, in questo, alla funzione creativa della bugia, che Jakob mette all’opera per salvare i suoi compagni dallo sconforto e dalla disperazione. Qui la bugia, che altrimenti non ha nulla di lodevole e di giustificabile, diviene la strategia di chi ha tutto da perdere e niente vuol guadagnare, tranne la dignità che gli spetta.

© 2001 Bruno Mondadori Editore


Breve storia della bugia
Da Ulisse a Pinocchio

Prefazione

A dire il vero, questo libro non è propriamente una storia della bugia. Ne esistono altre, e poi come attribuire una genealogia a qualcosa che a stento si arriva a definire e che nei secoli è sempre fiorita tra disprezzo e accettazione, elogi, anatemi e dotte interpretazioni? L’unica certezza è appunto questa: è sempre fiorita. E allora forse l’unica possibilità di raccontare una storia della bugia è indagare su come ha inteso la bugia chi ne ha scritto, ne ha scritte, o ne ha dette nel corso della storia a noi nota. Costruiamo, con l’aiuto di filosofi, di storici, ma anche di commediografi, e di poeti, e di psicologi, e di mentitori di ogni genere, una sorta di profilo sincronico della bugia, concedendo qualche excursus storico all’interno dei grandi generi che per comodità abbiamo raccolto in base al giudizio che se ne è dato. È ovvia l’assenza di ogni pretesa di esaustività: non si troveranno qui citati tutti coloro che hanno detto qualcosa della bugia, né tutti i bugiardi per eccellenza.
Come la follia di Erasmo, la bugia potrebbe presentarsi e tessere di sé un dotto elogio, ma anche lamentare pregiudizi e maltrattamenti. La bugia (o menzogna, la differenza è solo etimologica) è stata proibita, lodata, creduta. La bugia ha scandalizzato, consolato, divertito. Ha fatto, se non tutta la storia, almeno molta di quella che noi chiamiamo storia della civiltà. Una forma di bugia è alla base di ogni diritto, un’intesa sulla bugia è a fondamento di ogni arte. Enormi menzogne sono state le grandi ipotesi scientifiche, e probabilmente lo sono tuttora; madornali menzogne vengono propinate durante le campagne elettorali, ma sono in fondo richieste dagli stessi elettori, che al politico chiedono di mentire per permettere loro di sognare. Come al giornalista viene chiesto di ingannare perché ciò di cui deve dare testimonianza sia un po’ meno brutto, oppure bruttissimo, tanto da scuotere gli animi e da risparmiare sul cinema e sugli antidepressivi.
Questo libro non sarà una storia della bugia, e neanche una sua apologia. Sarà un incontro con una figura che accompagna ogni aspetto del vivere sociale (perché per mentire si deve essere almeno in due, mentire a se stessi non è più mentire: ci si convince del falso e si perde l’intenzione di mentire, quindi, come spiegherà il primo capitolo, viene a mancare la sostanza della bugia). Si troveranno definizioni della bugia: classiche, autorevoli, in fondo mai smentite. Ma si incontreranno anche assertori della sua inesistenza. Non è possibile mentire in un mondo dove la verità delle cose è evidente, come recita l’Etica di Spinoza (1661): “chi ha un’idea sa, contemporaneamente, di averla e non può dubitare della verità della cosa”, la nostra mente è parte dell’intelletto di Dio, perciò “è necessario che le idee chiare e distinte della mente umana siano vere”, e la volontà non potrà farle passare per false, perché “la volontà e l’intelletto sono una stessa cosa” (Etica dimostrata con metodo geometrico, propp. 43 e 49).

© 2001 Raffaello Cortina Editore


Gli autori

Andrea Tagliapietra è ricercatore presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari. È editorialista presso il “Gazzettino di Venezia” e ha collaborato con “Capital”. Ha scritto: La metafora dello specchio, Fedone, Il velo di Alcesti, Che cos’è l’illuminismo?

Maria Bettetini
insegna Storia della filosofia medievale all’università Ca’ Foscari di Venezia. Ha tradotto opere di Sant’Agostino e curato l’edizione di Agostino: Confessioni. Tra le sue pubblicazioni: La misura delle cose, Agostino: sulla bugia, Agostino: musica.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




31 agosto 2001