Christopher Whyte
La macchina delle nuvole

"Nella più recente occasione in cui questo edificio fu effettivamente usato in onore delle Muse, sette anni fa, annoverava, nello staff di tecnici, un progettista di macchinari il cui nome era celebre in tutta Europa. Dove si trovi attualmente, purtroppo, è un mistero per tutti coloro che ammirarono la sua arte. Mi riferisco ad Angelo Colombani ... Dietro le tende alle mie spalle è appeso quel che resta della sua ultima creazione, un banco di nuvole di cui non si è mai visto l'uguale né a Milano, né a Dresda, né a Napoli."

L'unione tra romanzo giallo e narrativa d'avventura ha dato spesso ottimi risultati. Alcuni dei romanzi "di genere" più originali sono frutto di una commistione tra varie tipologie di narrazione, spesso ambientate in un'epoca storica più o meno lontana. Basti pensare alle storie di fratel Cadfael, il frate indagatore di Ellis Peters, al capolavoro di Eco Il nome della rosa, o, ancora, a La quarta verità di Iain Pears. Whyte ha scelto il Settecento per creare uno scenario adeguato al suo plot. E ha voluto ambientare la vicenda a Venezia, senza dubbio cuore di una società originale e atipica, in cui lo spettacolo, in tutte le sue forme, aveva assunto un'importanza particolare e un peso rilevante nella società. Basti pensare alla grande produzione della Commedia dell'Arte, e a tutto l'universo degli attori, degli impresari, dei tecnici che vi ruotavano attorno e che Whyte descrive ampiamente. Sullo sfondo del teatro di Sant'Igino e alla sua stagione operistica concomitante con il carnevale (macchiata ancor prima dell'inizio da un delitto avvenuto da ben sette anni), si svolge una vicenda intricata, che vede protagonisti nobili veneziani e stranieri. Tra intrighi tipicamente Settecenteschi La macchina delle nuvole dipana la storia su una traccia che ricorda spesso da vicino il Goldoni de Le smanie per la villeggiatura (opera proprio del 1761!), de Le baruffe chiozzotte o Una delle ultime sere de carnovale (1762), nonché di quelle opere incentrate sul teatro e sui meccanismi che lo governano. Il linguaggio è quello contemporaneo (e forse c'è qualche piccola ingenuità nella ricostruzione storica), ma l'intrigo è avvincente, l'ambientazione originale, i personaggi ben delineati.



La macchina delle nuvole di Christopher Whyte
Titolo originale: The Cloud Machinery

Traduzione di: Lucia Corradini Caspani
265 pag., Lit. 32.000 - Edizioni Corbaccio
ISBN 88-7972-464-9





Le prime righe

I


La mattina della festa del patrono, l'8 gennaio 1761, quando il parroco della chiesa di Sant'Igino si alzò dal letto e aprì gli scuri, fu rattristato nel vedere che le peggiori previsioni della sua congregazione a proposito del clima si erano realizzate. La nebbia, di una densità mai verificatasi prima a memoria d'uomo, era scesa sulla laguna durante la notte, trasformando Venezia in una città di spettri. I passanti, assorti nelle incombenze quotidiane, vagavano come macchie cupe nella foschia grigia che avvolgeva ogni cosa. Il povero Don Astolfo riusciva a malapena a distinguere le case sul lato opposto dello stretto vicolo sul quale si aprivano le sue finestre.
Cancellare la processione prevista per quel giorno era impensabile. Le reliquie di Sant'Igino dovevano essere trasportate da un confine all'altro della minuscola parrocchia, e poi riposte di nuovo nella nicchia sotto l'unico altare della chiesa. Ma quando il corteo si incamminò le candele, rette dai più anziani tra i chierichetti, luccicavano deboli e spaurite nell'oscurità del mezzogiorno, simili a lucciole esauste.

© 2001, Casa Editrice Corbaccio


L'autore
Christopher Whyten è nato a Glasgow nel 1952 e ha lavorato a Roma dal 1973 al 1985, anno in cui è ritornato in scozia. I suoi precedenti romanzi sono Euphemia MacFarrigle and the laughing Virgin, The Warlock of Stratheam e The Gay Decameron.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




27 luglio 2001