Andrea Camilleri
L'odore della notte

"E allora sentì che la notte aveva cangiato odore: era un odore leggero, fresco, era odore d'erba giovane, di citronella, di mentuccia."

Senza Montalbano soffriamo di crisi d'astinenza. Ormai abbiamo letto tutti i precedenti romanzi che lo vedevano protagonista, e magari anche le raccolte di racconti brevi, che ci hanno regalato ancora qualche ora in compagnia del nostro commissario preferito. Fortunatamente Camilleri non ci ha fatto sospirare troppo a lungo e ci regala un nuovo episodio di questa sorta di saga poliziesca. Il titolo rientra nella tradizione della serie: da La forma dell'acqua a La voce del violino. Forme, colori, suoni sono infatti fondamentali nella ricca narrazione dell'autore siciliano, che dalla sua isola estrae anche gli odori: quelli della cucina tanto amata da Montalbano, ma anche quelli del mare così vicino alla terrazza della sua casa.
Camilleri esordisce immediatamente con due "classici" del suo commissario: il rapporto difficile con la fidanzata Livia (lo vediamo rincorrere il bel maglione che proprio lei gli ha regalato e che finisce inesorabilmente in mare trascinato dal vento) e la comunicazione ancor più ardua con Catarella, il telefonista del suo commissariato. In quell'italiano vernacolare e divertente che lo contraddistingue Catarella informa Montalbano che è in atto un sequestro di persona con minaccia a mano armata, nella filiale di un'agenzia finanziaria. L'episodio si chiude rapidamente in modo non cruento, ma rappresenta il primo tassello di un'indagine che invece vedrà morti sospette, sparizioni, fughe e grandi movimenti di danaro, che, in tempi di borse "Nasdaq, Down Jones, Mibtel, Minchiatel..." paiono quasi naturali.
Un romanzo ricco di nostalgia, per un Montalbano che con l'età e l'esperienza diventa quasi sentimentale. Ricompaiono sprazzi di un passato che conosciamo anche noi, di quegli episodi della sua vita personale che di lui ci ha narrato Camilleri: emerge, ad esempio (uno fra tutti), il ricordo sopito di François, il bambino de Il ladro di merendine che il commissario avrebbe avuto intenzione di adottare; desiderio irrealizzato a causa del mutato corso degli eventi.
Ma l'efficacia della storia e del modo personalissimo che Camilleri ha di raccontarla, non sono cambiati, seppur velati da un soffio di malinconia. "Un Montalbano psicologicamente figlio di Maigret", scrive Antonio Debenedetti su La Stampa, che anticipa anche ai lettori quel finale con colpo di scena davvero imprevedibile.



L'odore della notte di Andrea Camilleri
221 pag., Lit. 18.000 - Edizioni Sellerio (La memoria)
ISBN 88-389-1729-9





Le prime righe

Uno


La persiana della finestra spalancata sbattì tanto forte contro il muro che parse una pistolettata e Montalbano, che in quel preciso momento si stava sognando d'essiri impegnato in un conflitto a fuoco, s'arrisbigliò di colpo sudatizzo e, 'nzemmula, agghiazzato dal friddo. Si susì santriando e corse a chiudere. Tirava una tramontana accussì gelida e determinata che, invece di ravvivare i colori della matinata, come sempre aveva fatto, stavolta se li portava via cancellandoli a metà e lasciandone le sinopie, o meglio, tracce splàpite come quelle di un acquerello dipinto da un dilettante in libera uscita domenicale. Evidentemente l'estate, che già da qualche giorno era trasuta in agonia, aveva addeciso durante la nottata di rendersi definitivamente defunta per lasciare posto alla stagione che veniva appresso e che avrebbe dovuto essere l'autunno. Avrebbe dovuto, perché in realtà, da come s'annunziava, questo autunno pareva già essere inverno e inverno profunno.
Rimettendosi corcato, Montalbano si concesse un'elegia alle scomparse mezze stagioni. Dove erano andate a finire? Travolte anch'esse dal ritmo sempre più veloce dell'esistenza dell'omo, si erano macari loro adeguate: avevano capito di rappresentare una pausa ed erano scomparse, perché oggi come oggi nisciuna pausa può essere concessa in questa sempre più delirante corsa che si nutre di verbi all'infinito: nascere, mangiare, studiare, scopare, produrre, zappingare, accattare, vendere, cacare e morire.

© 2001, Sellerio editore


L'autore
Andrea Camilleri è nato a Porto Empedocle nel 1925. Ha lavorato a lungo come sceneggiatore e regista teatrale e televisivo, producendo le famose serie del commissario Maigret e del tenente Sheridan. Esordisce come romanziere nel 1978, con Il corso delle cose. Sulle pagine di Café Letterario è possibile leggere le recensioni di questi titoli: Gli arancini di Montalbano, La concessione del telefono, Il corso delle cose, Un mese con Montalbano, La mossa del cavallo, La voce del violino, La gita a Tindari.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




27 luglio 2001