Antonio Franchini
L'abusivo

"Oggi per la prima volta, mentre aprivo la porta di casa, il pensiero che stavo scrivendo di lui mi ha percorso come un brivido. Eppure io non voglio credere al potere eternante della letteratura, tanto meno ci voglio credere se è attraverso di me che dovrebbe passare. Se vent'anni fa pensavo che mi piaceva di più stare dietro le quinte, oggi arrivo a credere che mi piacerebbe guardare senza addirittura esistere, ma naturalmente anche aspirare a non esserci è un privilegio di chi esiste."

Non aspettatevi un romanzo tradizionale. Questo è un giallo senza finale. Ed è una storia vera. Antonio Franchini racconta la drammatica vicenda di Giancarlo Siani, giovane cronista ucciso nel 1985 da sicari della camorra. È lui l'abusivo cui si allude nel titolo, perché in realtà Siani lavorava per Il Mattino di Napoli senza contratto. Si occupava in particolare di fatti di camorra. Fu ucciso sotto casa la sera del 23 settembre. Anche Franchini lavorava in quegli stessi anni nella redazione dello stesso quotidiano, anch'egli era abusivo, ma le loro strade non si sono mai veramente incrociate se non a distanza di molti anni, con questo ricordo intenso, paradossalmente di una persona quasi sconosciuta. Attraverso interviste, ricostruzioni, divagazioni anche personali, Franchini fa rivivere il clima di quegli anni, l'apprendistato giornalistico di Siani, le aspirazioni e le legittime ambizioni di chi, all'inizio della carriera, spera di raggiungere "qualcosa", una meta, senza neppure saper bene definire quale. In larga parte il libro apre finestre sulla vita privata dell'autore, sulla sua famiglia, curiosa e anche divertente (come lo zio Rino o la nonna, una classica figura matriarcale della tradizione partenopea, terribile, autorevole, quasi dittatoriale, detta Il Locusto). Sono squarci che sottolineano "la difficoltà dell'autore a lasciarsi andare alla rievocazione della vicenda di chi, all'inizio, è chiamato con pudica dizione solo Giancarlo", come ha scritto Ermanno Paccagnini nella bella recensione apparsa sul Corriere della Sera del 15 luglio 2001.
Abbiamo detto che è una storia senza finale, ma non è del tutto esatto. Un finale c'è, è quello che ha scritto nel 1999 la sentenza definitiva del processo Siani, che ha attribuito a motivi di "etica" camorristica l'omicidio del giornalista. Ma per Franchini restano insoluti alcuni dubbi, questa spiegazione non gli pare del tutto convincente e ci espone in forma letteraria le sue considerazioni. Seguiamo il suo ragionamento come un thriller ad alta tensione e talvolta con la sua capacità narrativa ci fa dimenticare che la storia è cronaca e quella che lui racconta è parte della più drammatica cronaca nera.



L'abusivo di Antonio Franchini
249 pag., Lit. 28.000 - Edizioni Marsilio (Farfalle)
ISBN 88-317-7574-X





Le prime righe



Gli abusivi per antonomasia a Napoli erano, e credo siano ancora, legati tutti al mondo dei trasporti: tassisti e parcheggiatori senza licenza, e autisti di pullman scassati che nei giorni di sciopero circolavano sulle stesse tratte delle linee regolari. Abusivi erano i bigliettai col compito di spalancare a ogni fermata portiere malferme e, sporgendosi in un clamore di ferraglia, urlare: "Casoria-Afragola (o qualunque altra fosse la destinazione) 'o stesso biglietto!".
Il vocabolo aveva, e credo abbia ancora, un valore assolutamente neutro, senza sfumature di disprezzo.
Questo succedeva perché a Napoli allora - circa vent'anni fa - alcune attività dei cittadini, pur essendo irregolari, costituivano nell'illegalità generale un'infrazione assai lieve.
Eppure, quella parola produceva un fenomeno curioso: se in un certo senso definiva un reato veniale e in sostanza neppure un reato, dall'altro - benché fosse chiaro che la sottolineatura era dovuta a scarto ironico e a spirito di provocazione - il suo significato oggettivamente negativo, sbandierato con tracotanza, era come se ribadisse, di fronte al mondo della norma e della legalità, una certa fierezza nel trasgredire.


© 2001, Marsilio Editori


L'autore
Antonio Franchini è nato a Napoli nel 1958. Ha scritto: Camerati, Quando scriviamo da giovani, Quando vi ucciderete, maestro?, Acqua, sudore, ghiaccio. Ha pubblicato racconti e saggi critici in volume e su numerose riviste e ha partecipato all'antologia di scrittori meridionali Disertori.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




27 luglio 2001