Manu Chao

Da vero cittadino del mondo, esalta nella mescolanza delle lingue, una necessaria promiscuità culturale e con i ritmi popolari e contaminati delle sue canzoni dimostra "l'esigenza democratica del disordine come fondamento della società" per spiegare anche che "il baccano, l'indisciplina non sono certo sinonimi di violenza".


Il tuo ultimo album, Próxima estación: esperanza, un successo immediato e straordinario quanto il tuo primo, Clandestino, si prende anche gioco delle frasi fatte, della banalità.

S ì, Infinita Tristeza, una canzone dell'album, è un insieme di frasi ripetute alla radio, nei discorsi dei politici, nelle fictions che si vorrebbero rifare ad atmosfere alla Jules Verne, plausibili e infantili che per altro mi danno molte suggestioni.

Ami le fiabe?

S ì mi piacevano da bambino e ancora oggi, in particolare le leggende popolari, le favole tradizionali.

Quali libri leggevi da bambino?

S fogliavo per ore gli Atlanti, già allora mi piaceva capire e conoscere il mondo.

E adesso quali letture preferisci?

M i piacciono soprattutto gli scrittori latinoamericani. Tra questi forse il preferito è Gabriel Garcia Marquez. E poi leggo molte raccolte di racconti, sempre però di autori dell'America Latina, da Borges a Padura Fuentes a Soriano a Julio Cortazar.

Leggi anche saggistica?

N on molta, ma fondamentale è stata la lettura di Le vene aperte dell'America Latina di Eduardo Galeano.

Di Grazia Casagrande


13 luglio 2001