Gilbert Sinoué

A mio figlio all’alba del terzo millennio


“Non ti attende un viaggio di piacere. Oh no! Non andremo a Disneyland o al parco di Asterix. Ti conduco altrove, là dove, per la maggior parte, gli adulti rifiutano di andare, perché non ne hanno il tempo o sono talmente abituati a corteggiare la follia che la saggezza sembra loro completamente fuori portata… Non sarà un viaggio di piacere. Vi sono cose spaventose dove andremo.”


Ecco un modo semplice, immediato per affrontare i grandi temi dell’equilibrio ambientale, ormai così minato dall’intervento dell’uomo da non lasciare più molta speranza per una ripresa futura. Per questo, forse, l’autore si rivolge al figlio, nelle cui mani, come in quelle di tutti i suoi coetanei, arriverà un mondo consumato e snaturato. Una generazione che dovrà intervenire per tamponare i gravi errori fatti dai padri (e dai nonni…) e rimediare alle colpevoli disattenzioni non solo dei governi, ma anche dei singoli individui.
Certo, il quadro che dello stato del globo fa l’autore è quanto mai deprimente e per un figlio potrebbe essere motivo di forte depressione. Che colpa hanno le nuove generazioni di questa situazione? Naturalmente nessuna, ma sensibilizzare la loro attenzione sin dall’adolescenza vuol forse dire farne degli individui più attenti di noi alla sopravvivenza collettiva. Sbalzi climatici che portano allo scioglimento dei ghiacciai eterni e dei poli da un lato e alla desertificazione delle fasce equatoriali dall’altro, carenza di fonti idriche potabili, inquinamento di fiumi, mari, aria e terreni, le società occidentali devastate dalla delinquenza organizzata, dal commercio internazionale di droga, i paesi in via di sviluppo stroncati dalla miseria e dalla fame…
Il saggio è ricco di dati, numeri, riferimenti precisi. E termina con una bellissima leggenda egizia, che ricorda come Iside non si fece scoraggiare dagli eventi e riuscì a riportare in vita Osiride, sebbene fosse stato completamente smembrato. Morale: malgrado tutto c’è speranza per un futuro in cui la terra, seppure devastata, possa rinascere come la Fenice dalle sue rovine e dare vita a un mondo davvero diverso.

A mio figlio all’alba del terzo millennio di Gilbert Sinoué
Titolo originale: À mon fils à l’aube du troisième millénaire
Traduzione dal francese di Elena Campominosi
137 pag., Lit. 16.000 – Edizioni Corbaccio
ISBN 88-7972-467-3


Le prime righe

Lunedì

Guarda piccolo…

Qui, fino a poco tempo fa, si stendeva un lago.
Un lago salato vasto come il mare, così vasto che pareva toccare l’orizzonte.
Fino a poco tempo fa, qui regnava la vita. Nonostante tutto.
Questo luogo si chiama lago d’Aral.
Tutt’intorno, in un intreccio di grande bellezza intersecato da vallate verdeggianti, svettava un mondo caotico e stupendo di rocce, colline e cime innevate. Qua e là si scorgevano cupole e minareti, un campanile solitario, viuzze strette all’ombra di case rossicce.
Due fiumi, antichi come la notte dei tempi, si gettavano nel lago: l’Amudarja e il Syrdarja.
I fiumi esistono ancora. Il lago sta scomparendo.

Ho voluto fare questo viaggio con te all’alba del terzo millennio per una quantità di ragioni. Alcune appartengono solo a me, sono un segreto, le altre te le svelerò.
Le prima è senza dubbio legata al declino della parola. Nell’ultima fine secolo le parole, anche le più forti, hanno perso significato, soltanto le immagini conservano ancora un potere evocativo.
E come le parole, anche i numeri hanno perso significato: 25.000 morti o 250.000… Quella fila di zeri non desta più nulla in noi.
Ecco perché desidero ardentemente che tu veda, che il tuo sguardo assorba ciò che non può essere detto. Nessuna descrizione, per quanto abile, può sostituire la realtà delle cose.

Da quando sei entrato nella mia vita, ho sviluppato una percezione più acuta del tempo che passa, e provo una sensazione di urgenza, anche perché lo scorrere della sabbia nella clessidra mi ricorda, ogni attimo di più, la differenza di età fra te e me. Avrei potuto rimandare questo dialogo a più tardi, aspettare che tu fossi più maturo. Non voglio. Rimandiamo a domani troppe cose che, quando il domani arriva, ci dimentichiamo di fare. E purtroppo, a volte, il domani non arriva

© 2001, Casa Editrice Corbaccio


L’autore
Gilbert Sinoué è nato nel 1947 al Cairo. Ha studiato dai Gesuiti e poi alla École normale de musique a Parigi, dove si è appassionato alla chitarra classica. Il suo primo romanzo è apparso nel 1987, seguito da numerosi altri. In Italia ha pubblicato Il libro di zaffiro e Il ragazzo di Bruges.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




13 luglio 2001