José Bové, François Dufour

Il mondo non è in vendita


“Le braccia alzate sopra la testa, le manette ai polsi, un sorriso radioso, ecco José Bové. Questa foto resterà nella storia come un simbolo: quello di un mondo in catene, ma in cui la rivolta è legittima e necessaria.”

Nella campagna francese alcuni anni or sono un gruppo di coltivatori e allevatori, spesso “riciclati” da una vita cittadina, ha scelto di sviluppare una nuova forma di agricoltura, anzi, di riutilizzare il sistema agricolo tradizionale, da tempo abbandonato. Guardati come degli stravaganti originali, piano piano questi “sperimentatori” hanno realizzato il loro progetto, arrivando con successo a produrre cibi trattati biologicamente e allevare bestiame nutrito nel modo più naturale possibile, in campo aperto e con stalle costruite ed areate come un tempo. Tra questi contadini (raggruppati nella Confédération paysanne) c’è anche José Bové che, grazie a una presa di posizione simbolica molto forte contro il gruppo McDonald’s, e al successivo arresto, è diventato il simbolo di una protesta che si è allargata dai produttori di formaggio (che venivano colpiti direttamente da una rappresaglia delle multinazionali della carne) agli ecologisti, ai semplici cittadini convinti che sia necessario mettere un freno allo strapotere delle industrie alimentari internazionali. “Senza la mobilitazione della società civile, gli accordi sarebbero stati firmati: è facile immaginare che i burocrati del commercio avrebbero ceduto alle pressioni delle lobby, falsificando gli interessi delle parti più deboli per la necessità di ottenere il consenso. Il loro unico criterio è sempre l’interesse. Ma quando la piazza si sveglia, tutto questo non può continuare”.
Il volume, scritto in forma d’intervista ai due rappresentanti più significativi della lotta degli agricoltori, non solo francesi, per il diritto di produrre alimenti naturali e fuori dal giro delle grandi finanziarie mondiali, José Bové, appunto, e François Dufour, racconta le principali tappe di questa continua battaglia e i progetti per il futuro di un gruppo che risulta quanto mai agguerrito.


B>Il mondo non è in vendita. Il mondo non è in vendita. Agricoltori contro la globalizzazione alimentare di José Bové e François Dufour
Titolo originale: Le monde n’est pas une marchandise. Des paysans contre la malbouffe
Traduzione di: Matteo Schianchi
209 pag., Lit. 12.000 – Edizioni Feltrinelli (Saggi Universale Economica)
ISBN 88-07-81669-5



Le prime righe

Introduzione

Tutto comincia a Millau, il 12 agosto 1999, quando un gruppo di allevatori di capre irrompe nel cantiere di un McDonald’s in costruzione per inscenare un atto di protesta contro la multinazionale americana che colpisce ciò che li fa vivere: il roquefort, il primo prodotto francese a denominazione d’origine controllata (Aoc, fin dal 1925), vittima delle rappresaglie scatenate dal rifiuto europeo di importare carni di manzo agli ormoni. L’azione ha un duplice valore simbolico: afferma la necessità di un’alimentazione sana contro l’immangiabile, e la difesa del territorio contro la potenza di una multinazionale. Fin dall’inizio la manifestazione trascende la dimensione di una semplice rivendicazione sindacale: gli allevatori invitano i consumatori a unirsi alla loro protesta e, infatti, metà dei manifestanti che invadono il cantiere di McDonald’s, e smontano parte delle strutture, è composta da cittadini qualsiasi. Quando gli agricoltori scendono in campo per difendere la qualità dell’alimentazione, anche la società civile si muove.
Al successo della manifestazione popolare contribuisce in misura determinante il giudice istruttore, che ordina un mandato d’arresto per José Bové e i suoi compagni. Più che ristabilire l’ordine pubblico infranto in quella bella mattina d’estate, il giudice (una donna) sembra eseguire ordini superiori e ricalca le orme della prefettura facendo risultare i danni venti volte più gravi di quanto non siano in realtà. Le autorità sono dunque indifferenti a quanto sta accadendo – la protesta di un movimento popolare contro un’imposizione in campo alimentare - il giudice e la prefettura si rinchiudono nei confini della loro giurisdizione, mentre il nome di Millau comincia a fare il giro del mondo.
Si aprono le porte della prigione per cinque contadini. Nonostante che alla manifestazione di Millau abbiano partecipato sia contadini sia cittadini, uomini e donne, gli arresti coinvolgono soltanto gli allevatori; e anche se non tutti gli allevatori che manifestano fanno parte del sindacato, solo i militanti della Conférération paysanne vengono perseguiti. Un’evidente discriminazione.

© 2001, Giangiacomo Feltrinelli Editore


Gli autori
José Bové, agricoltore francese dell’Aveyron, è una figura-simbolo della lotta contro la globalizzazione. Il suo clamoroso boicottaggio del McDonald’s di Millau, l’arresto e la successiva scarcerazione “a furor di popolo”, l’impegno nella contestazione del vertice di Seattle hanno fatto di lui un grande leader mediatico. È membro del sindacato agricolo Conférération paysanne, di cui è segretario e portavoce l’agricoltore normanno François Dufour.
Gilles Luneau è giornalista free lance, specialista in questioni agricole e rurali, collaboratore di “Nouvel Observateur” e “Challenges”. È autore del libro Les nouveaux paysans.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




13 luglio 2001